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La libertà è l’abito della Salute 

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La via finalmente percorsa,

la verità che sorge,

la vita pienamente acquisita

sono per il saggio

gioia, allegria, pace, felicità, beatitudine e bontà.

Pensa all’acqua che scorre verso il basso,

al vento che soffia in alto e

alla luce che illumina ovunque. 

Il pane disceso dal Cielo è per il cuore;

il pensiero: per la mente;

ed il lavoro per

lo spirito umano. 

Pensate alle sorgenti

di vita,

di conoscenza e

di libertà. 

Ciò che non invecchia è l’abito dell’Amore. 

Ciò che non cambia è l’abito della Saggezza. 

Ciò che non si perde è l’abito della Verità. 

La stella che sorge mostra la bellezza della notte. 

Il sole che sorge mostra la gloria del giorno. 

Ciò che porta tentazione e gioia si chiama “pianura”. 

Ciò che porta pericolo e purezza si chiama “montagna”. 

 

Ciò che soddisfa l’anima è l’Amore. 

Ciò che soddisfa lo spirito è la Saggezza. 

Ciò che dà senso al tutto è la Verità. 

 

Via senza polvere, verità senza dubbi e vita senza sofferenza, questa è l’immortalità. 

Tenebre per i forti, luce per i deboli, tristezza per i sani, gioia per gli ammalati. 

Il sano si rallegri delle proprie tristezze e l’ammalato delle proprie gioie. 

La gioventù è l’abito della vita. La luce è l’abito della conoscenza. 

 

La libertà è l’abito della Salute 

Una vita senza virtù è simile a un giardino senza fiori, a un albero senza frutti. 

Non cercare ciò di cui non hai bisogno. 

Non portarti ciò che non ti soddisfa. 

Sii sempre libero e non attaccarti mai alle cose.

Lascia che il giogo riposi e fai lavorare la tua forza. 

Poni la tua paure come sertivore della tua ragione. 

Poni la misericordia come aiutante del tuo cuore. 

Sii compagno di ciò che non invecchia mai

 l’Amore. 

Sii compagno di ciò che non si offusca

la Saggezza. 

Sii compagno di ciò che non si può limitare 

la Verità. 

L’inizio di ogni cosa è lo spirito. 

L’inizio dello spirito è l’Amore. 

Lo zenit dello spirito è la Saggezza. 

 

La fine di tutte le cose è la Verità,

che porta alla libertà. 

Vi è fine solo laddove cessano tutte le contraddizioni.  

Vi è inizio solo laddove tutto è in armonia. 

Il mondo è ciò in cui tutto si manifesta. 

 

La tristezza è ciò che non si comprende. 

La gioia è ciò che si comprende. 

Ciò che si semina è la gioia. 

Ciò che non germoglia è la tristezza. 

Ciò che si raccoglie è la conoscenza. 

L’acqua che si scalda e si raffredda non è acqua. 

L’acqua è ciò che non si scalda, né si raffredda. 

Ciò che non si può afferrare è la luce. 

Ciò che non si comprende è l’Amore. 

Ciò che è irraggiungibile è la libertà. 

Non diventare subito una porta per il mondo, perché tutti vi passeranno. 

Rifletti alle tre fonti della vita che non diventano mai torbide. Queste sono: la vita senza sofferenza, il pensiero privo di dubbio e la libertà senza limite. 

Accogli colui che discende. 

Accompagna colui che sale.  

Cerca ciò che non perde la propria dolcezza. 

Cerca ciò che non perde la propria luce. 

Non ti appoggiare sulla debolezza. 

Cerca la promessa si ciò che è ragionevole. 

Accogli colui che non è mai stato invitato. 

Dai da mangiare a colui che non è mai stato nutrito. 

Non salire su un albero secco. 

Cerca un campo coltivato, un giardino vangato ed una vigna vendemmiata. 

Non porre una porta sulla via. 

Non costruire una casa sul ghiaccio. 

Ciò che non si dimentica è vero. 

Ciò che si dimentica è passeggero. 

La fame senza pane, si ricorda; con il pane si dimentica. 

Quando parti, porta la paura sulle tue spalle. 

Quando ti fermi, porta l’Amore nel tuo cuore. 

Nutri lo scoraggiato, solleva chi è caduto. 

Ama i chicchi di grano e sarai sempre contento. 

Non evitare queste tre cose nella vita: l’acqua che scorre, il vento che soffia e la luce che brilla. 

Mantieni costantemente tre cose nella tua vita: la pace che riposa nel tuo cuore; la luce che risiede nella mente e la gioia che lavora nell’anima.

Quando perdi il senso della vita, cerca ciò che brilla; cerca ciò che arde; cerca ciò che non si ferma.  

Alzati di buon’ora quando la povertà bussa. 

Coricati di buon’ora quando la ricchezza se ne va. 

Mangia quando non vi è più traccia di sazietà. 

Riposati quando la fame è giunta. 

Parla quando ti viene chiesto. 

Taci quando ti accarezzano. 

Non porre delle lapidi sui tuoi errori. 

Non mettere le campane alle tue virtù. 

Non mettere il cibo in un piatto crepato. 

Non andare alla fonte con una brocca bucata. 

Non montare un cavallo senza briglie. 

Non abitare in una casa senza tetto. 

Non cuocere il pane in un forno bagnato. 

Impara da colui che porta la luce. 

Educati da colui che porta il calore. 

Ascolta soltanto colui che aiuta sempre. 

Non lavarti in un fiume che non ha testa. 

Non salire su una cima che non ha mani. 

Ciò che non si stanca è la vita. 

 

La virtù vive soltanto accanto a ciò che non si offusca mai. 

La virtù vive soltanto in ciò che non si spegne mai. 

La virtù vive soltanto in ciò che sempre gioisce. 

Solo il soffio dell’Uno, l’Eterno vivifica tutto.

 

Peter Deunov

Pete

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Pubblicato da su 15 giugno 2017 in Blog

 

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… rimane sempre vero, a qualsiasi età,

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tutto quello che  veramente mi serve sapere

su come vivere,

cosa fare e

in che modo comportarmi l’ho imparata all’asilo.

                        La saggezza non si trova al vertice della montagna di studi superiori,

bensì nei castelli di sabbia del giardino dell’infanzia.

Queste sono le cose che ho appreso:

dividere tutto con gli altri

giocare correttamente

 

non fare male alla gente

 

rimettere le cose a posto

 

sistemare il disordine

 

non prendere ciò che non è mio

 

dire che mi dispiace quando faccio del male a qualcuno

 

lavarmi le mani prime di mangiare

 

i biscotti caldi e il latte caldo fanno bene

 

condurre una vita equilibrata: imparare qualcosa, pensare un po’ e disegnare, dipingere, contare, ballare,

 

suonare e lavorare un tanto al giorno

 

fare un riposino ogni pomeriggio

 

nel mondo badare al traffico, tenere per mano e stare vicino agli altri

 

essere consapevole del meraviglioso

ricordare il seme nel vaso

le radici scendono,

la pianta sale e nessuno sa veramente come e perché, ma tutti noi siamo così

 

i pesci rossi, i criceti, i topolini bianchi e persino il seme nel suo recipiente: tutti muoiono e noi pure.

 

non dimenticare, infine, la prima parola che ho imparato, la più importante di tutte

guardare.

 

Tutto quello che mi serve sapere sta lì,

da qualche parte ….. le regole auree,

l’amore,

l’igiene alimentare,

l’ecologia,

la politica e il vivere assennatamente.

Basta scegliere uno qualsiasi tra questi concetti, elaborarlo in termini adulti e sofisticati e

applicarlo alla famiglia, al lavoro, al governo, o al mondo in generale , e si dimostrerà

vero, chiaro e incrollabile.

Pensate come il mondo sarebbe migliore se

noi tutti,

l’intera umanità,

prendessimo latte e biscotti ogni pomeriggio e ci mettessimo poi sotto le coperte per un pisolino,

o

se tutti i governi si attenessero al principio basilare di rimettere ogni cosa dove l’hanno trovata e di ripulire il proprio disordine.

 

Rimane sempre vero,

a qualsiasi età,

che quando si esce nel mondo è

meglio tenersi per mano e rimanere uniti.  

Robert Fulghum
 
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Pubblicato da su 11 marzo 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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… una cosa ho imparato, che …..questa vita va vissuta ! ! ! ….. Amici miei, saggio è ….nutrire l’anima,… per non allevarvi draghi e diavoli in cuore

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« Anima mia,

dove sei?

Mi senti?

Io parlo, ti chiamo… Ci sei?

Sono tornato, sono di nuovo qui.

Ho scosso dai miei calzari la polvere di ogni paese e sono venuto da te, sono a te vicino;

dopo lunghi anni di lunghe peregrinazioni sono ritornato da te.

Vuoi che ti racconti tutto ciò che ho visto, vissuto, assorbito in me?

Oppure

non vuoi sentire nulla di tutto il rumore della vita e del mondo?

Ma una cosa devi sapere:

una cosa ho imparato,

ossia che

questa vita va vissuta.

Questa vita è la via,

la via a lungo cercata verso ciò che è inconoscibile e che noi chiamiamo divino.

Non c’è altra via.

Ogni altra strada è sbagliata.

Ho trovato la via giusta, mi ha condotto a te,

anima mia.

Ritorno temprato e purificato. Mi conosci ancora?

Quanto a lungo è durata la separazione!

Tutto è così mutato. E come ti ho trovata?

Com’è stato bizzarro il mio viaggio !

Che parole dovrei usare per descrivere per quali tortuosi sentieri una buona stella mi ha guidato fino a te?

Dammi la mano, anima mia quasi dimenticata.

Che immensa gioia rivederti, o anima per tanto tempo disconosciuta !

La vita mi ha riportato a te.

Diciamo grazie alla vita perché ho vissuto,

per tutte le ore serene e per quelle tristi,

per ogni gioia e ogni dolore.

Anima mia, il mio viaggio deve proseguire insieme a te.

Con te voglio andare ed elevarmi alla mia solitudine»

                         Questo mi costrinse a dire lo spirito del profondo e al tempo stesso a viverlo contro la mia stessa volontà, perché non me l’aspettavo.

In quel periodo ero ancora totalmente prigioniero dello spirito di questo tempo e nutrivo altri pensieri riguardo all’anima umana.

Pensavo e parlavo molto dell’anima, conoscevo tante parole dotte in proposito, l’avevo giudicata e resa oggetto della scienza.  Credevo che la mia anima potesse essere l’oggetto del mio giudizio e del mio sapere; il mio giudizio e il mio sapere sono invece proprio loro gli oggetti della mia anima.

Perciò lo spirito del profondo mi costrinse a parlare all’anima mia, a rivolgermi a lei come a una creatura vivente, dotata di esistenza propria.

Dovevo acquistare

consapevolezza di aver perduto

la mia anima.

Da ciò impariamo in che modo lo spirito del profondo consideri l’anima:

la vede come una creatura vivente,

dotata di una propria esistenza,

e con ciò contraddice lo spirito di questo tempo, per il quale l’anima è una cosa dipendente dall’uomo, che si può giudicare e classificare e di cui possiamo afferrare i confini.

Ho dovuto capire che ciò che prima consideravo la mia anima, non era affatto la mia anima, bensì un’inerte costruzione dottrinale.  

Ho dovuto quindi parlare all’anima come se fosse qualcosa di distante e ignoto,

che non esisteva grazie a me,

ma grazie alla quale io stesso

esistevo.

Giunge al luogo dell’anima chi distoglie il proprio desiderio dalle cose esteriori.

Se non la trova, viene sopraffatto dall’orrore del vuoto.

E, agitando più volte il suo flagello, l’angoscia lo spronerà a una ricerca disperata

e a una cieca brama delle cose

vacue di questo mondo.

Diverrà folle

per la sua insaziabile cupidigia e si allontanerà dalla sua anima,

per non ritrovarla mai più.

Correrà dietro a ogni cosa,

se ne impadronirà,

ma non ritroverà la sua anima,

perché solo

dentro di Sé

la potrebbe trovare.

 Essa si trovava certo nelle cose e negli uomini,

tuttavia colui che è cieco coglie le cose e gli uomini, ma non

la sua anima nelle cose e negli uomini.

Nulla sa dell’anima sua.

Come potrebbe distinguerla dagli uomini e dalle cose?

La potrebbe trovare nel desiderio stesso, ma non negli oggetti del desiderio.

Se lui fosse padrone del suo desiderio, e non fosse invece il

suo desiderio a impadronirsi di lui,

avrebbe toccato con mano la propria anima,

perché il suo desiderio ne è immagine ed espressione.

Se possediamo l’immagine di una cosa, possediamo la metà di quella cosa.
L’immagine del mondo costituisce la metà del mondo.

Chi possiede il mondo, ma non invece la sua immagine, possiede soltanto la metà del mondo, poiché l’anima sua è povera e indigente.

La ricchezza dell’anima è fatta d’immagini.

Chi possiede l’immagine del mondo, possiede la metà del mondo, anche se il suo lato umano è povero e indigente.

Ma la fame trasforma l’anima in una belva che divora cose che non tollera e da cui resta avvelenata.

 

C.G. Jung

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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in ognuno di noi c’è ….. un bambino dotato, traboccante di dote …..

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Tutti,

ma proprio tutti, 

abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada….

Era la mano del Destino !

La nostra vita non è tanto determinata dalla influenze subite

ma

quanto dal modo in cui abbiamo imparato ad immaginarla.

                                                                            Credere nella nostra natura

                     vuol dire restituirci la percezione del nostro destino,

recuperare il senso della nostra vocazione,

rivolgersi alla sensazione che esiste un motivo per cui

                                                                        la mia persona,

che è unica e irripetibile,

                                                                              è al mondo,

e che

esistono cose alle quali mi devo dedicare al di là del quotidiano.

Se, invece, accetto l’idea di essere effetto di un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali,

io mi riduco a mero risultato e tanto più la mia biografia sarà

                                                               la storia di una vittima.

La vocazione,

il destino,

il carattere,

l’immagine innata,

l’idea che ciascuna persona

sia portatrice di un’unicità che richiede di essere vissuta

e che è già presente prima di poter essere vissuta, riceve conferma cercando di leggere ciascuna vita a ritroso.

Riconoscere la vocazione come un dato fondamentale dell’esistenza umana;

allineare la nostra vita su di essa;

trovare il buon senso di capire che gli accidenti della vita,

compresi il mal di cuore e i contraccolpi naturali che la carne porta con sé, fanno parte del disegno dell’immagine, sono necessari a esso e contribuiscono a realizzarlo.

Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista.

Oppure può possederci totalmente.

Non importa:

                                                                                  alla fine verrà fuori.

Questa immagine non va confusa con la voce della coscienza.

Molti termini designano la nostra anima:

immagine,

carattere,

fato,

genio,

vocazione,

destino.

L’idea che la nostra anima abbia a cuore il nostro interesse

è l’aspetto più difficile da accettare.

Perché si interessa a quello che faccio, magari mi protegga o addirittura mi mantenga in vita, indipendentemente, in una certa misura, dalla mia volontà e dalle mie azioni ?

             

 Le urgenze del destino sono spesso frenate da percezioni distorte e

da un ambiente poco ricettivo,

sicché la vocazione si manifesta nella miriade di sintomi

del bambino difficile,

del bambino autodistruttivo,

del bambino portato agli incidenti

tutte espressioni inventate dagli adulti in difesa della propria incapacità a comprendere.

La vocazione si esprime

nei capricci e nelle ostinazioni,

nelle timidezze e nelle ritrosie che

sembrano volgere il bambino contro il mondo,

mentre servono forse a proteggere il mondo che egli porta con sé

e dal quale proviene.

Ogni bambino

è un bambino dotato,

traboccante di doti …..

doti che sono tipiche sue e che si manifestano in modi tipici,

spesso a causa di disadattamento e sofferenza.

 J. Hilmann

rilettura di lf
 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…. da Cuore a Cuore …………….

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Fissa la tua attenzione  sul

Conoscere  Te stesso 

sii cosciente in ogni momento di quello che

pensi,

senti,

desideri e

fai.

 

Finisci sempre quello che hai cominciato.

Fa’ quello che stai facendo il meglio possibile.

Non incatenarti a nulla che alla lunga ti possa distruggere.

Sviluppa la tua generosità senza testimoni.

Tratta ogni persona come se fosse un parente prossimo.

Riordina ciò che hai disordinato.

Impara a ricevere, ringrazia per ogni regalo.

Smettila di autodefinirti.

 

Non mentire e non rubare…….,

se lo fai menti e rubi a te stesso.

 

Aiuta il prossimo senza renderlo dipendente da te.

Non desiderare di essere imitato.

Stila dei progetti di lavoro e realizzali.

Non occupare troppo spazio.

Non fare rumore né gesti che non siano necessari.

Se non hai fede, fa’ come se ce l’avessi.

Non lasciarti impressionare dalle personalità forti.

Non impadronirti di niente e di nessuno.

Distribuisci in modo equanime.

Non sedurre.

Mangia e dormi il minimo indispensabile.

Non parlare dei tuoi problemi personali.

Non emettere giudizi né critiche quando conosci solo una minima parte dei fatti.

Non stringere amicizie inutili.

 Non seguire le mode.

 Non venderti.

Rispetta i contratti che hai sottoscritto.

Sii puntuale.

Non invidiare i beni o i successi del prossimo.

Parla il minimo indispensabile.

Non pensare ai benefici che ti procurerà la tua opera.

Non minacciare mai.

Mantieni le promesse.

 

In una discussione, mettiti nei panni dell’altro.

Accetta di venire superato da qualcuno.

Non eliminare, trasforma.

Vinci le tue paure, dietro ciascuna di loro si nasconde un desiderio.

Aiuta l’altro ad aiutarsi da solo.

Vinci le tue antipatie e avvicinati alle persone che vorresti allontanare.

Non agire come reazione a quello che dicono di te, nel bene e nel male.

 

Trasforma il tuo orgoglio in dignità.

Trasforma la tua collera in creatività.

Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.

Trasforma la tua invidia in ammirazione per le qualità dell’altro.

Trasforma il tuo odio in carità.

 

Non ti lodare e non ti insultare.

Tratta quello che non ti appartiene come se ti appartenesse.

Non ti lamentare.

Sviluppa la tua fantasia.

Non dare ordini per il solo piacere di essere obbedito.

Paga per i servizi che ti vengono dati.

 

Non fare propaganda delle tue opere o idee.

 

Non cercare di suscitare negli altri emozioni nei tuoi confronti come la pietà, l’ammirazione, la simpatia, la complicità.

Non cercare di distinguerti per l’aspetto esteriore.

Non contraddire mai, taci.

Non contrarre debiti, compra e paga subito.

Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.

Se hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.

 

    Se ti accorgi di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere per orgoglio nel tuo errore e desisti subito dai tuoi propositi.

    Non difendere le tue idee più antiche per il semplice fatto di essere stato tu a enunciarle.

Non conservare oggetti inutili.

Non farti bello delle idee altrui.

Non farti fotografare vicino a personaggi famosi.

Non rendere conto a nessuno, sii tu il giudice di te stesso.

 

Non definirti in base a quello che possiedi.

Non parlare mai di te senza concederti la possibilità di cambiare.

Accetta l’idea che nulla è tuo.

  

  Quando ti chiedono la tua opinione riguardo qualcosa o qualcuno, di’ soltanto le sue qualità.

  

  Quando ti ammali, invece di odiare il male, consideralo il tuo maestro.

Non guardare di nascosto, guarda diritto negli occhi.

 

 Non dimenticare i tuoi morti, ma assegna loro un posto limitato, in modo che non invadano tutta la tua vita.

Nel luogo in cui vivi, dedica sempre uno spazio al sacro.

Quando rendi un servizio, non esagerare i tuoi sforzi.

Se decidi di lavorare per gli altri, fallo con piacere.

Se sei in dubbio tra il fare e il non fare, corri il rischio e fa’.

   

Non cercare di essere tutto per il tuo partner; accetta che cerchi in qualcun altro quello che tu non puoi offrirgli.

 

    Quando qualcuno ha il suo pubblico, non precipitarti a contraddirlo rubandogli l’attenzione dei presenti.

Vivi del denaro che tu stesso ti sei guadagnato.

Non ti vantare delle tue avventure amorose.

Non ti pavoneggiare delle tue debolezze.

Non andare mai a trovare qualcuno soltanto per passare il tempo.

Ottieni per ridistribuire.

 

Se stai meditando e arriva un diavolo,

fallo meditare con te.

Gurdjieff

 

 
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Pubblicato da su 19 novembre 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…… Una cosa molto semplice un tuo sorriso !!!!

piz

 

 

                       C’era una volta una pizzeria piccola piccola, in una viuzza stretta stretta.

 

La pizzeria aveva una porticina a vetri e un campanellino, che tintinnava appena.

In quella bottega si conoscevano tutti i segreti della vera pizza e facevano la pizza più buona del mondo!

                Mattia un giorno passò davanti alla vetrina della pizzeria.

Non aveva voglia di rientrare a casa……. erano due sere che a cena, in famiglia, il clima era teso e pesante

il suo papà masticava voracemente,

la sua mamma aveva gli occhi rossi e non parlava;

la sorellina Alice, di cinque anni, guardava l’uno e l’altra, con i suoi verdi occhioni da uccellino spaurito.

 

                Mattia parlava, parlava di tutto, ma nessuno lo ascoltava.

Così, trovandosi davanti all’insegna della pizzeria, Mattia si fermò a leggere  la prima pizza in elenco si chiamava Armonia.

Entrò, e il vecchietto che stava al banco, lo salutò con un sonoro

“Buongiorno!”.

“Vorrei prenotare una pizza Armonia, formato famiglia…

Per questa sera “

disse.

“Gli ingredienti base, li mettiamo noi”

 rispose l’anziano pizzaiolo, che poi aggiunse:

 “Tu devi portarmi da casa alcuni altri elementi indispensabili!”

 “Che cosa?”

 “Procurati un secchio, riempilo di tutte le cose belle che trovi, poi portalo qui. Vedrai…”

Mattia corse a casa.

La mamma lo vide entrare in cucina come un tornado e ritornare, poco dopo, con un grosso secchio di plastica blu.

Mattia le mise il secchio sotto il naso.

 “Mamma, per piacere, metti un bacio nel secchio!”

Sbalordita e sorpresa, la mamma di Mattia mandò un bacio nel secchio.

Mattia sparì di corsa.

Cominciò a raccogliere tutte le cose belle che trovava

una bella foglia verde,

gli spruzzi della fontana,

un po’ di tramonto,

due nuvole color arancio,

una preghiera della nonna,

una carezza del nonno,

il riflesso smeraldo degli occhioni verdi di Alice,

il ricordo di un bel voto preso a scuola,

l’abbaiare di un cane,

un “Bravo!” ricevuto dal papà…

Alla fine, trafelato, il ragazzo tornò nella pizzeria portando con sé il secchio, che pesava!

“Hai fatto proprio un buon lavoro!”

 disse il pizzaiolo

 “Ma, manca una cosa!”

 “Che cosa?”

chiese Mattia.

 “Una cosa molto semplice

un tuo sorriso!”

Mattia si chinò sull’orlo del secchio e si rispecchiò nell’acqua che aveva raccolto.

Felice, fece il più smagliante sorriso di cui fosse capace.

L’anziano prese il secchio e lo inclinò versando tutto nell’impasto della pizza che aveva preparato.

Allargò,

appiattì,

guarnì

e infine

infornò la pizza.

La piccola pizzeria si riempì subito di un profumo delizioso.

Mattia corse a casa tenendo nelle braccia l’enorme confezione di pizza.

Appena varcato l’uscio gridò

 “Mamma, non preparare niente per cena!

Ho portato la pizza!”

La mamma fece per protestare, ma il profumo della pizza e l’entusiasmo di Mattia la riempirono di tenerezza.

” La pizza !    Che bello ! ”

 disse Alice, contenta, battendo le mani.

Il papà arrivò a tavola un po’ imbronciato, ma il profumo della pizza gli fece mutare l’espressione, e in volto gli si allargò un sorriso.

Il profumo era buonissimo, ma il gusto della pizza era ancora migliore.

Tutti mangiarono, ridendo e scherzando. Alla fine il papà appoggiò una mano sul braccio della mamma, e disse:

 

 “Avete mai visto una mamma così bella e radiosa?”

 

Mattia non si era mai sentito così felice!

Un consiglio?

Prendiamo un secchio di plastica blu… 

cura di LF
 
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Pubblicato da su 18 novembre 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…… puoi trarne addirittura vantaggio

 

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C’era una volta una volpe che se ne andava tranquilla per i prati.

Era una mattina e i prati erano rifioriti dopo la brutta stagione invernale.

              I profumi della natura solleticavano le sue nari accarezzandole la fantasia, permettendole di sognare paesi lontani, belli e sconosciuti.

All’improvviso l’attenzione della volpe venne richiamata da un violento ruggito.

Era un verso che non aveva mai sentito e, terrorizzata, fuggì a nascondersi dietro ad un cespuglio.

Da li, riparata tra le foglie, la volpe poté vedere il terribile animale che aveva emesso quel suono:

si trattava di un leone, una bestia a lei sconosciuta.

Spaventata, la povera volpe, scappò via il più velocemente possibile.

Dopo quel brutto incontro passarono due giorni tranquilli …. tutto sembrava quasi essere stato dimenticato, quando, d’un tratto, la piccola volpe si imbatté ancora nel leone.

Questa volta il leone le apparve proprio davanti agli occhi, a pochi passi, ostacolandole il cammino.

La volpe, impaurita, iniziò a tremare come una foglia senza la forza di reagire e fuggire  la volpe rimase ferma fino a quando il leone, a un certo punto, si allontanò.

Il giorno seguente la volpe si imbatté per la terza volta nel leone scoprì che il proprio timore nei confronti di quel grosso e possente animale dal risonante ruggito, andava pian piano assopendosi.

Così, durante il successivo incontro, la volpe si dimostrò molto più calma e riuscì persino a guardarlo negli occhi, salutandolo con cordialità.

Quando ebbe ancora modo di vederlo, la volpe provò a rivolgergli la parola, riuscì finalmente a scoprire in lui doti come

il coraggio e l’intelligenza.

Da quel giorno la volpe non si stancò mai di ascoltare il leone, sicura che dall’esperienza di un animale così astuto e bravo cacciatore, avrebbe tratto solo vantaggi.

 di Esopo

Questa storia vuole lasciare un messaggio fondamentale per la nostra Vita

 

 ” Imparare a conoscere ciò che ci spaventa è il modo di superare le nostre paure e trarne addirittura vantaggio. “

 

 
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Pubblicato da su 10 novembre 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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