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… rimane sempre vero, a qualsiasi età,

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tutto quello che  veramente mi serve sapere

su come vivere,

cosa fare e

in che modo comportarmi l’ho imparata all’asilo.

                        La saggezza non si trova al vertice della montagna di studi superiori,

bensì nei castelli di sabbia del giardino dell’infanzia.

Queste sono le cose che ho appreso:

dividere tutto con gli altri

giocare correttamente

 

non fare male alla gente

 

rimettere le cose a posto

 

sistemare il disordine

 

non prendere ciò che non è mio

 

dire che mi dispiace quando faccio del male a qualcuno

 

lavarmi le mani prime di mangiare

 

i biscotti caldi e il latte caldo fanno bene

 

condurre una vita equilibrata: imparare qualcosa, pensare un po’ e disegnare, dipingere, contare, ballare,

 

suonare e lavorare un tanto al giorno

 

fare un riposino ogni pomeriggio

 

nel mondo badare al traffico, tenere per mano e stare vicino agli altri

 

essere consapevole del meraviglioso

ricordare il seme nel vaso

le radici scendono,

la pianta sale e nessuno sa veramente come e perché, ma tutti noi siamo così

 

i pesci rossi, i criceti, i topolini bianchi e persino il seme nel suo recipiente: tutti muoiono e noi pure.

 

non dimenticare, infine, la prima parola che ho imparato, la più importante di tutte

guardare.

 

Tutto quello che mi serve sapere sta lì,

da qualche parte ….. le regole auree,

l’amore,

l’igiene alimentare,

l’ecologia,

la politica e il vivere assennatamente.

Basta scegliere uno qualsiasi tra questi concetti, elaborarlo in termini adulti e sofisticati e

applicarlo alla famiglia, al lavoro, al governo, o al mondo in generale , e si dimostrerà

vero, chiaro e incrollabile.

Pensate come il mondo sarebbe migliore se

noi tutti,

l’intera umanità,

prendessimo latte e biscotti ogni pomeriggio e ci mettessimo poi sotto le coperte per un pisolino,

o

se tutti i governi si attenessero al principio basilare di rimettere ogni cosa dove l’hanno trovata e di ripulire il proprio disordine.

 

Rimane sempre vero,

a qualsiasi età,

che quando si esce nel mondo è

meglio tenersi per mano e rimanere uniti.  

Robert Fulghum
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Pubblicato da su 11 marzo 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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in ognuno di noi c’è ….. un bambino dotato, traboccante di dote …..

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Tutti,

ma proprio tutti, 

abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada….

Era la mano del Destino !

La nostra vita non è tanto determinata dalla influenze subite

ma

quanto dal modo in cui abbiamo imparato ad immaginarla.

                                                                            Credere nella nostra natura

                     vuol dire restituirci la percezione del nostro destino,

recuperare il senso della nostra vocazione,

rivolgersi alla sensazione che esiste un motivo per cui

                                                                        la mia persona,

che è unica e irripetibile,

                                                                              è al mondo,

e che

esistono cose alle quali mi devo dedicare al di là del quotidiano.

Se, invece, accetto l’idea di essere effetto di un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali,

io mi riduco a mero risultato e tanto più la mia biografia sarà

                                                               la storia di una vittima.

La vocazione,

il destino,

il carattere,

l’immagine innata,

l’idea che ciascuna persona

sia portatrice di un’unicità che richiede di essere vissuta

e che è già presente prima di poter essere vissuta, riceve conferma cercando di leggere ciascuna vita a ritroso.

Riconoscere la vocazione come un dato fondamentale dell’esistenza umana;

allineare la nostra vita su di essa;

trovare il buon senso di capire che gli accidenti della vita,

compresi il mal di cuore e i contraccolpi naturali che la carne porta con sé, fanno parte del disegno dell’immagine, sono necessari a esso e contribuiscono a realizzarlo.

Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista.

Oppure può possederci totalmente.

Non importa:

                                                                                  alla fine verrà fuori.

Questa immagine non va confusa con la voce della coscienza.

Molti termini designano la nostra anima:

immagine,

carattere,

fato,

genio,

vocazione,

destino.

L’idea che la nostra anima abbia a cuore il nostro interesse

è l’aspetto più difficile da accettare.

Perché si interessa a quello che faccio, magari mi protegga o addirittura mi mantenga in vita, indipendentemente, in una certa misura, dalla mia volontà e dalle mie azioni ?

             

 Le urgenze del destino sono spesso frenate da percezioni distorte e

da un ambiente poco ricettivo,

sicché la vocazione si manifesta nella miriade di sintomi

del bambino difficile,

del bambino autodistruttivo,

del bambino portato agli incidenti

tutte espressioni inventate dagli adulti in difesa della propria incapacità a comprendere.

La vocazione si esprime

nei capricci e nelle ostinazioni,

nelle timidezze e nelle ritrosie che

sembrano volgere il bambino contro il mondo,

mentre servono forse a proteggere il mondo che egli porta con sé

e dal quale proviene.

Ogni bambino

è un bambino dotato,

traboccante di doti …..

doti che sono tipiche sue e che si manifestano in modi tipici,

spesso a causa di disadattamento e sofferenza.

 J. Hilmann

rilettura di lf
 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…. da Cuore a Cuore …………….

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Fissa la tua attenzione  sul

Conoscere  Te stesso 

sii cosciente in ogni momento di quello che

pensi,

senti,

desideri e

fai.

 

Finisci sempre quello che hai cominciato.

Fa’ quello che stai facendo il meglio possibile.

Non incatenarti a nulla che alla lunga ti possa distruggere.

Sviluppa la tua generosità senza testimoni.

Tratta ogni persona come se fosse un parente prossimo.

Riordina ciò che hai disordinato.

Impara a ricevere, ringrazia per ogni regalo.

Smettila di autodefinirti.

 

Non mentire e non rubare…….,

se lo fai menti e rubi a te stesso.

 

Aiuta il prossimo senza renderlo dipendente da te.

Non desiderare di essere imitato.

Stila dei progetti di lavoro e realizzali.

Non occupare troppo spazio.

Non fare rumore né gesti che non siano necessari.

Se non hai fede, fa’ come se ce l’avessi.

Non lasciarti impressionare dalle personalità forti.

Non impadronirti di niente e di nessuno.

Distribuisci in modo equanime.

Non sedurre.

Mangia e dormi il minimo indispensabile.

Non parlare dei tuoi problemi personali.

Non emettere giudizi né critiche quando conosci solo una minima parte dei fatti.

Non stringere amicizie inutili.

 Non seguire le mode.

 Non venderti.

Rispetta i contratti che hai sottoscritto.

Sii puntuale.

Non invidiare i beni o i successi del prossimo.

Parla il minimo indispensabile.

Non pensare ai benefici che ti procurerà la tua opera.

Non minacciare mai.

Mantieni le promesse.

 

In una discussione, mettiti nei panni dell’altro.

Accetta di venire superato da qualcuno.

Non eliminare, trasforma.

Vinci le tue paure, dietro ciascuna di loro si nasconde un desiderio.

Aiuta l’altro ad aiutarsi da solo.

Vinci le tue antipatie e avvicinati alle persone che vorresti allontanare.

Non agire come reazione a quello che dicono di te, nel bene e nel male.

 

Trasforma il tuo orgoglio in dignità.

Trasforma la tua collera in creatività.

Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.

Trasforma la tua invidia in ammirazione per le qualità dell’altro.

Trasforma il tuo odio in carità.

 

Non ti lodare e non ti insultare.

Tratta quello che non ti appartiene come se ti appartenesse.

Non ti lamentare.

Sviluppa la tua fantasia.

Non dare ordini per il solo piacere di essere obbedito.

Paga per i servizi che ti vengono dati.

 

Non fare propaganda delle tue opere o idee.

 

Non cercare di suscitare negli altri emozioni nei tuoi confronti come la pietà, l’ammirazione, la simpatia, la complicità.

Non cercare di distinguerti per l’aspetto esteriore.

Non contraddire mai, taci.

Non contrarre debiti, compra e paga subito.

Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.

Se hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.

 

    Se ti accorgi di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere per orgoglio nel tuo errore e desisti subito dai tuoi propositi.

    Non difendere le tue idee più antiche per il semplice fatto di essere stato tu a enunciarle.

Non conservare oggetti inutili.

Non farti bello delle idee altrui.

Non farti fotografare vicino a personaggi famosi.

Non rendere conto a nessuno, sii tu il giudice di te stesso.

 

Non definirti in base a quello che possiedi.

Non parlare mai di te senza concederti la possibilità di cambiare.

Accetta l’idea che nulla è tuo.

  

  Quando ti chiedono la tua opinione riguardo qualcosa o qualcuno, di’ soltanto le sue qualità.

  

  Quando ti ammali, invece di odiare il male, consideralo il tuo maestro.

Non guardare di nascosto, guarda diritto negli occhi.

 

 Non dimenticare i tuoi morti, ma assegna loro un posto limitato, in modo che non invadano tutta la tua vita.

Nel luogo in cui vivi, dedica sempre uno spazio al sacro.

Quando rendi un servizio, non esagerare i tuoi sforzi.

Se decidi di lavorare per gli altri, fallo con piacere.

Se sei in dubbio tra il fare e il non fare, corri il rischio e fa’.

   

Non cercare di essere tutto per il tuo partner; accetta che cerchi in qualcun altro quello che tu non puoi offrirgli.

 

    Quando qualcuno ha il suo pubblico, non precipitarti a contraddirlo rubandogli l’attenzione dei presenti.

Vivi del denaro che tu stesso ti sei guadagnato.

Non ti vantare delle tue avventure amorose.

Non ti pavoneggiare delle tue debolezze.

Non andare mai a trovare qualcuno soltanto per passare il tempo.

Ottieni per ridistribuire.

 

Se stai meditando e arriva un diavolo,

fallo meditare con te.

Gurdjieff

 

 
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Pubblicato da su 19 novembre 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…… Una cosa molto semplice un tuo sorriso !!!!

piz

 

 

                       C’era una volta una pizzeria piccola piccola, in una viuzza stretta stretta.

 

La pizzeria aveva una porticina a vetri e un campanellino, che tintinnava appena.

In quella bottega si conoscevano tutti i segreti della vera pizza e facevano la pizza più buona del mondo!

                Mattia un giorno passò davanti alla vetrina della pizzeria.

Non aveva voglia di rientrare a casa……. erano due sere che a cena, in famiglia, il clima era teso e pesante

il suo papà masticava voracemente,

la sua mamma aveva gli occhi rossi e non parlava;

la sorellina Alice, di cinque anni, guardava l’uno e l’altra, con i suoi verdi occhioni da uccellino spaurito.

 

                Mattia parlava, parlava di tutto, ma nessuno lo ascoltava.

Così, trovandosi davanti all’insegna della pizzeria, Mattia si fermò a leggere  la prima pizza in elenco si chiamava Armonia.

Entrò, e il vecchietto che stava al banco, lo salutò con un sonoro

“Buongiorno!”.

“Vorrei prenotare una pizza Armonia, formato famiglia…

Per questa sera “

disse.

“Gli ingredienti base, li mettiamo noi”

 rispose l’anziano pizzaiolo, che poi aggiunse:

 “Tu devi portarmi da casa alcuni altri elementi indispensabili!”

 “Che cosa?”

 “Procurati un secchio, riempilo di tutte le cose belle che trovi, poi portalo qui. Vedrai…”

Mattia corse a casa.

La mamma lo vide entrare in cucina come un tornado e ritornare, poco dopo, con un grosso secchio di plastica blu.

Mattia le mise il secchio sotto il naso.

 “Mamma, per piacere, metti un bacio nel secchio!”

Sbalordita e sorpresa, la mamma di Mattia mandò un bacio nel secchio.

Mattia sparì di corsa.

Cominciò a raccogliere tutte le cose belle che trovava

una bella foglia verde,

gli spruzzi della fontana,

un po’ di tramonto,

due nuvole color arancio,

una preghiera della nonna,

una carezza del nonno,

il riflesso smeraldo degli occhioni verdi di Alice,

il ricordo di un bel voto preso a scuola,

l’abbaiare di un cane,

un “Bravo!” ricevuto dal papà…

Alla fine, trafelato, il ragazzo tornò nella pizzeria portando con sé il secchio, che pesava!

“Hai fatto proprio un buon lavoro!”

 disse il pizzaiolo

 “Ma, manca una cosa!”

 “Che cosa?”

chiese Mattia.

 “Una cosa molto semplice

un tuo sorriso!”

Mattia si chinò sull’orlo del secchio e si rispecchiò nell’acqua che aveva raccolto.

Felice, fece il più smagliante sorriso di cui fosse capace.

L’anziano prese il secchio e lo inclinò versando tutto nell’impasto della pizza che aveva preparato.

Allargò,

appiattì,

guarnì

e infine

infornò la pizza.

La piccola pizzeria si riempì subito di un profumo delizioso.

Mattia corse a casa tenendo nelle braccia l’enorme confezione di pizza.

Appena varcato l’uscio gridò

 “Mamma, non preparare niente per cena!

Ho portato la pizza!”

La mamma fece per protestare, ma il profumo della pizza e l’entusiasmo di Mattia la riempirono di tenerezza.

” La pizza !    Che bello ! ”

 disse Alice, contenta, battendo le mani.

Il papà arrivò a tavola un po’ imbronciato, ma il profumo della pizza gli fece mutare l’espressione, e in volto gli si allargò un sorriso.

Il profumo era buonissimo, ma il gusto della pizza era ancora migliore.

Tutti mangiarono, ridendo e scherzando. Alla fine il papà appoggiò una mano sul braccio della mamma, e disse:

 

 “Avete mai visto una mamma così bella e radiosa?”

 

Mattia non si era mai sentito così felice!

Un consiglio?

Prendiamo un secchio di plastica blu… 

cura di LF
 
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Pubblicato da su 18 novembre 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…..avrebbe fatto di tutto per riuscire ad assaporare il suo….

verme

 

C’era una volta un grazioso verme,

giovane bello e furbo.

Sopratutto era un lavoratore instancabile.

Un bel giorno uscendo di casa,

il verme vide poco lontano una noce stupenda,

con un guscio scolpito

 

come un’opera d’arte,

 

grande come poche altre e di un colore vivo ed affascinante.

Il verme decise

che avrebbe fatto di tutto per riuscire ad assaporare

il suo frutto e soprattutto farlo assaggiare alla sua

famiglia,

composta dalla sua amata vermetta due piccoli vermicelli.

 

Appena tornato la sera dal lavoro,

dopo aver sussurrato qualcosa alla noce,

subito iniziò a cercare di aprirla

il verme passò l’intera serata senza riuscire nemmeno a scalfirla.

Il giorno seguente

il verme andò al lavoro e nel frattempo iniziò a pensare ad un modo per aprire la noce.

Tornato nuovamente a casa la sera,

accese le luci, e dopo aver sussurrato qualcosa alla noce, prese il martello più grande che aveva con tutte le forze che gli rimanevano cercò di aprirla.

 

Alla fine risultò un’altra serata buttata via

 

la noce era davvero resistente!

Passarono tanti altri giorni, poi mesi…

e la noce era ancora lì, integra, senza che il verme riuscisse in alcun modo a scalfirla, nonostante i numerosi quotidiani tentativi.

Va detto che c’erano molte altre noci intorno al verme noci di tutti i tipi,

molto più alla sua portata,

che si presentavano con gusci sottili,

ma  …………

 

il verme era ostinato e voleva aprire proprio quella noce.

Un bel dì,

dopo un forte temporale durato giorni e giorni,

dopo mille tentativi e tanto lavoro,

molto serenamente il verme e la sua signora passarono davanti alla noce e inavvertitamente il verme scivolando batté la testa sulla noce…..

Incredibilmente il guscio si frantumò in mille pezzi

e il verme con la sua famiglia finalmente riuscì ad assaporare quella noce che per tanto tempo aveva desiderato aprire.

Era buonissima!

Era proprio la noce dei suoi sogni !

 
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Pubblicato da su 9 maggio 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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