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……. Grazie per averlo fatto……..

 

abbraccio

C’era una volta

un professore che chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi degli altri compagni di classe,

scrivendoli su dei fogli di carta, lasciando sotto ad ogni nome un po’ di spazio.

L’insegnante poi chiese loro di pensare alla cosa più bella che potevano dire su ciascuna persona …..  il compito sarebbe stato quello di scrivere il pensiero nello spazio lasciato vuoto.

La classe impegnò l’intera ora di lezione per finire questo compito, ma alla fine ciascuno degli studenti consegnò il proprio foglio.

Quel giorno stesso l’insegnante prese dei fogli dove scrisse il nome di ognuno dei suoi studenti

per ogni ragazzo o ragazza vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri compagni avevano scritto.

Il giorno successivo l’insegnante diede ad ogni studente la propria lista, composta come un puzzle, con i pensieri di tutti gli altri.

Nel giro di pochi minuti fu possibile notare che l’intera classe stava sorridendo.

Si sentirono sussurrare da ogni banco varie esclamazioni come:

“Davvero?…”,

“Non sapevo di contare così tanto per lui!…”,

“Non pensavo di piacere così tanto a lei!…”.

L’effetto di quell’esercizio collettivo portò i compagni di classe a creare in breve tempo un gruppo unito.

Passarono gli anni.

Uno degli studenti perse la vita nella guerra del Vietnam.

Il professore partecipò al suo funerale non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento.

La chiesa era gremita e tutti gli amici del soldato erano presenti quel giorno.

Uno ad uno, quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l’insegnante fu l’ultimo a salutare la salma.

Mentre stava lì, uno dei soldati presenti gli rivolse la parola e domandò:

“Lei era il suo insegnante a scuola?”.

Il professore annuì. “Parlava molto spesso di lei”.

Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe del ragazzo ucciso, andarono insieme al rinfresco.

I genitori del giovane si rivolsero all’insegnante:

“Vogliamo mostrarle una cosa”

estraendo un portafogli dalla tasca.

“Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo”.

Aprendo il portafogli, estrasse con attenzione due pezzi di carta molto consumati:

fu facile notare come erano stati aperti e richiusi molte volte.

L’insegnante seppe ancora prima di leggere il contenuto che quei fogli erano quelli in cui erano riportate tutte le belle frasi, che i compagni di classe del ragazzo avevano scritto su di lui.

“Grazie mille per averlo fatto”

 disse la madre 

“Come può vedere, l’ha sempre conservato come un tesoro”.

Tutti gli ex compagni di classe iniziarono ad avvicinarsi.

Uno di loro sorrise commosso e timidamente disse:

Io ho ancora la mia lista.

E’ nel primo cassetto della mia scrivania a casa.

La moglie di uno di loro disse che il marito le aveva chiesto di aggiungerla al loro album di nozze.

Una ragazza aggiunse che la sua era preziosamente conservata nel suo diario.

Un’altra ex compagna aprì la sua agenda di tutti i giorni e tirò fuori la sua lista, piuttosto consumata, mostrandola al gruppo

Io la porto sempre con me.

E penso che tutti l’abbiamo conservata ! 

In quel momento l’insegnante si sedette e iniziò a piangere.

Pianse per il giovane soldato e per tutti i suoi amici che non l’avrebbero mai più rivisto.

Presi dalla frenesia del tempo,

spesso dimentichiamo che la vita un giorno o l’altro finirà.

Non sappiamo quando ciò accadrà,

pertanto

fai sapere alle persone che ami quanto vuoi loro bene

e quanto siano importanti per te.

                                 

                             Diglielo e magari scriviglielo,

 prima che sia troppo tardi.

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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……………………. i vostri cuori

cuore

I vostri cuori

conoscono nel silenzio i segreti

dei giorni e delle notti.

Ma le vostre orecchie hanno sete

del suono della vostra conoscenza del cuore.

Voi vorreste conoscere con parole ciò che avete sempre saputo nel pensiero.
Voi vorreste toccare con le dita il nudo corpo

                          dei vostri sogni.

                   Ed è bene che voi lo facciate.

La sorgente nascosta della vostra anima

dovrà scaturire e scorrere

sussurrando verso il mare;

E il tesoro delle vostre infinite cognizioni

si rivelerà ai vostri occhi.

Ma non lasciate che ci siano bilance

per valutare quel vostro ignoto tesoro;

E non scandagliate le profondità della vostra conoscenza con l’asta o la sonda.

Perché il vostro Io è un mare sconfinato ed incommensurabile.

Non dite:

                       “Ho trovato la verità”,

ma piuttosto:

                      “Ho trovato una verità”.

Non dite:

                           “Ho trovato il sentiero dell’anima”.

Dite piuttosto:

          “Ho incontrato l’anima in cammino sul mio sentiero”.

Perché l’anima cammina in tutti i sentieri.

L’anima non cammina su una linea, né cresce come una canna.

L’anima dischiude se stessa, come un fiore di loto dagli innumerevoli petali.

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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Prima di aver raggiunto l’essenza divina, dunque, non dovresti fermarti!

 

foresta.jpg

Un mistico andava tutti i giorni a meditare nella foresta e incontrava sempre un boscaiolo che tagliava legna.

Il saggio era dispiaciuto per quell’uomo:

pur essendo molto vecchio – doveva avere almeno settant’anni – continuava a tagliare legna e a portarsela a casa.

Era pelle e ossa; il suo corpo era emaciato e camminava ormai con la schiena curva.

Un giorno il mistico gli disse: «Ascoltami, vecchio pazzo !

Hai tagliato legna per tutta la vita, perché adesso non provi a spingerti un po’ oltre?».

«Cosa ci sarà mai un po’ più avanti?»

rispose il boscaiolo.

«Nient’altro che alberi! Ormai sono vecchio e non posso camminare molto; ho già difficoltà a venire fin qui: cosa otterrei se mi addentrassi oltre nella foresta?»

«Dammi retta» insisté il mistico «vai un po’ più avanti e troverai una miniera che, in un giorno, ti farà guadagnare più di quanto guadagni tagliando legna per un’intera settimana.»

Il boscaiolo si addentrò nella vegetazione e trovò una miniera di rame:

prese tutto il rame che riuscì a portare e, una volta venduto, gli fruttò denaro a sufficienza per tutta la settimana.

Il vecchio era davvero estasiato: per sette giorni non ebbe più bisogno di tornare nella foresta, così prese ad andarci una sola volta alla settimana.

A quel punto, il mistico gli disse:

«Non fermarti qui, spingiti ancora oltre: nella foresta c’è un’altra miniera!».

«E cosa dovrei farmene?» chiese il boscaiolo.

«Se ti addentri ancora di più nella foresta» spiegò il mistico «in un solo giorno guadagnerai denaro a sufficienza per tutto il mese, perché troverai una miniera d’argento.»

Il boscaiolo si sentiva quasi costretto a dare ascolto al mistico, tuttavia replicò:

«E perché dovrebbe importarmi?

Per quale ragione dovrei fare questa fatica?

Sono a posto così: ciò che guadagno è sufficiente e voglio solo essere lasciato in pace.

Un tempo tagliavo legna nella foresta ogni giorno per guadagnarmi il pane, ma ora le cose vanno molto meglio; posso permettermi di venire nella foresta una volta alla settimana e godermi il tempo restante. Posso riposarmi e vivere agiatamente, perciò, per favore, non cercare di confondermi!».

«Come preferisci» rispose il mistico «però dovresti provarci almeno una volta.»

Il boscaiolo si incuriosì, si addentrò più a fondo nella vegetazione e scoprì una miniera d’argento: così cominciò a recarsi nella foresta solo una volta al mese.

«Devo rivelarti ancora una cosa»

disse quindi il mistico.

«Se ti spingi ancora oltre nella foresta, troverai una miniera d’oro che ti procurerà guadagno a sufficienza per un anno intero!»

Il vecchio non aveva voglia di fare altra fatica;

era troppo anziano per affrontare ulteriori difficoltà, ma ormai aveva cominciato a fidarsi delle parole del mistico:

dal momento che aveva dato prova di averci azzeccato per ben due volte, doveva per forza aver ragione anche questa volta.

«Una volta all’anno!» pensò il taglialegna.

«Se è così, ho sprecato tutta la mia vita: mi sarei dovuto addentrare nella vegetazione molto prima! Questa foresta è sempre stata a mia disposizione, ci venivo ogni giorno, tagliavo un po’ di legna e me ne andavo; restavo ai margini e tornavo a casa: non mi è mai neppure venuto in mente che all’interno si nascondessero altre ricchezze!»

Si addentrò dunque più a fondo fra gli alberi e trovò una miniera d’oro, così da quel momento prese ad andare nella foresta solo una o due volte l’anno.

«Stai diventando sempre più vecchio» gli disse allora il mistico

«spingiti ancora un po’ oltre! Sei proprio uno sciocco: perché non ci arrivi da solo?»

«Cos’altro potrei trovare?» chiese il boscaiolo.

«Non esiste nulla di più prezioso dell’oro!»

«Ti sbagli,» rispose il mistico «spingiti più in profondità!»

Addentrandosi ancora di più nella foresta, il boscaiolo trovò una miniera di diamanti e le gemme che raccolse in un giorno sarebbero state sufficienti per una vita intera!

A quel punto non tornò più nella foresta, così un giorno il mistico andò a casa sua e gli disse:

«Sei forse pazzo?

Perché non sei più tornato nella foresta?».

«Perché mai avrei dovuto farlo?» chiese il boscaiolo.

«Ho ricchezza a sufficienza non solo per me, ma anche per i miei figli: è stato sufficiente andare nella foresta una volta sola!»

«Vai oltre!» insisté il mistico.

«Cosa potrà mai esserci oltre i diamanti?» indagò il boscaiolo.

«Io esisto al di là dei diamanti!» rispose il mistico.

«Vieni!»

Il boscaiolo si addentrò ancora una volta nella foresta e vide che il mistico stava seduto al di là dei diamanti, immerso in una quiete assoluta:

la pace che emanava era incredibile.

Il boscaiolo si scordò di ogni cosa e quando si inchinò ai piedi del mistico, non riuscì più ad alzarsi.

Passarono le ore… non aveva mai conosciuto una pace e una beatitudine simili:

era un flusso inesauribile di linfa vitale.

«Razza di pazzo!» strillò il mistico.

«Ti sei fermato di nuovo? Vai avanti!»

«Ma cos’altro potrei trovare?» obiettò il boscaiolo.

«Non ho mai sperimentato una beatitudine più grande di questa!»

«Vai avanti!» insisté il mistico.

«Il divino ti aspetta!»

 

… vai avanti, vai oltre!

Rimanendo ai piedi del Maestro si prova una felicità che, paragonata al mondo, è superiore a qualsiasi cosa tu abbia mai conosciuto, ma in confronto al divino è irrilevante.

Prima di aver raggiunto l’essenza divina, dunque, non dovresti fermarti!

 

 
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Pubblicato da su 27 luglio 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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……. sono stato creato per essere felice…….

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Solo per oggi,

cercherò di vivere alla giornata (in senso positivo),

senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta.

Solo per oggi,

avrò la massima cura del mio aspetto

vestirò con sobrietà;

non alzerò la voce;

sarò cortese nei modi;

non criticherò nessuno;

non pretenderò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.

Solo per oggi,

sarò felice nella certezza che sono stato creato per

 

essere felice

 

non solo nell’altro mondo, ma anche in questo……

Solo per oggi,

mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.

Solo per oggi,

dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima.

Solo per oggi,

compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi,

farò almeno una cosa che non avrei gusto di fare, e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti,

farò in modo che nessuno se ne accorga.

Solo per oggi,

mi farò un programma forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò.

E mi guarderò da due malanni

la fretta e l’indecisione.

Solo per oggi,

crederò fermamente,

nonostante le apparenze, che la buona provvidenza si occupa di me come di nessun altro esistente al mondo.

Solo per oggi,

non avrò timori…. non avrò paura di godere di ciò che è bello e

di credere alla bontà.

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…… agire per il piacere di agire…..

 sinfonia

 Sii impeccabile con la parola

 

La parola è il potere con cui creiamo,

la parola è una forza,

è il potere di esprimere e comunicare,

di pensare e quindi di creare gli eventi della nostra vita.

Come una spada a doppio taglio può creare un sogno magnifico,

oppure

distruggere tutto.

 

La parola impeccabile crea bellezza, armonia, comunione.

A seconda di come la usiamo la parola ci renderà liberi o schiavi.

Se ci abbandoniamo all’ira e con le nostre parole inviamo veleno emozionale verso altre persone,

stiamo usando la nostra parola contro di noi.

Se invece le nostre parole esprimono rispetto ed amore creeremo attorno a noi armonia e serenità.

Principalmente ci serviamo della parola per diffondere i nostri veleni personali:

ira,

gelosia,

invidia ed odio.

La parola è magia pura è il dono più potente che abbiamo.

L’impeccabilità della parola può guidarci verso la libertà personale,

verso il successo e l’abbondanza ,

può toglierci la paura e trasformarla in gioia ed amore.

 

Non prendere nulla in modo personale

 

 qualunque cosa accada intorno a noi non prendiamola personalmente.  

Ciò che fa soffrire l’essere umano si chiama

importanza personale 

cioè la tendenza a prendere tutto sul piano personale, come se tutto il mondo ruotasse attorno a noi.

Nulla di ciò che fanno gli altri è a causa nostra,

ognuno vive nel proprio sogno,

nella propria mente e in un mondo completamente diverso da quello in cui viviamo noi.

Quando prendiamo qualcosa in modo personale, crediamo che gli altri sappiano  cosa c’è nel nostro mondo e cerchiamo di imporre il nostro punto di vista sul loro.

Anche quando una situazione sembra estremamente personale, anche quando gli altri ci insultano direttamente, non a nulla a che fare con noi.

Quello che dicono e fanno, le opinioni che manifestano, tutto segue gli accordi che hanno preso con se stessi.

Il loro punto di vista deriva dalla programmazione che hanno ricevuto dall’ambiente.

Se qualcuno ci dice qualcosa di spiacevole, la verità è che quella persona sta affrontando le proprie emozioni, opinioni e convinzioni. 

Cerca di inviarci del veleno, e se prendiamo in modo personale ciò che ci dice, il veleno passa dentro di noi.

Facciamo attenzione a non mangiare

 

“tutta la loro spazzatura emotiva”,

 

basta non prendere nulla in modo personale per essere immuni al veleno.

Quando prendiamo le cose personalmente ci sentiamo offesi e la

re – azione

 

è quella di difendere le nostre convinzioni,

 

creando conflitti. 

 

Rendiamo grande qualcosa che di per sé è piccolo, perché abbiamo bisogno di avere ragione e di dimostrare che gli altri si sbagliano.

Anche noi trasmettiamo  le nostre  opinioni e anche per noi vale il fatto che qualunque cosa facciamo, qualunque emozione proviamo, si tratta di una proiezione del nostro sogno personale di un riflesso del nostro sistema di credenza.

Quello che diciamo e quello che facciamo, le opinioni che abbiamo, tutto è il riflesso del nostro sistema di credenza, perciò non ha nulla a che vedere con gli altri.

Il lavoro da fare è arrivare al punto in cui il giudizio degli altri

 sia in positivo che in negativo  non ci tocca,

perché abbiamo la percezione interna del nostro valore e quindi non restiamo agganciati da ciò che gli altri pensano di noi.

Qualunque cosa gli altri pensano o dicano di noi non ci riguarda, 

stanno parlando a voce alta di se stessi.

L’essere umano crea dentro di sé un film, di cui è protagonista, regista, produttore e tutti gli altri sono personaggi secondari .

Il nostro punto di vista è personale è la nostra realtà.

 

Chi si arrabbia è perché ha paura e l’altro è solo un pretesto per portare fuori un disagio, un tema non risolto.

 

Se siamo in armonia con chi ci circonda,

significa che l’altro non ci suscita nessuna reazione negativa e quindi questo vuole semplicemente dire che non stiamo contattando una nostra paura o un nostro limite e quindi non lo riversiamo sull’altro.

Quando nulla viene preso in modo personale si evitano

sentimenti di rabbia,

gelosia,

rancore,

invidia.

 Non supporre nulla

 Tendiamo a supporre ciò che gli altri pensano o fanno,

lo prendiamo sul personale,

li incolpiamo e

reagiamo inviando loro veleni emozionali tramite le parole.

Per questo ogni volta che supponiamo qualcosa stiamo sbagliando.

Facciamo una supposizione,

capiamo male,

prendiamo la cosa in modo personale

e finiamo per creare un dramma completamente inutile.

Tutta la tristezza,

tutti i drammi della nostra vita sono fondati sulle supposizione sull’abitudine di prendere le cose in modo personale.

 generalmente cominciamo a spettegolare ed inviare veleno emozionale sugli altri sulla base delle nostre supposizioni.

E’ sempre meglio

chiedere che supporre,

la supposizione porta equivoci ed incomprensioni.

Supporre che gli altri sappiano ciò che pensiamo e che perciò non sia necessario dirlo, è un errore che accade spesso nei rapporti.

 

Fai sempre del tuo meglio

 

 valutando però momento per momento, ascoltandoci, al fine di non strafare.

L’importante è non giudicarsi,

così da non cadere nei sensi di colpa,

se facciamo del nostro meglio impariamo ad accettarci.

Occorre arrivare al punto di

 

Agire per il Piacere di Agire !

 

Fare le cose dandogli valore e sentendole importanti per noi, anche le piccole cose quotidiane, al fine di far assumere loro un valore diverso.

Ogni azione dovrebbe diventare un rituale in cui

amiamo il divino,

ogni pensiero diventa una comunione con Dio e

vivremo un sogno privo di giudizi e vittimismo,

senza più bisogno di spettegolare e di trattare male gli altri e

Se stessi.

 

Se siamo impeccabili con la parola,

se non prendiamo le cose a livello personale,

se non supponiamo nulla e

facciamo sempre del nostro meglio,

saremo in grado di controllare la nostra vita !

a cura di Lf

 

Nb : tratto dal libro di don miguel ruiz

 
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Pubblicato da su 20 luglio 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…..La natura è una grande maestra…..

 

troy

 

 

 Ti scrivo anche – e pubblicamente per questo –

per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. Là morivano migliaia di persone e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana

– la ragione; il meglio del cuore –

la compassione.

Il tuo sfogo mi ha colpito, ferito ….

Pensare quel che pensi e scriverlo è un tuo diritto.

Il problema è però che, grazie alla tua notorietà, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole,

influenza tanti giovani e questo mi inquieta.

 L’orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento.

E un momento anche di enorme responsabilità perchè certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo

risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere.

E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza?

La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile,

“Libertà duratura”.

O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza?

Da che mondo è mondo non c’è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre.

Non lo sarà nemmeno questa.

 

Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno.

Cambiamo allora il nostro modo di pensare,

il nostro modo di stare al mondo.

E una grande occasione.

Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d’aver davanti prima dell’11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla,

tanto meno all’inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta.

Le guerre sono tutte terribili.

Il moderno affinarsi delle tecniche di distruzione e di morte le rendono sempre più tali.

Pensiamoci bene:

se noi siamo disposti a combattere la guerra attuale con ogni arma a nostra disposizione, compresa quella atomica, come propone il Segretario alla Difesa americano,

allora

dobbiamo aspettarci che anche i nostri nemici, chiunque essi siano, saranno ancor più determinati di prima a fare lo stesso, ad agire senza regole, senza il rispetto di nessun principio.

Se alla violenza del loro attacco alle Torri Gemelle noi risponderemo con una ancor più terribile violenza

– ora in Afghanistan, poi in Iraq, poi chi sa dove -,

alla nostra ne seguirà necessariamente una loro ancora più orribile e poi un’altra nostra e così via.

Perché non fermarsi prima? 

Abbiamo perso la misura di chi siamo,

il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo,

e ci illudiamo di poter usare una dose,

magari “intelligente”, di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui.

Cambiamo illusione e, tanto per cominciare,

chiediamo a chi fra di noi dispone di

armi nucleari,

armi chimiche e

armi batteriologiche – Stati Uniti in testa –

d’impegnarsi solennemente con tutta l’umanità a non usarle mai per primo, invece di ricordarcene minacciosamente la disponibilità.

Sarebbe un primo passo in una nuova direzione.

Non solo questo darebbe a chi lo fa un vantaggio morale – di per sé un’arma importante per il futuro -, ma

potrebbe anche disinnescare l’orrore indicibile ora attivato dalla reazione a catena della vendetta.

Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore.

A te, Oriana, i kamikaze non interessano.

A me tanto invece.

Ho passato giorni in Sri Lanka con alcuni giovani delle “Tigri Tamil”, votati al suicidio.

Mi interessano i giovani palestinesi di “Hamas” che si fanno saltare in aria nelle pizzerie israeliane.

Un po’ di pietà sarebbe forse venuta anche a te se in Giappone, sull’isola di Kyushu, tu avessi visitato Chiran, il centro dove i primi kamikaze vennero addestrati e tu avessi letto le parole, a volte poetiche e tristissime, scritte segretamente prima di andare, riluttanti, a morire per la bandiera e per l’Imperatore.

I kamikaze mi interessano perchè vorrei capire che cosa li rende così disposti a quell’innaturale atto che è il suicidio e che cosa potrebbe fermarli.

Quelli di noi a cui i figli – fortunatamente – sono nati, si preoccupano oggi moltissimo di vederli bruciare nella fiammata di questo nuovo, dilagante tipo di violenza di cui l’ecatombe nelle Torri Gemelle potrebbe essere solo un episodio.

 Non si tratta di giustificare,

di condonare,

ma di capire. 

Capire, perchè io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali.

Niente nella storia umana è semplice da spiegare e fra un fatto ed un altro c’è raramente una correlazione diretta e precisa.

Ogni evento, anche della nostra vita, è il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell’evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altre migliaia di effetti…..

…..La natura è una grande maestra,

Oriana, e bisogna ogni tanto tornarci a prendere lezione.

Tornaci anche tu. Chiusa nella scatola di un appartamento dentro la scatola di un grattacielo, con dinanzi altri grattacieli pieni di gente inscatolata, finirai per sentirti sola davvero;

sentirai la tua esistenza come un accidente e non come parte di un tutto molto, molto più grande di tutte le torri che hai davanti e di quelle che non ci sono più.

Guarda un filo d’erba al vento e sentiti come lui.

Ti passerà anche la rabbia.

Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare pace.

Perchè se quella non

è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte.

a cura di Lf

Per il Testo integrale clicca qui sotto

 terzani

 

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……rilassati e sii Te stesso……..

bimbo1.jpg

Se non ami te stesso

non potrai mai amare nessun altro. !

Se non puoi trattarti con amore

non puoi trattare gli altri con amore.

È psicologicamente impossibile.

Qualsiasi sia la maniera in cui stai con te, così stai anche con gli altri.

Questa è un’idea fondamentale, accettala.

Se odi te stesso odierai gli altri;

e ti hanno insegnato ad odiarti. Nessuno ti ha mai detto

“Ama te stesso!”

 

L’idea stessa sembra assurda:

amare se stessi ?

L’idea stessa non ha senso:

amare se stessi ?

 

Pensiamo sempre che per amare ci voglia qualcun’altro. Ma se non impari con te non potrai praticarlo con altri.

Ti hanno detto, condizionandoti costantemente, che tu non hai nessun valore.

Ti hanno detto in tutti i modi, ti hanno dimostrato, che sei indegno, che non sei quello che dovresti essere, che non sei accettato così come sei.

Ci sono molti

“dovresti”

che pesano sulla tua testa, e questi

“dovresti”

sono quasi impossibili da realizzare.

E quando non puoi soddisfarli,

quando non compi questi obiettivi,

ti senti condannato.

Sorge un odio profondo nei tuoi confronti.

Il primo passo  ?

 Accettati come sei

 

abbandona tutti i “dovresti”.

Non portare nessun “dovresti” nel tuo cuore !

tu non devi essere qualcun’altro;

non ci si aspetta che tu faccia qualcosa che non ti è proprio.

Devi essere solo te stesso.

Rilassati e sii te stesso.

Rispettoso con la tua individualità,

 

In questa innocenza sentirai compassione e amore per te.

Ti sentirai così felice con te stesso che addirittura se Dio viene e bussa alla tua porta dicendo:

“Ti piacerebbe essere qualcun’altro ?”

tu dirai:

No …. Sono perfetto!

Ti ringrazio però non cambiare nulla di me;

sono perfetto Così come sono

Se vai a vedere un dipinto di Picasso e dici:

“Questo non va bene e questo neanche, e questo colore sarebbe dovuto essere così”

stai negando Picasso.

Quando dici:

“Io dovrei essere così”, stai cercando di perfezionare Dio.

Stai dicendo:

Ti sei sbagliato; io sarei dovuto essere così, e tu mi hai fatto così?  Stai cercando di perfezionare Dio.

Non è possibile.

La tua lotta è inutile, sei condannato a fallire.

E quanto più sbagli, più odi.

Quanto più sbagli, tanto più ti senti condannato.

Quanto più sbagli, tanto più ti senti impotente.

E da questo odio, impotenza,

come può nascere la compassione ?

 La compassione nasce quando sei perfettamente centrato nel tuo essere.  Tu dici

“Sì, io sono così”.

 

Non hai ideali da raggiungere.

E immediatamente comincia la pienezza!

Le rose fioriscono così meravigliosamente perché non stanno cercando di convertirsi in fiori di loto.

E i fiori di loto fioriscono così meravigliosamente perché non hanno sentito storie di altri fiori.

Tutto nella natura prosegue così meravigliosamente in armonia, perché nessuno sta cercando di competere con altri, nessuno sta cercando di diventare un altro.

Tutto è come deve essere.

C’è da comprendere solo questo!

Cerca solo di essere te stesso e ricorda che non puoi essere null’altro, per quanto ci provi.

Tutti gli sforzi sono vani.

Devi solo Essere Te Stesso.

Esistono solo due cammini.

Uno è quello del rifiuto di te, ma continuerai ad essere lo stesso.

L’altro è quello di accettarti, donandoti, provando gusto, apprezzandoti, ma anche in questo caso continuerai ad essere lo stesso.

La tua attitudine può  essere differente …..

ma tu sarai sempre la persona che sei.

 

Ma una volta che ti accetti sorge la Felicità !

osho rivisto da Lf

Ps

Il presente scritto non sostituisce ne annulla atto medico

 
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Pubblicato da su 13 luglio 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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