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…. da Cuore a Cuore …………….

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Fissa la tua attenzione  sul

Conoscere  Te stesso 

sii cosciente in ogni momento di quello che

pensi,

senti,

desideri e

fai.

 

Finisci sempre quello che hai cominciato.

Fa’ quello che stai facendo il meglio possibile.

Non incatenarti a nulla che alla lunga ti possa distruggere.

Sviluppa la tua generosità senza testimoni.

Tratta ogni persona come se fosse un parente prossimo.

Riordina ciò che hai disordinato.

Impara a ricevere, ringrazia per ogni regalo.

Smettila di autodefinirti.

 

Non mentire e non rubare…….,

se lo fai menti e rubi a te stesso.

 

Aiuta il prossimo senza renderlo dipendente da te.

Non desiderare di essere imitato.

Stila dei progetti di lavoro e realizzali.

Non occupare troppo spazio.

Non fare rumore né gesti che non siano necessari.

Se non hai fede, fa’ come se ce l’avessi.

Non lasciarti impressionare dalle personalità forti.

Non impadronirti di niente e di nessuno.

Distribuisci in modo equanime.

Non sedurre.

Mangia e dormi il minimo indispensabile.

Non parlare dei tuoi problemi personali.

Non emettere giudizi né critiche quando conosci solo una minima parte dei fatti.

Non stringere amicizie inutili.

 Non seguire le mode.

 Non venderti.

Rispetta i contratti che hai sottoscritto.

Sii puntuale.

Non invidiare i beni o i successi del prossimo.

Parla il minimo indispensabile.

Non pensare ai benefici che ti procurerà la tua opera.

Non minacciare mai.

Mantieni le promesse.

 

In una discussione, mettiti nei panni dell’altro.

Accetta di venire superato da qualcuno.

Non eliminare, trasforma.

Vinci le tue paure, dietro ciascuna di loro si nasconde un desiderio.

Aiuta l’altro ad aiutarsi da solo.

Vinci le tue antipatie e avvicinati alle persone che vorresti allontanare.

Non agire come reazione a quello che dicono di te, nel bene e nel male.

 

Trasforma il tuo orgoglio in dignità.

Trasforma la tua collera in creatività.

Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.

Trasforma la tua invidia in ammirazione per le qualità dell’altro.

Trasforma il tuo odio in carità.

 

Non ti lodare e non ti insultare.

Tratta quello che non ti appartiene come se ti appartenesse.

Non ti lamentare.

Sviluppa la tua fantasia.

Non dare ordini per il solo piacere di essere obbedito.

Paga per i servizi che ti vengono dati.

 

Non fare propaganda delle tue opere o idee.

 

Non cercare di suscitare negli altri emozioni nei tuoi confronti come la pietà, l’ammirazione, la simpatia, la complicità.

Non cercare di distinguerti per l’aspetto esteriore.

Non contraddire mai, taci.

Non contrarre debiti, compra e paga subito.

Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.

Se hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.

 

    Se ti accorgi di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere per orgoglio nel tuo errore e desisti subito dai tuoi propositi.

    Non difendere le tue idee più antiche per il semplice fatto di essere stato tu a enunciarle.

Non conservare oggetti inutili.

Non farti bello delle idee altrui.

Non farti fotografare vicino a personaggi famosi.

Non rendere conto a nessuno, sii tu il giudice di te stesso.

 

Non definirti in base a quello che possiedi.

Non parlare mai di te senza concederti la possibilità di cambiare.

Accetta l’idea che nulla è tuo.

  

  Quando ti chiedono la tua opinione riguardo qualcosa o qualcuno, di’ soltanto le sue qualità.

  

  Quando ti ammali, invece di odiare il male, consideralo il tuo maestro.

Non guardare di nascosto, guarda diritto negli occhi.

 

 Non dimenticare i tuoi morti, ma assegna loro un posto limitato, in modo che non invadano tutta la tua vita.

Nel luogo in cui vivi, dedica sempre uno spazio al sacro.

Quando rendi un servizio, non esagerare i tuoi sforzi.

Se decidi di lavorare per gli altri, fallo con piacere.

Se sei in dubbio tra il fare e il non fare, corri il rischio e fa’.

   

Non cercare di essere tutto per il tuo partner; accetta che cerchi in qualcun altro quello che tu non puoi offrirgli.

 

    Quando qualcuno ha il suo pubblico, non precipitarti a contraddirlo rubandogli l’attenzione dei presenti.

Vivi del denaro che tu stesso ti sei guadagnato.

Non ti vantare delle tue avventure amorose.

Non ti pavoneggiare delle tue debolezze.

Non andare mai a trovare qualcuno soltanto per passare il tempo.

Ottieni per ridistribuire.

 

Se stai meditando e arriva un diavolo,

fallo meditare con te.

Gurdjieff

 

 
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Pubblicato da su 19 novembre 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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….. Io ti adoro e tu mi ami

 

corsa

 

 

Mamma,

lasciami crescere come cresce un bambino,

se non imparo dalle esperienze non saprò affrontare al meglio la vita.

lasciami correre e poi sbucciare un ginocchio,

dopo aver pianto imparerò che cadere vuol dire farsi male, imparerò a stare attento, imparerò dal pericolo ad essere prudente.

lasciami imbrattare di colore la scrivania,

lascia che le mie mani si sporchino di tempera,

di colla e adesivo,

imparerò coi colori a dipingere il mio mondo.

lasciami sporcare la faccia di sugo,

lascia che con le mani io scopra il cibo,

lascia che io scopra i sapori,

lasciami provare,

non mi imboccare!

Se tu insisti io mi arrendo e

cercherò te ogni volta che non avrò voglia di mangiare da solo.

lasciami piangere ogni tanto,

non correre da me appena accenno un lamento, prova ad aspettare, io devo imparare a cavarmela da solo!

Cosa farò quanto dovrò affrontare le difficoltà e tu non sarai al mio fianco?

lascia da parte le tue faccende ogni tanto,

sporcati la faccia di marmellata come me,

imbratta le tue mani di tempera,

costruiamo insieme grandi castelli,

enormi vascelli,

piramidi di Lego,

se ti siedi vicino a me io ti sento più vicina.

non fare quella faccia quando ho la febbre,

io mi devo ammalare,

i batteri e i virus mi devono fortificare;

smettila di andare nel panico,

vivrò nella paura se tu hai sempre troppa paura per me.

se mi lasci dalla nonna non è la fine del mondo,

anche loro hanno bisogno di me ed io ho bisogno di loro!

Vai pure fuori e mangiati una pizza, non morirò di fame e non impazzirò dalla solitudine, imparerò dalla lontananza a non dipendere sempre da te.

se vado piano tu non correre, non sono una macchina e ho

bisogno di tempo per imparare.

A te sempre facile ciò che per me è incomprensibile, ricordi quando eri bambina?

E’ successo anche a te di non capire le cose semplici.

fidati di me,

io sono piccolo ma sto imparando a vivere! Lasciami la mano qualche volta, fammi correre, fammi nascondere, fammi giocare, se mi imbottisci con quel maglione io quasi non posso respirare!

Vivi mamma e lascia che io viva,

lasciami vivere a modo mio, rispetta i miei tempi, i miei spazi e i miei sogni!

non lo so se diventerò ingegnere e non lo so se sarò uno chef: dammi la libertà di scegliere,

di sbagliare,

di capire a mio modo ciò che voglio diventare.

non scordarti del bacio della buona notte e nemmeno dell’imbocca al lupo quando vado a scuola, un giorno rimpiangerai ciò che sbadatamente non sei riuscita a darmi

ed io per sempre rimpiangerò ciò che davvero mi serviva da te.

Io ti adoro e tu mi ami,

ma se ti fidi di me io mi fiderò del mondo.

lasciami crescere come cresce un bambino,

se non imparo dalle esperienze non saprò affrontare al meglio la vita.

Mamma

questo è anche il mio mondo ed io voglio scoprirlo con te.

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2016 in Blog

 

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Sogna chi sei e non avere paura di Esserlo

 

autentici

Due ragazzi,  

nati nella periferia sud di Beirut si conoscevano da quando ancora non avevano imparato a parlare.

Sin da bambini erano amici inseparabili e le loro vite scorrevano parallele come i binari di una stazione.

Il loro percorso scolastico era stato lo stesso,

sempre vicini,

fianco a fianco.

Sino a quando le rispettive famiglie dovettero trasferirsi in America per allontanarsi dalla guerra.

Uno dei due amici finì sulla costa occidentale, non lontano da Los Angeles, mentre l’altro proprio vicino a New York.

Non ebbero più modo di vedersi e di sentirsi.

I contatti si persero completamente per 20 anni.

Sino a quando il ragazzo di New York, ormai quarantenne, non decise di portare la propria famiglia in vacanza in California.

Camminando vicino ad una spiaggia la moglie si fermò a vedere delle collanine fatte di conchiglie che erano in vendita su una bancarella.

Quando il marito la raggiunse un sorriso gli si stampò sulla faccia ed esclamò:

Kamal, sei proprio tu?

 Bashir, fratello mio, che bello incontrarti.

Kamal era proprio il signore della bancarella.

I due si abbracciarono a lungo e si tastarono le spalle e le braccia, come per essere sicuri che l’amico stesse bene davvero.

I due passarono insieme tutto il pomeriggio a ricordare i giorni passati insieme a giocare ed a studiare.

Verso sera Bashir chiese a Kamal di raccontargli quella parte della sua vita che aveva vissuto lontano da lui

e così Kamal si mise a raccontare:

Sai, quando sono arrivato in America mi sono iscritto all’università, però avevo enormi difficoltà con la lingua che non conoscevo in maniera così approfondita da poter affrontare gli esami con successo.

Dopo un anno decisi che quella strada non era quella giusta per me, così mi misi a lavorare come fattorino per una piccola casa di consegne, qui a Los Angeles.

Dopo qualche periodo mi chiesero se avessi voluto provare a fare il commerciale per loro, piuttosto che il semplice fattorino, ma pensai che non fosse la strada giusta per me, così decisi di cambiare lavoro.

Con i pochi soldi che ero riuscito a mettere da parte cominciai a compare magliette stampate con slogan per turisti ed a venderle sulla spiaggia.

Guadagnavo bene però stare tutto il giorno sotto al sole non era proprio quello che avevo pensato per me e per il mio futuro, così mollai tutto e decisi di fare il pescatore.

Non era male, sai, stare al contatto con il mare, con la natura, ma di questi tempi o fai un mutuo e ti compri una barca tutta tua oppure conviene mettersi a fare altro, così ho aperto questa bancarella sulla spiaggia di collane.

Ma tu, invece, cosa hai fatto della tua vita.

 Sai, quando sono arrivato in America mi sono iscritto anche io all’Università e, visto che avevo moltissimi problemi con l’inglese, ho cercato dei corsi serali per stranieri.

In questo modo e studiando anche di notte, sono riuscito a laurearmi un anno prima del tempo previsto.

Per questo motivo ho ricevuto molte offerte di lavoro presso alcune aziende che volevano che lavorassi per loro.

Ho scelto la società che poteva offrirmi un lavoro solo per mezza giornata perché avevo deciso di prendere una seconda laurea.

Non ti nascondo che sono stati periodi durissimi

durante i quali non avevo molto tempo per me stesso e più volte ero sul punto di desistere,

tuttavia

ho perseverato

pensando che molti prima di me avevano

fatto gli stessi sacrifici

 

ed erano arrivati al loro obbiettivo;

così sono riuscito a prendere una seconda laurea e la società per la quale lavoravo part-time mi chiese di assumermi a tempo pieno.

Colsi subito l’opportunità e nel frattempo, presi anche una terza laurea con appena altri sei esami rispetto a quelli che avevo già dato.

In questo momento sono diventato socio dell’azienda per la quale lavoro e mi occupo dello sviluppo commerciale per tutto il nord america. Sono sposato ed ho tre magnifici bambini che adoro.

Mentre Bashir parlava Kamal non riusciva a credere alle sue orecchie ed il suo viso si incupiva sempre di più.

Dopo tante ore passate insieme i due si scambiarono i propri numeri di telefono,

soltanto che Kamal ne diede, per vergogna, uno sbagliato.

 
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Pubblicato da su 4 luglio 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…….. ..su ciò che volete !

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Il professore d fa il suo ingresso in aula.

Il suo corso è uno dei più frequentati.

Prima che inizi la lezione c’è un gran vociare tra gli studenti che, riuniti a piccoli gruppi, parlano tra loro.

Il professore tiene in mano un bicchiere d’acqua.

Nessuno nota questo dettaglio finché il professore, sempre con il bicchiere d’acqua in mano,

inizia a girovagare tra i banchi dell’aula.

Il professore cammina, incrocia gli sguardi dei ragazzi,

ma rimane in silenzio.

Gli studenti si scambiano sguardi divertiti,

ma non sono sorpresi.

Qualcuno pensa che il gesto serva a introdurre una lezione sull’ottimismo e sul classico esempio del bicchiere

mezzo pieno o mezzo vuoto.

Il professore, invece, si ferma, e domanda ai suoi studenti:

 

     ”  Secondo voi quanto pesa questo bicchiere d’acqua ?  ”

Gli studenti sembrano un po’ spiazzati dalla domanda, ma in molti rispondono ipotizzando un peso compreso tra i 200 e i 300 grammi.

 ” Il peso assoluto del bicchiere d’acqua è irrilevante “

 

 risponde il professore  

 

” Ciò che conta davvero, è per quanto tempo lo tenete sollevato! “

Felice di aver catturato l’attenzione dei suoi studenti,  il

professore continua:

 Sollevatelo per un minuto, e non avrete problemi !

Sollevatelo per un’ora, e vi ritroverete un braccio dolorante…
Sollevatelo per un’intera giornata, e vi ritroverete un braccio paralizzato ! 

Gli studenti continuano ad ascoltare attentamente il loro professore di psicologia:

In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non è cambiato !

Eppure, più il tempo passa, più il bicchiere sembra diventare pesante…

Lo stress e le preoccupazioni, sono come questo bicchiere d’acqua.

Piccole o grandi che siano, ciò che conta è quanto tempo dedichiamo loro.

Se dedichiamo ad esse il tempo minimo indispensabile,

la nostra mente non ne risente.

Se iniziamo a pensarci più volte durante la giornata,

la nostra mente inizia ad essere stanca e nervosa.

Se pensiamo continuamente alle nostre preoccupazioni,

la nostra mente si paralizza !

Il professore capisce, di avere la completa attenzione dei suoi studenti, e decide di concludere il suo ragionamento:

Per ritrovare la serenità, dovete imparare a lasciare andare lo stress e le preoccupazioni.

Dovete imparare a dedicare loro

il minor tempo possibile,

focalizzando la vostra attenzione

 

su ciò che volete !

e non su ciò che non volete !


Dovete imparare a mettere giù il bicchiere d’acqua !

 

 
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Pubblicato da su 10 giugno 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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….. non fermarti all’apparenza e….. vivi pienamente

Un uomo  aveva dedicato metà della sua vita alla ricerca della verità.

Aveva letto praticamente tutti i libri che trattavano dell’antica saggezza.

Aveva viaggiato in tutti i paesi, conosciuti e sconosciuti, per udire ciò che i maestri spirituali avevano da dire.

Passava le giornate a lavorare e le notti a contemplare i Grandi Misteri.

Un giorno sentì parlare di un altro maestro ancora, il grande poeta che viveva in una città vicina. Si mise in viaggio per andare a trovare il saggio e quando arrivò a destinazione vide, con sua grande sorpresa, scritto sulla porta, uno strano annuncio:

“Qui si vende la conoscenza”.

“Si tratterà di un errore”,

pensò, “

oppure di un deliberato tentativo di dissuadere i semplici curiosi, perché non ho mai sentito dire che la conoscenza possa essere comprata o venduta”,

ed entrò. 

Seduto nel cortile interno, curvo sotto il peso degli anni, c’era una persona intenta a scrivere una poesia.

“Sei venuto a comprare la conoscenza?”,

gli chiese ed egli annuì.

Allora  gli chiese di dargli tutto il denaro che possedeva.

così vuotò la sua borsa: la sua fortuna ammontava a cento monete d’argento.

“Per questa somma”, disse , “puoi avere tre consigli”.

“Che intendi dire?”,

chiese

 “Come può un uomo umile come tè, che si è votato alla saggezza, aver bisogno di denaro?”.

“Viviamo nel mondo, circondati da realtà materiali”, disse il saggio, “e la conoscenza che ho mi impone nuove e importanti responsabilità. Dato che conosco certe cose che gli altri ignorano, devo, tra l’altro, spendere dei soldi per essere di aiuto, laddove una parola gentile o l’esercizio  non sono appropriati”.

Prese il denaro e disse:

“Ascoltami bene. Il primo consiglio è: ‘Una piccola nube è segno di pericolo”.

“Ma è questa la conoscenza?”, si meravigliò

“Non mi pare che ciò mi insegni molto sulla natura della verità suprema o sul ruolo dell’uomo nel mondo”.

“Se devi interrompermi”, disse il saggio, “puoi riprendere il tuo denaro e andartene. A che serve conoscere il ruolo dell’uomo nel mondo, se quest’uomo è morto?”.

così tacque e attese il consiglio successivo.

“Ed ecco il secondo consigliò”, continuò : “Se puoi trovare nello stesso posto un uccello, un gatto e un cane, prendili con tè e abbine cura fino alla fine”.

“Che strano consiglio”, pensò , “ma forse contiene un recondito significato metafisico che mi si paleserà se lo mediterò a lungo”. 

Rimase quindi in silenzio finché il saggio non ebbe elargito l’ultimo consiglio.

“Quando avrai fatto l’esperienza di certe cose che ti sembreranno irrilevanti e se avrai tenuto conto del consiglio precedente, allora, e solo allora, una porta si aprirà per tè. Entra da quella porta”. 

l’uomo  avrebbe voluto rimanere presso quello sconcertante saggio per studiare, ma egli lo congedò alquanto bruscamente. 

Riprese dunque i suoi pellegrinaggi e andò e studiò con un maestro. Poi si mise nuovamente a viaggiare, finché giunse sulla piazza del mercato il giorno stesso in cui aveva luogo una vendita all’asta. Vide un uomo che portava via un gatto, un uccello e un cane che aveva appena comprato.

“Se non mi fossi trattenuto così a lungo li “, pensò , “avrei potuto comprare quegli animali, che fanno sicuramente pane del mio destino”. 

Poi cominciò a preoccuparsi perché, anche se aveva visto l’uccello, il gatto e il cane, non aveva ancora scorto la piccola nuvola. Tutto sembrava andare storto. L’unica cosa che lo confortò fu rileggere uno dei suoi quaderni, in cui aveva notato e dimenticato questa sentenza di un anziano saggio:

“Gli eventi arrivano in sequenza. L’uomo crede che tale sequenza sia di un ceno tipo. Talvolta, però, si tratta di un diverso tipo di sequenza”. 

Allora si rese conto che, sebbene i tre animali fossero stati venduti all’asta, il saggio non gli aveva mai detto di comprarli a un’asta. Non si era ricordato dei termini esatti del secondo consiglio:

“Se puoi trovare nello stesso luogo un uccello, un gatto e un cane, prendili con tè e abbine cura fino alla fine”. Così si mise alla ricerca del compratore per sapere se gli animali erano ancora “nello stesso luogo”.

Dopo molte ricerche, finì per scoprire che l’uomo aveva comprato quegli animali solo per risparmiar loro la sofferenza di rimanere confinati nella sala dell’asta, dove erano rinchiusi già da parecchie settimane in attesa di un compratore. Sì, erano ancora “nello stesso luogo” e ne fu felice di poterli vendere a lui 

Questi si insedi nella città: con gli animali non gli era più possibile continuare il viaggio. Usciva tutti i giorni per lavorare in una filanda di lana e rientrava la sera penando alle sue bestie il cibo che aveva comprato con il salario della giornata. Così, passarono tre anni.

Un giorno, quando era ormai un maestro filatore e viveva con i suoi animali come membro rispettato dalla comunità, mentre stava passeggiando nei dintorni della città vide qualcosa che somigliava a una piccola nuvola fluttuare all’orizzonte. Quella nuvola era così insolita che rinfrescò improvvisamente la sua memoria. E gli tornò in mente il primo, consiglio:

“Una piccola nube è segno di pericolo”.

tornò  immediatamente a casa, riunì i suoi animali e fuggì verso occidente….. arrivato in città e rimanendo quasi senza soldi…. seppe che la nuvola che aveva visto era una nube di polvere sollevata da un’orda di conquistatori che avevano saccheggiatola città  e massacrato i suoi abitanti.

Allora si ricordò le parole del : “A che serve conoscere il ruolo dell’uomo nel mondo, se quest’uomo è morto?”.

La gente di quel posto non amava particolarmente gli animali, e tantomeno i filatori e gli stranieri, sicché  si ridusse ben presto in miseria. Si buttò a terra gridando:

“Oh, Catena dei Santi! Oh, Beati! Oh, voi che siete stati trasformati! Aiutatemi voi, perché sono al punto in cui i miei soli sforzi non mi sostengono più e i miei animali soffrono la fame e la sete”. 

Mentre giaceva al suolo, tra la veglia e il sonno, in preda ai morsi della fame e rassegnato a lasciarsi guidare dal destino, vide, chiara come un oggetto in pieno giorno, l’immagine di un anello d’oro incastonato con una gemma dai colori cangianti, che scintillava infuocata come il mare fosforescente dalle cui profondità emanano verdi bagliori. Una voce, o ciò che sembrava essere una voce, gli disse:

“Questa è la corona d’oro dei tempi, il Samir di Verità, l’anello stesso di rè Salomone, il figlio di Davide – la pace sia sul suo nome – i cui segreti devono essere custoditi”.

Guardandosi intorno, vide l’anello rotolare in una cavità del terreno. Gli sembrò di essere sulla riva di un ruscello, sotto un albero, vicino a una roccia dalla forma strana. All’alba, sentendosi più riposato e in grado di sopportare la fame,  si mise a vagare.

E, come se in qualche modo se l’aspettasse quasi senza poterne spiegare il motivo, scoprì il ruscello, l’albero e la roccia. Sotto la pietra si nascondeva una cavità. Vi infilò un ramoscello ed estrasse fanello che aveva già visto nelle singolari circostanze appena descritte.

Mentre lavava l’anello nel corso d’acqua, esclamò: “Se è veramente l’anello del Grande Salomone – che il suo nome sia benedetto! – concedi, spirito dell’anello, una degna fine alle mie difficoltà”.

Allora la terra fu come scossa e una voce tuonò come un vortice nelle sue orecchie: “Nei secoli dei secoli, ti auguriamo la pace.

Sei l’erede del potere di Salomone, figlio di David – che la pace sia con lui! – maestro dei Ginn e degli uomini. Io sono lo schiavo dell’anello. Sono ai tuoi ordini, maestro !”.

“Conduci qui i miei animali e porta loro del cibo”, disse immediatamente , senza dimenticarsi di aggiungere: “Per il Grande Nome e in nome di Salomone, nostro Maestro, comandante dei Ginn e degli uomini, su di lui il saluto!”.

Aveva appena finito di pronunciare queste parole, che gli animali apparvero ognuno col suo cibo preferito. Allora strofinò l’anello e lo spirito dell’anello gli parlò ancora. Era come un ruggito per le sue orecchie:

“Ordinami, e qualunque sia il tuo desiderio, sarà esaudito, ad eccezione di ciò che non può essere esaudito, maestro dell’anello”.

“Dimmi, nel nome di Salomone – che la pace sia con lui! – è questa la fine, dal momento che, per ordine del mio maestro, devo provvedere al benessere dei miei compagni fino alla fine?”.

“No”, rispose lo spirito, “non è la fine”.

 rimase in quel luogo e chiese al Ginn di costruire una casetta e un rifugio per i suoi animali, insieme ai quali viveva. Ogni giorno, il Ginn provvedeva al loro sostentamento e i passanti si meravigliavano davanti  ” a colui che  di nulla, circondato da animali selvaggi e domestici”.

……  studiava gli appunti che aveva preso durante i suoi viaggi e contemplava le sue esperienze. Il resto del tempo, osservava i tre animali e studiava il loro comportamento. Ognuno reagiva a modo suo ai suoi incitamenti. Egli incoraggiava le loro qualità e scoraggiava i loro difetti, e non si stancava mai di parlar loro del grande saggio  e dei tre consigli.

Di tanto in tanto passavano degli uomini devoti che spesso lo invitavano a discutere con loro o a studiare le particolari Vie che seguivano. Ma egli rifiutava.

“Ho un compito da svolgere, datomi dal mio maestro”, rispondeva semplicemente.

Un giorno, ebbe la sorpresa di sentire il gatto parlargli con un linguaggio che riusciva a comprendere: “Maestro”, disse il gatto, “tu hai un compito e devi portarlo a termine. Ma non ti sorprende che il momento, che tu chiami ‘la fine’, non sia ancora arrivato?”.

“No, in verità, non mi sorprende”, rispose , “perché, per quanto ne so, potrebbe durare ancora cent’anni”.

“È qui che sbagli”, disse l’uccello, che si era unito alla conversazione, “perché non hai imparato ciò che avresti potuto dai vari viaggiatori che sono passati di qui. Siccome ti sembravano tutti diversi – così come noi animali ti sembriamo diversi l’uno dall’altro – non ti sei reso conto che sono stati tutti inviati dalla stessa fonte del tuo insegnamento, dallo stesso saggio, per vedere se hai sviluppato abbastanza percezione per seguirli”.

“Se così fosse”, disse , “e non lo credo affatto, potete spiegarmi com’è possibile che un semplice gatto e un minuscolo passerotto possano dirmi ciò che io, che pure ho beneficiato di interventi miracolosi, non sono in grado di vedere?”.

“È semplice”, dissero entrambi all’unisono.

“Ti sei talmente abituato a guardare le cose in modo univoco, che i tuoi difetti sono visibili anche alla mente più ordinaria”. 

Quelle parole lo preoccuparono  

“Così, avrei potuto trovare da molto tempo la porta di cui parla il terzo consiglio, se fossi stato correttamente armonizzato?”.

“Sì”, disse il cane, unendosi alla discussione.

“La porta si è aperta una dozzina di volte nel corso di questi ultimi anni, ma non l’hai vista. Noi l’abbiamo vista aprirsi, ma, essendo animali, non potevamo dirtelo”.

“Allora, come mai ora potete dirmelo?”.

“Puoi capire il nostro linguaggio perché tu stesso sei da poco diventato un po’ più umano. Ma ti resta solo un’altra possibilità, perché stai invecchiando”. 

 pensò inizialmente:

“Deve essere un’allucinazione”. Poi si disse: “Non hanno il diritto di parlarmi in questo tono; sono il loro maestro e fonte del loro sostentamento”.

Infine, un’altra parte di sé si mise a pensare:

“Se si sbagliano, non ha alcuna importanza. Ma se hanno ragione, per me è terribile. Non posso correre questo rischio”.

Così si mise in attesa della sua opportunità. Passarono i mesi. Un giorno, un derviscio errante piantò la sua tenda davanti alla sua porta . Strinse amicizia con gli animali ecosì l’uomo decise di confidarsi con lui.

“Allontanati!”,

disse il derviscio seccamente;

“tutte queste considerazioni sul maestro  non mi interessano affatto, così come non mi interessano tutte le tue storie sulle tue nuvole, la tua ricerca, le tue responsabilità nei confronti degli animali, e anche sul tuo anello magico. Lasciami in pace! So di cosa dovresti parlare, ma non so di cosa stai parlando”‘.

Disperato,  invocò lo spirito dell’anello, ma il Ginn si limitò a rispondere:

“Non ti dirò ciò che non va detto. So bene, invece, che soffri della malattia chiamata

‘pregiudizio nascosto permanente’.

Questo pregiudizio controlla i tuoi pensieri e ostacola il tuo progresso sulla Via”. 

l’uomo andò allora dal derviscio, che era seduto sull’uscio della porta.

“Che devo fare, perché mi sento responsabile dei miei animali e, per quanto mi riguarda, sono confuso e non mi sento più guidato dai tre consigli?”.

“Hai parlato con sincerità”, disse il derviscio. “È un inizio. Affidami i tuoi animali e ti darò la risposta”.

“Ma io non ti conosco; mi chiedi troppo!”, protestò, . “Come puoi chiedermi una cosa simile?  Ti rispetto, ma mi rimane un dubbio …”. 

“Ben detto!”, disse il derviscio. “Le tue parole non rivelano la tua preoccupazione per il benessere dei tuoi animali, bensì la tua mancanza di percezione nei miei confronti. Se ti affidi all’emozione o alla logica per giudicarmi, non puoi beneficiare del mio aiuto. Sei ancora avido, in un certo senso, dato che rivendichi il tuo diritto di proprietà sui ‘tuoi’ animali. Vattene, com’è vero che mi chiamo Darwaza!”. 

Ora ‘Darwaza’ significa porta. Ciò diede molto da pensare a l’uomo. Non poteva trattarsi della ‘porta’ preannunciata dallo saggio ?

“Potresti essere la ‘Porta’ che cerco, ma non ne sono sicuro”, disse al derviscio Darwaza. “Sparisci, tu e le tue speculazioni!”, gli urlò il derviscio. “Non vedi che i primi due consigli si rivolgevano alla tua mente e che l’ultimo può essere colto solo dalla tua percezione?”. 

 trascorse altri due anni nella confusione e nell’ansietà. Poi, improvvisamente, vide la verità. 

Chiamò i suoi animali e li congedò con queste parole: “Ora siete liberi. Questa è la fine”. Mentre stava pronunciando queste parole, vide che gli animali avevano ormai una forma umana ed erano trasformati. Accanto a lui c’era Darwaza, ma le sue sembianze erano ora quelle del grande saggio  in persona.

Senza pronunciare una parola,  aprì una porta nell’albero che innalzava i suoi rami sulla riva del ruscello e, nel varcare la soglia, l’uomo scoprì un prodigioso sotterraneo dove erano incise, in lettere d’oro,

le risposte alle domande sulla vita e la morte,

sulla natura della morte e la natura dell’uomo,

sulla conoscenza e l’ignoranza,

che lo avevano tormentato per tutta la vita.

“È l’attaccamento alle forme esteriori”,

disse la voce del saggio,

“che ti ha ostacolato in tutti questi anni.

In un certo senso, a causa di questo attaccamento, per tè è troppo tardi.

Ora puoi prendere l’unica parte di saggezza che ti è ancora accessibile”. 

 

 
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Pubblicato da su 2 marzo 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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………. una coccola d’ Amore

 6000 anni fa ……..

………. una  leggenda  azteca, racconta che una principessa fu lasciata, dal suo sposo partito in guerra, a guardia di un immenso tesoro;

quando arrivarono i nemici la principessa si rifiutò di rivelare il nascondiglio di tale tesoro e fu per questo uccisa;

dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono così amari come 

la sofferenza, ma allo stesso tempo 

forti ed eccitanti come le virtù di quella ragazza….

secondo le ricerche botaniche si giunti alla conclusione che il cacao è presente da più di 6 secoli. I primi agricoltori che iniziarono la coltivazione della pianta del cacao, solo intorno al 1000 a.C,  furono i Maya. Questo popolo associavano il cioccolato a Xochiquetzal,

la dea della fertilità.

nelle Americhe, il cioccolato veniva consumato come bevanda, chiamata xocoatl, spesso aromatizzata con vaniglia, peperoncino e pepe.

Questa bevanda era ottenuta a caldo o a freddo con l’aggiunta di acqua e eventuali altri componenti addensanti o nutrienti, quali farine, minerali e miele.

Oggi, le proprietà benefiche del cacao, ha attirata l’attenzione della comunità scientifica internazionale che hanno prodotto un infinità di ricerche, riguardo ai suo benefici, è stato studiato la relazione tra : 

Cacao e cervello 

 Uno studio pubblicato sul Journal of Cellular Biochemistry ha dimostrato che i polifenoli del cacao hanno un’azione neuro protettiva  utili per combattere le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Oltre a fornire un’elevata quantità di energia, questo alimento è ricco di sostanze con proprietà benefiche per il nostro organismo come la caffeina, la serotonina, la feniletilamina e la tiramina.

Cacao e Pelle 

Vari studi hanno dimostrato che il consumo regolare di un cioccolato conferisce un significativo contributo fotoprotettivo  pertanto risulta molto efficace per  proteggere  la nostra pelle dagli effetti dannosi UV. 

La polvere di cacao contiene :

il magnesio, presente in alte quantità,

il ferro,

lo zinco,

il fosforo,

il potassio,

il calcio e molti altri minerali.

tutte queste proprietà hanno fatto si che nei più prestigiosi, stabilimenti termali e centri benessere effettuano massaggi e  bagni al cioccolato, trovo la sua elezione per

la cura di stress,

ansia,

depressione,

ritenzione idrica,

cellulite 

smagliature.

La presenza di numerosi principi attivi e grassi naturali rende il cioccolato particolarmente nutriente per la pelle, cui ridona un’idratazione ottimale. 

………………  e a Casa, ecco una ricetta 

1 kg di sale rosa sottile 

olio extra vergine d’oliva Bio

2 cucchiai abbondanti di cacao in polvere amaro, non trattato

1  tazza di cioccolata fatta con acqua e lo stesso cacao

bagnoschiuma al latte d’asina o yogurt, ecobio.

Preparazione 

Mescolate in una tazza 500 g di sale e ricopritelo d’olio quanto basta ad ottenere un impasto cremoso, che dovrete usare come peeling.

Preparate una tazza abbondante di cioccolata ( non da bere)

Riempite la vasca con il sale rimanente e climatizzate la vostra stanza da bagno.

Aggiungete al composto sale/olio due cucchiai di cacao amaro, ed utilizzatelo su tutto il corpo e viso come peeling, massaggiando delicatamente nelle zone che volete esfoliare ed energizzare 

Versate la tazza di cioccolata nell’acqua del bagno insieme ad un pò di bagnoschiuma allo yogurt o latte d’asina 

Rilassatevi per un tempo che ritenute sufficiente,  dopo esservi risciacquati. 

insomma 
una vera coccola d’amore

non dimentichiamo che la  Feniletilamina contenuta nel cacao è  denominato  

“ormone dell’amore”

Cacao e apparato Cardiovascolare

Il cacao contiene più antiossidanti fenolici rispetto maggior parte dei cibi :

catechina,

epicatechina,

Cesare Sirtori, Professore di Farmacologia Clinica presso l’Università degli Studi di Milano, ha dichiarato che questo flavonoide,  ha proprietà vasodilatatorie e ipotensive, cioè, è in grado di abbassare la pressione.

e procianidine 

La struttura triciclico dei flavonoidi determina effetti antiossidanti 

Il contenuto epicatechina del cacao è il principale responsabile per il benessere e la Salute del endotelio vascolare.

Altri effetti cardiovascolari sono mediati attraverso effetti anti-infiammatori di polifenoli del cacao, e modulati attraverso l’attività di NF-kB.

Effetti antiossidanti del cacao possono influenzare direttamente l’insulino-resistenza e, di conseguenza, ridurre il rischio di diabete.

Ed ancora , il cacao in grado 

di proteggere i nervi da un infortunio e l’infiammazione,

avere effetti benefici sulla sazietà,

la funzione cognitiva,

e l’umore.

La ricerca fino ad oggi suggerisce che i benefici di cacao extra fondente, consumato moderatamente è un ottimo alimento per la nostra

Salute

proprio per il potere salubre in antichità il attibuito dell’albero di cacao fu   Theobroma cacao  che letteralmente significa

Cibo degli Dei 

dal greco  theos, “dio” e bróma , “cibo”

 Ps

il presente articolo vuole essere solo a scopo informativo non sostituisce ne annulla atto medico.

 
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Pubblicato da su 10 dicembre 2015 in Alimentazione Salutogenica, Blog

 

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Bella …… da Paura

si

Erba della Paura 

 fin dal periodo etrusco-romano, si era consapevoli  delle

somatizzazione

ovvero di come le nostre emozioni si materializzassero sul nostro corpo, da qui la saggezza popolare di utilizzare quest’erba, infatti, antiche tradizione popolari utilizza quest’erba per dei lavaggi del corpo affichè allontani ogni paura tensione ed emozione negativa ecco come procedere :

Una manciata di erba secca si fa sobbollire in 2-3 litri di acqua per circa mezz’ora.

Si raffredda fino a tiepida e con essa  si procede con l’immersione della mano nell’acqua e si deterge il viso, il collo davanti e le orecchie, le braccia con le mani sia sopra che sotto, le gambe dalla coscia ai piedi compreso il sottopiede, il tutto ripetuto complessivamente per tre volte. Mentre si fa questa operazione devono essere pronunciate queste parole

Col nome di Gesù di Maria
La paura la vada via
Col nome di Gesù e di San Pietro
La paura ritorni indietro.

Si ripeterà per tre giorni successivi  il Sabato, La Domenica ed il Lunedì ,  come dicono tutti ” i giorni senza la erre “.

Questo uso popolare sembra sciogliere le varie stratificazione,  le paure che solidificano, rendendo fluide le sostanze contenute in essa asportandole con il  lavaggio, tant’è che l’acqua dopo il lavaggio  si ispessisce   producendo nell’acqua degli agglomerati di aspetto di borraccina. 

 La pianta il cui nome botanico e  Stachys  etimologicamente deriva dal greco stakhys,  significa

 ” spiga ” 

e si riferisce alla forma delle infiorescenze di questa piante

 

la botanica gialla è questo il suo nome italiano è una pianta erbacea perenne, più meno villosa, con rizoma sub-legnoso, verde, di aspetto variabile.

il Fusto più o meno prostrato- ascendente, villoso, semplice o poco ramificato.

le Foglie con nervatura semplice, ovali allungate, vellutate, più o meno crenate sui bordi, 

generalmente la si trova sulle rupi, pietraie, luoghi aridi e rocciosi, boschi, fino a circa 2000 m.

Fiorisce a Maggio-Agosto.

appartiene alla famiglia delle Labiata e  come tutte le piante di questa famiglia i fiori dei componenti di questa famiglia molto diffusa negli orti e nell’ alimenta­zione, ( salvia, rosmarino, origano, timo, melissa, la maggiorana, la menta ecc. ecc. )  specie dei paesi mediterranei, hanno i due petali superiori e i tre inferiori conformati quasi come due labbra,

le proprietà di queste piante sono :

antispasmodiche,

stimolanti

antidepressive

modulatrici dell’umore

stimolano la peristalsi,

 espettoranti,

balsamiche

 anti­reumatiche

emmenagoghe per il contenuto di fitoestrogeni.

Le loro sostanze aromatiche hanno un notevole impatto sullo psichismo.

Nello specifico la botanica gialla ha proprietà 

stimolanti,

vulnerarie,

toniche

 aperitive,

emetiche 

 purgative

Uso in cucina:  viene ancora usata come thé per le sue proprietà toniche ed aromatiche.
L’intera pianta viene fatta essiccare all’ombra ed utilizzata poi per una deliziosa tisana

Detta anche ” Stregona gialla ”  è presente in quasi tutto il territorio italiano 

Valle d’Aosta,

Piemonte,

Lombardia,

Trentino-Alto Adige,

Veneto,

Friuli-Venezia Giulia,

Liguria,

Emilia-Romagna,

Toscana,

Marche,

Umbria,

Lazio,

Abruzzo,

Molise,

Campania,

Puglia,

Basilicata,

Calabria

Regione che vai nome che trovi

 Barbunaega  – Emilia-Romagna, Bologna

Erba d’ la pora – Emilia-Romagna, Bologna

Erba du consumo –  Liguria, Genova

Giavara – Liguria, San Bernardo

Jerbe da l’incontradure –  Friuli

Stregonella   – Toscana

Strigonella  – Toscana

  PPS

le notizie sono solo a scopo informativo non sostituiscono ne annullano atto medico

 

 
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Pubblicato da su 4 giugno 2015 in Blog, erbe officinali

 

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