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l’eleganza è……. una manifestazione dell’Anima

eleganza

 

Di solito,

l’eleganza è confusa con l’apparenza e

viene associata a una certa superficialità.

Niente di più sbagliato.

Alcune parole

rivelano un’eleganza forbita;

altre nascondono lame per ferire e per distruggere

eppure tutte sono scritte con le medesime lettere.

I fiori sono eleganti e leggiadri,

anche se l’erba di un prato li nasconde alla nostra vista.

La corsa della gazzella ci appare elegante e armoniosa,

anche se sta fuggendo da un leone.

 

L’eleganza non è una qualità esteriore,

bensì una manifestazione dell’anima

che

si rende visibile al mondo.

 

Persino nelle passioni più turbolente, in qualche modo l’eleganza agisce affinché non si spezzi il legame autentico che unisce quelle due persone.

L’eleganza non riguarda i nostri abiti,

ma lo spirito con cui li indossiamo.

L’eleganza non riguarda il modo di impugnare la spada,

ma si palesa nel dialogo che può evitare la guerra.

Dopo aver abbandonato tutte le cose superflue,

l’uomo può finalmente impadronirsi dell’eleganza.

È così che scopre la semplicità e conosce la vera concentrazione quanto più semplice e sobria sarà la sua figura, tanto più bello e interessante apparirà agli occhi degli altri.

Ma… cos’è la semplicità?

È l’incontro con i valori autentici della vita. !

La neve è bella perché possiede un solo colore.
Il mare è bello perché appare come una superficie piana.
Il deserto è bello perché si mostra come una distesa di sabbia e rocce.

Eppure,

quando ci avviciniamo alla neve, al mare o al deserto, scopriamo la loro ricchezza e la loro complessità, e ci rendiamo conto che sono in grado di offrirci sentimenti ed emozioni che non immaginavamo nemmeno.

Le cose più semplici della vita sono anche quelle più straordinarie.

Dobbiamo soltanto consentire loro di rivelarci la propria essenza.

I gigli di campo non tessono né filano.

 

Tuttavia, neanche l’eccelso Salomone potè disporre di una veste lussuosa e raffinata come quella dei fiori.

Più il cuore si avvicina alla semplicità,

più è capace di amare liberamente e profondamente,

senza riserve né paure.

E quanto più ama senza riserve né paure,

tanto più sa rendere elegante ogni piccolo gesto.

L’eleganza

non è una questione di senso estetico o di gusto.

Ogni cultura possiede un modo peculiare di intendere la bellezza spesso è un modo che diverge da quello di paesi poco distanti.

 

Eppure presso tutti i popoli, le razze e le tribù esistono valori che vengono associati all’eleganza e vengono usati per esternarla

l’ospitalità, il rispetto, la gentilezza nei gesti.

L’arroganza attira odio e invidia.

L’eleganza suscita rispetto e Amore.

 

L’arroganza può portarci a umiliare un nostro simile.

L’eleganza ci insegna a camminare nella luce.

L’arroganza agisce per rendere più difficile il senso delle parole, poiché ci fa credere che l’intelligenza sia appannaggio di pochi eletti.

L’eleganza trasforma i pensieri complessi in frasi che tutti possono comprendere.

Ogni uomo che percorre il giusto cammino procede con eleganza e diffonde intorno a sé la luce.

Avanza con passo deciso, sguardo sereno e movimenti armoniosi.

E anche nei momenti più difficili, gli avversari non riescono a scorgere alcun segno di fragilità nella sua figura, poiché lo scudo dell’eleganza lo protegge.

L’eleganza è ammirata perché non

cerca minimamente di imporsi.

Soltanto l’Amore è in grado di dare una forma a ciò che, qualche tempo addietro, era persino impossibile sognare.

 

Di certo, però,

l’eleganza

consente a questa forma di manifestarsi 

 

dal Manoscritto ritrovato ad Accra 1307
di P. Coelho 

 

 

 

 

 

 

 
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Pubblicato da su 17 giugno 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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… una cosa ho imparato, che …..questa vita va vissuta ! ! ! ….. Amici miei, saggio è ….nutrire l’anima,… per non allevarvi draghi e diavoli in cuore

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« Anima mia,

dove sei?

Mi senti?

Io parlo, ti chiamo… Ci sei?

Sono tornato, sono di nuovo qui.

Ho scosso dai miei calzari la polvere di ogni paese e sono venuto da te, sono a te vicino;

dopo lunghi anni di lunghe peregrinazioni sono ritornato da te.

Vuoi che ti racconti tutto ciò che ho visto, vissuto, assorbito in me?

Oppure

non vuoi sentire nulla di tutto il rumore della vita e del mondo?

Ma una cosa devi sapere:

una cosa ho imparato,

ossia che

questa vita va vissuta.

Questa vita è la via,

la via a lungo cercata verso ciò che è inconoscibile e che noi chiamiamo divino.

Non c’è altra via.

Ogni altra strada è sbagliata.

Ho trovato la via giusta, mi ha condotto a te,

anima mia.

Ritorno temprato e purificato. Mi conosci ancora?

Quanto a lungo è durata la separazione!

Tutto è così mutato. E come ti ho trovata?

Com’è stato bizzarro il mio viaggio !

Che parole dovrei usare per descrivere per quali tortuosi sentieri una buona stella mi ha guidato fino a te?

Dammi la mano, anima mia quasi dimenticata.

Che immensa gioia rivederti, o anima per tanto tempo disconosciuta !

La vita mi ha riportato a te.

Diciamo grazie alla vita perché ho vissuto,

per tutte le ore serene e per quelle tristi,

per ogni gioia e ogni dolore.

Anima mia, il mio viaggio deve proseguire insieme a te.

Con te voglio andare ed elevarmi alla mia solitudine»

                         Questo mi costrinse a dire lo spirito del profondo e al tempo stesso a viverlo contro la mia stessa volontà, perché non me l’aspettavo.

In quel periodo ero ancora totalmente prigioniero dello spirito di questo tempo e nutrivo altri pensieri riguardo all’anima umana.

Pensavo e parlavo molto dell’anima, conoscevo tante parole dotte in proposito, l’avevo giudicata e resa oggetto della scienza.  Credevo che la mia anima potesse essere l’oggetto del mio giudizio e del mio sapere; il mio giudizio e il mio sapere sono invece proprio loro gli oggetti della mia anima.

Perciò lo spirito del profondo mi costrinse a parlare all’anima mia, a rivolgermi a lei come a una creatura vivente, dotata di esistenza propria.

Dovevo acquistare

consapevolezza di aver perduto

la mia anima.

Da ciò impariamo in che modo lo spirito del profondo consideri l’anima:

la vede come una creatura vivente,

dotata di una propria esistenza,

e con ciò contraddice lo spirito di questo tempo, per il quale l’anima è una cosa dipendente dall’uomo, che si può giudicare e classificare e di cui possiamo afferrare i confini.

Ho dovuto capire che ciò che prima consideravo la mia anima, non era affatto la mia anima, bensì un’inerte costruzione dottrinale.  

Ho dovuto quindi parlare all’anima come se fosse qualcosa di distante e ignoto,

che non esisteva grazie a me,

ma grazie alla quale io stesso

esistevo.

Giunge al luogo dell’anima chi distoglie il proprio desiderio dalle cose esteriori.

Se non la trova, viene sopraffatto dall’orrore del vuoto.

E, agitando più volte il suo flagello, l’angoscia lo spronerà a una ricerca disperata

e a una cieca brama delle cose

vacue di questo mondo.

Diverrà folle

per la sua insaziabile cupidigia e si allontanerà dalla sua anima,

per non ritrovarla mai più.

Correrà dietro a ogni cosa,

se ne impadronirà,

ma non ritroverà la sua anima,

perché solo

dentro di Sé

la potrebbe trovare.

 Essa si trovava certo nelle cose e negli uomini,

tuttavia colui che è cieco coglie le cose e gli uomini, ma non

la sua anima nelle cose e negli uomini.

Nulla sa dell’anima sua.

Come potrebbe distinguerla dagli uomini e dalle cose?

La potrebbe trovare nel desiderio stesso, ma non negli oggetti del desiderio.

Se lui fosse padrone del suo desiderio, e non fosse invece il

suo desiderio a impadronirsi di lui,

avrebbe toccato con mano la propria anima,

perché il suo desiderio ne è immagine ed espressione.

Se possediamo l’immagine di una cosa, possediamo la metà di quella cosa.
L’immagine del mondo costituisce la metà del mondo.

Chi possiede il mondo, ma non invece la sua immagine, possiede soltanto la metà del mondo, poiché l’anima sua è povera e indigente.

La ricchezza dell’anima è fatta d’immagini.

Chi possiede l’immagine del mondo, possiede la metà del mondo, anche se il suo lato umano è povero e indigente.

Ma la fame trasforma l’anima in una belva che divora cose che non tollera e da cui resta avvelenata.

 

C.G. Jung

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…..un cuore pieno di bontà, di sogni e di ideali..

girasole

 

                                                                     

                                                     

                                                C’era una volta un giardino ricco

di fiori di ogni specie,

in cui cresceva, proprio nel centro, una pianta senza nome.

La pianta era robusta, ma sgraziata, con dei fiori stopposi che non emanavano alcun profumo particolare.

Le altre piante nobili del giardino la consideravano come un’erbaccia, e non le rivolgevano la parola.

La pianta senza nome però aveva

un cuore pieno di bontà ….di sogni …..e

ideali.

                          Quando i primi raggi del sole, al mattino, arrivavano a fare il solletico alla terra, e a giocherellare con le gocce di rugiada per farle sembrare iridescenti diamanti sulle camelie, rubini e zaffiri sulle rose, le altre piante si stiracchiavano pigre.

La pianta senza nome, invece, non si perdeva un solo raggio di sole.

Se li beveva tutti, uno dopo l’altro, godendoseli appieno.

                       

            La pianta senza nome trasformava tutta la luce del sole

in forza vitale,

in zuccheri,

in linfa.

Tanto che con il passare del tempo il suo fusto, che prima era rachitico e debole, era diventato uno stupendo fusto robusto, diritto, alto più di due metri.

                   

                     Le piante del giardino cominciarono a darle attenzione e a nutrire anche un po’ d’invidia per il suo bell’aspetto.

 ” Quello spilungone, è un po’ matto ! “

bisbigliavano dalie e margherite.

La pianta senza nome, non ci badava.

Aveva un progetto.

Se il sole si muoveva nei cielo,

lei l’avrebbe seguito, per non abbandonarlo un istante.

Non poteva certo sradicarsi dalla terra

ma

poteva costringere il suo fusto a girare all’unisono con il sole.

Così, non si sarebbero lasciati mai.

Le prime ad accorgersi di questa iniziativa della pianta senza nome furono le ortensie che, come tutti sanno, sono pettegole e comari!

“Si è innamorato del sole ! “

cominciarono a propagare ai quattro venti.

 

 “Lo spilungone, è innamorato del sole!”,

dicevano, ridacchiando, i tulipani.

 “Oh, com’è romantico!”,

sussurravano, pudicamente, le viole mammole.

La meraviglia toccò il culmine quando in cima al fusto della pianta senza nome, sbocciò un magnifico fiore che assomigliava in modo straordinario proprio al sole!

Era grande,

tondo,

con una raggiera di petali gialli,

di un bel giallo dorato,

caldo.

E quel faccione, secondo la sua abitudine, continuava a seguire il sole giorno dopo giorno nella sua camminata attraverso il cielo.

Fu così che i garofani gli diedero un nome di

Girasole.

Glielo misero per prenderlo in giro, ma nel giro di poco tutti lo accolsero come un nome bello.

Piacque a tutti, compreso il diretto interessato.

Da quel momento, quando qualcuno gli chiedeva il nome, rispondeva, orgoglioso:

 ” Mi chiamo Girasole!”

Rose, ortensie e dalie non cessavano, però, di bisbigliare su quella che, secondo loro, era una stranezza che nascondeva troppo orgoglio o peggio qualche sentimento molto disordinato.

Furono le bocche di leone, i fiori più coraggiosi del giardino, a rivolgere direttamente la parola al Girasole.

 ” Perché, guardi sempre in aria?

Perché, non ci degni di uno sguardo ?

Eppure, siamo piante, come te ! “,

gridarono le bocche di leone, per farsi sentire.

Amici !

 rispose il Girasole

 “Sono felice di vivere con voi,

ma io amo il sole.

Esso è la mia vita, e non posso staccare gli occhi da lui !

Lo seguo, nel suo cammino…

Lo amo tanto,

che sento già di assomigliargli un po!

Che ci volete fare?

Il sole è la mia vita.”

Come tutti i buoni il Girasole parlava forte e l’udirono tutti i fiori del giardino.

E in fondo al loro piccolo, profumato cuore, sentirono una grande ammirazione per l’innamorato del sole.

Il Girasole è considerato il simbolo di perseveranza.

che non è una virtù  cieca.

 

La perseveranza è l’atteggiamento di chi si propone un obiettivo ben chiaro, un ideale è ciò che rende l’impossibile Possibile

Poi, costi quello che costi, lavora per raggiungerlo.

Gli ideali trasformare positivamente le persone che li perseguono.

a cura di LF

 

 

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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bimbo

 

 

Siamo convinti che la nostra vita

sarà migliore quando …..

saremo sposati,

avremo un bambino,

e poi un altro.

Poi ancora ci sentiamo frustrati

perché ……

i nostri figli non sono abbastanza grandi e

saremo più contenti quando lo diventeranno.

In seguito siamo esasperati

perché

dobbiamo occuparci di adolescenti.

Siamo convinti che saremo felici

quando avranno superato

questa fase della loro vita.

Ci diciamo che staremo meglio

quando il nostro partner avrà

risolto i suoi problemi,

avremo un’automobile migliore,

potremo fare una bella vacanza,

quando andremo in pensione.

La verità è,

non c’è momento migliore per

essere felici di quello che

stiamo vivendo.

 

Se non ora, quando?

 

La tua vita sarà sempre piena di sfide.

E’ meglio accettarlo e decidere di essere

comunque felice.

 

 

” Per molto tempo ho avuto

l’impressione che la vita stesse

per iniziare  

la vita vera.

Ma c’era sempre qualche ostacolo

sulla via, qualcosa che

prima bisognava risolvere,

qualche affare in sospeso

che richiedeva ancora del tempo,

o un debito da estinguere.

In seguito la vita sarebbe iniziata.

Alla fine mi sono reso conto che

questi ostacoli erano la mia vita”.

Alfred Souza  

Questo modo di percepire le cose

mi ha aiutato a capire che

non esiste una via che

porti alla felicità.

La felicità è la via.

Quindi

prendi a cuore ogni momento

che vivi e valorizzalo di più

perché lo hai condiviso con

qualcuno speciale,

abbastanza speciale da

trascorrere del tempo assieme…

e ricorda che

 

il tempo non aspetta nessuno !!!

 

Quindi smetti di…

aspettare di finire la scuola,

di tornare a scuola,

di perdere 5 Kg,

di prendere 5 Kg,

di avere dei figli,

di vedere i tuoi figli andar via di casa,

di cominciare a lavorare,

di andare in pensione,

di sposarti,

di divorziare,

che arrivi il venerdì sera,

la domenica mattina,

di avere un’automobile

o una casa nuova,

di finire di pagare l’automobile o

la casa,

che giunga la primavera,

l’estate,

l’autunno,

l’inverno,

di essere benestante,

di arrivare al primo o

al quindici del mese,

di godere del successo della tua canzone,

di bere,

di riprenderti da una sbornia,

di morire,

di nascere nuovamente…

per decidere che

non c’è tempo migliore

che

adesso per essere felice.

                 La felicità è un viaggio,

non una meta.

 

“Lavora come se non avessi bisogno di denaro,

ama come se non fossi stato mai ferito,

e balla come se nessuno ti stesse guardando”.

 
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Pubblicato da su 16 agosto 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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….. Io ti adoro e tu mi ami

 

corsa

 

 

Mamma,

lasciami crescere come cresce un bambino,

se non imparo dalle esperienze non saprò affrontare al meglio la vita.

lasciami correre e poi sbucciare un ginocchio,

dopo aver pianto imparerò che cadere vuol dire farsi male, imparerò a stare attento, imparerò dal pericolo ad essere prudente.

lasciami imbrattare di colore la scrivania,

lascia che le mie mani si sporchino di tempera,

di colla e adesivo,

imparerò coi colori a dipingere il mio mondo.

lasciami sporcare la faccia di sugo,

lascia che con le mani io scopra il cibo,

lascia che io scopra i sapori,

lasciami provare,

non mi imboccare!

Se tu insisti io mi arrendo e

cercherò te ogni volta che non avrò voglia di mangiare da solo.

lasciami piangere ogni tanto,

non correre da me appena accenno un lamento, prova ad aspettare, io devo imparare a cavarmela da solo!

Cosa farò quanto dovrò affrontare le difficoltà e tu non sarai al mio fianco?

lascia da parte le tue faccende ogni tanto,

sporcati la faccia di marmellata come me,

imbratta le tue mani di tempera,

costruiamo insieme grandi castelli,

enormi vascelli,

piramidi di Lego,

se ti siedi vicino a me io ti sento più vicina.

non fare quella faccia quando ho la febbre,

io mi devo ammalare,

i batteri e i virus mi devono fortificare;

smettila di andare nel panico,

vivrò nella paura se tu hai sempre troppa paura per me.

se mi lasci dalla nonna non è la fine del mondo,

anche loro hanno bisogno di me ed io ho bisogno di loro!

Vai pure fuori e mangiati una pizza, non morirò di fame e non impazzirò dalla solitudine, imparerò dalla lontananza a non dipendere sempre da te.

se vado piano tu non correre, non sono una macchina e ho

bisogno di tempo per imparare.

A te sempre facile ciò che per me è incomprensibile, ricordi quando eri bambina?

E’ successo anche a te di non capire le cose semplici.

fidati di me,

io sono piccolo ma sto imparando a vivere! Lasciami la mano qualche volta, fammi correre, fammi nascondere, fammi giocare, se mi imbottisci con quel maglione io quasi non posso respirare!

Vivi mamma e lascia che io viva,

lasciami vivere a modo mio, rispetta i miei tempi, i miei spazi e i miei sogni!

non lo so se diventerò ingegnere e non lo so se sarò uno chef: dammi la libertà di scegliere,

di sbagliare,

di capire a mio modo ciò che voglio diventare.

non scordarti del bacio della buona notte e nemmeno dell’imbocca al lupo quando vado a scuola, un giorno rimpiangerai ciò che sbadatamente non sei riuscita a darmi

ed io per sempre rimpiangerò ciò che davvero mi serviva da te.

Io ti adoro e tu mi ami,

ma se ti fidi di me io mi fiderò del mondo.

lasciami crescere come cresce un bambino,

se non imparo dalle esperienze non saprò affrontare al meglio la vita.

Mamma

questo è anche il mio mondo ed io voglio scoprirlo con te.

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2016 in Blog

 

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……. Grazie per averlo fatto……..

 

abbraccio

C’era una volta

un professore che chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi degli altri compagni di classe,

scrivendoli su dei fogli di carta, lasciando sotto ad ogni nome un po’ di spazio.

L’insegnante poi chiese loro di pensare alla cosa più bella che potevano dire su ciascuna persona …..  il compito sarebbe stato quello di scrivere il pensiero nello spazio lasciato vuoto.

La classe impegnò l’intera ora di lezione per finire questo compito, ma alla fine ciascuno degli studenti consegnò il proprio foglio.

Quel giorno stesso l’insegnante prese dei fogli dove scrisse il nome di ognuno dei suoi studenti

per ogni ragazzo o ragazza vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri compagni avevano scritto.

Il giorno successivo l’insegnante diede ad ogni studente la propria lista, composta come un puzzle, con i pensieri di tutti gli altri.

Nel giro di pochi minuti fu possibile notare che l’intera classe stava sorridendo.

Si sentirono sussurrare da ogni banco varie esclamazioni come:

“Davvero?…”,

“Non sapevo di contare così tanto per lui!…”,

“Non pensavo di piacere così tanto a lei!…”.

L’effetto di quell’esercizio collettivo portò i compagni di classe a creare in breve tempo un gruppo unito.

Passarono gli anni.

Uno degli studenti perse la vita nella guerra del Vietnam.

Il professore partecipò al suo funerale non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento.

La chiesa era gremita e tutti gli amici del soldato erano presenti quel giorno.

Uno ad uno, quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l’insegnante fu l’ultimo a salutare la salma.

Mentre stava lì, uno dei soldati presenti gli rivolse la parola e domandò:

“Lei era il suo insegnante a scuola?”.

Il professore annuì. “Parlava molto spesso di lei”.

Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe del ragazzo ucciso, andarono insieme al rinfresco.

I genitori del giovane si rivolsero all’insegnante:

“Vogliamo mostrarle una cosa”

estraendo un portafogli dalla tasca.

“Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo”.

Aprendo il portafogli, estrasse con attenzione due pezzi di carta molto consumati:

fu facile notare come erano stati aperti e richiusi molte volte.

L’insegnante seppe ancora prima di leggere il contenuto che quei fogli erano quelli in cui erano riportate tutte le belle frasi, che i compagni di classe del ragazzo avevano scritto su di lui.

“Grazie mille per averlo fatto”

 disse la madre 

“Come può vedere, l’ha sempre conservato come un tesoro”.

Tutti gli ex compagni di classe iniziarono ad avvicinarsi.

Uno di loro sorrise commosso e timidamente disse:

Io ho ancora la mia lista.

E’ nel primo cassetto della mia scrivania a casa.

La moglie di uno di loro disse che il marito le aveva chiesto di aggiungerla al loro album di nozze.

Una ragazza aggiunse che la sua era preziosamente conservata nel suo diario.

Un’altra ex compagna aprì la sua agenda di tutti i giorni e tirò fuori la sua lista, piuttosto consumata, mostrandola al gruppo

Io la porto sempre con me.

E penso che tutti l’abbiamo conservata ! 

In quel momento l’insegnante si sedette e iniziò a piangere.

Pianse per il giovane soldato e per tutti i suoi amici che non l’avrebbero mai più rivisto.

Presi dalla frenesia del tempo,

spesso dimentichiamo che la vita un giorno o l’altro finirà.

Non sappiamo quando ciò accadrà,

pertanto

fai sapere alle persone che ami quanto vuoi loro bene

e quanto siano importanti per te.

                                 

                             Diglielo e magari scriviglielo,

 prima che sia troppo tardi.

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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……………………. i vostri cuori

cuore

I vostri cuori

conoscono nel silenzio i segreti

dei giorni e delle notti.

Ma le vostre orecchie hanno sete

del suono della vostra conoscenza del cuore.

Voi vorreste conoscere con parole ciò che avete sempre saputo nel pensiero.
Voi vorreste toccare con le dita il nudo corpo

                          dei vostri sogni.

                   Ed è bene che voi lo facciate.

La sorgente nascosta della vostra anima

dovrà scaturire e scorrere

sussurrando verso il mare;

E il tesoro delle vostre infinite cognizioni

si rivelerà ai vostri occhi.

Ma non lasciate che ci siano bilance

per valutare quel vostro ignoto tesoro;

E non scandagliate le profondità della vostra conoscenza con l’asta o la sonda.

Perché il vostro Io è un mare sconfinato ed incommensurabile.

Non dite:

                       “Ho trovato la verità”,

ma piuttosto:

                      “Ho trovato una verità”.

Non dite:

                           “Ho trovato il sentiero dell’anima”.

Dite piuttosto:

          “Ho incontrato l’anima in cammino sul mio sentiero”.

Perché l’anima cammina in tutti i sentieri.

L’anima non cammina su una linea, né cresce come una canna.

L’anima dischiude se stessa, come un fiore di loto dagli innumerevoli petali.

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…… agire per il piacere di agire…..

 sinfonia

 Sii impeccabile con la parola

 

La parola è il potere con cui creiamo,

la parola è una forza,

è il potere di esprimere e comunicare,

di pensare e quindi di creare gli eventi della nostra vita.

Come una spada a doppio taglio può creare un sogno magnifico,

oppure

distruggere tutto.

 

La parola impeccabile crea bellezza, armonia, comunione.

A seconda di come la usiamo la parola ci renderà liberi o schiavi.

Se ci abbandoniamo all’ira e con le nostre parole inviamo veleno emozionale verso altre persone,

stiamo usando la nostra parola contro di noi.

Se invece le nostre parole esprimono rispetto ed amore creeremo attorno a noi armonia e serenità.

Principalmente ci serviamo della parola per diffondere i nostri veleni personali:

ira,

gelosia,

invidia ed odio.

La parola è magia pura è il dono più potente che abbiamo.

L’impeccabilità della parola può guidarci verso la libertà personale,

verso il successo e l’abbondanza ,

può toglierci la paura e trasformarla in gioia ed amore.

 

Non prendere nulla in modo personale

 

 qualunque cosa accada intorno a noi non prendiamola personalmente.  

Ciò che fa soffrire l’essere umano si chiama

importanza personale 

cioè la tendenza a prendere tutto sul piano personale, come se tutto il mondo ruotasse attorno a noi.

Nulla di ciò che fanno gli altri è a causa nostra,

ognuno vive nel proprio sogno,

nella propria mente e in un mondo completamente diverso da quello in cui viviamo noi.

Quando prendiamo qualcosa in modo personale, crediamo che gli altri sappiano  cosa c’è nel nostro mondo e cerchiamo di imporre il nostro punto di vista sul loro.

Anche quando una situazione sembra estremamente personale, anche quando gli altri ci insultano direttamente, non a nulla a che fare con noi.

Quello che dicono e fanno, le opinioni che manifestano, tutto segue gli accordi che hanno preso con se stessi.

Il loro punto di vista deriva dalla programmazione che hanno ricevuto dall’ambiente.

Se qualcuno ci dice qualcosa di spiacevole, la verità è che quella persona sta affrontando le proprie emozioni, opinioni e convinzioni. 

Cerca di inviarci del veleno, e se prendiamo in modo personale ciò che ci dice, il veleno passa dentro di noi.

Facciamo attenzione a non mangiare

 

“tutta la loro spazzatura emotiva”,

 

basta non prendere nulla in modo personale per essere immuni al veleno.

Quando prendiamo le cose personalmente ci sentiamo offesi e la

re – azione

 

è quella di difendere le nostre convinzioni,

 

creando conflitti. 

 

Rendiamo grande qualcosa che di per sé è piccolo, perché abbiamo bisogno di avere ragione e di dimostrare che gli altri si sbagliano.

Anche noi trasmettiamo  le nostre  opinioni e anche per noi vale il fatto che qualunque cosa facciamo, qualunque emozione proviamo, si tratta di una proiezione del nostro sogno personale di un riflesso del nostro sistema di credenza.

Quello che diciamo e quello che facciamo, le opinioni che abbiamo, tutto è il riflesso del nostro sistema di credenza, perciò non ha nulla a che vedere con gli altri.

Il lavoro da fare è arrivare al punto in cui il giudizio degli altri

 sia in positivo che in negativo  non ci tocca,

perché abbiamo la percezione interna del nostro valore e quindi non restiamo agganciati da ciò che gli altri pensano di noi.

Qualunque cosa gli altri pensano o dicano di noi non ci riguarda, 

stanno parlando a voce alta di se stessi.

L’essere umano crea dentro di sé un film, di cui è protagonista, regista, produttore e tutti gli altri sono personaggi secondari .

Il nostro punto di vista è personale è la nostra realtà.

 

Chi si arrabbia è perché ha paura e l’altro è solo un pretesto per portare fuori un disagio, un tema non risolto.

 

Se siamo in armonia con chi ci circonda,

significa che l’altro non ci suscita nessuna reazione negativa e quindi questo vuole semplicemente dire che non stiamo contattando una nostra paura o un nostro limite e quindi non lo riversiamo sull’altro.

Quando nulla viene preso in modo personale si evitano

sentimenti di rabbia,

gelosia,

rancore,

invidia.

 Non supporre nulla

 Tendiamo a supporre ciò che gli altri pensano o fanno,

lo prendiamo sul personale,

li incolpiamo e

reagiamo inviando loro veleni emozionali tramite le parole.

Per questo ogni volta che supponiamo qualcosa stiamo sbagliando.

Facciamo una supposizione,

capiamo male,

prendiamo la cosa in modo personale

e finiamo per creare un dramma completamente inutile.

Tutta la tristezza,

tutti i drammi della nostra vita sono fondati sulle supposizione sull’abitudine di prendere le cose in modo personale.

 generalmente cominciamo a spettegolare ed inviare veleno emozionale sugli altri sulla base delle nostre supposizioni.

E’ sempre meglio

chiedere che supporre,

la supposizione porta equivoci ed incomprensioni.

Supporre che gli altri sappiano ciò che pensiamo e che perciò non sia necessario dirlo, è un errore che accade spesso nei rapporti.

 

Fai sempre del tuo meglio

 

 valutando però momento per momento, ascoltandoci, al fine di non strafare.

L’importante è non giudicarsi,

così da non cadere nei sensi di colpa,

se facciamo del nostro meglio impariamo ad accettarci.

Occorre arrivare al punto di

 

Agire per il Piacere di Agire !

 

Fare le cose dandogli valore e sentendole importanti per noi, anche le piccole cose quotidiane, al fine di far assumere loro un valore diverso.

Ogni azione dovrebbe diventare un rituale in cui

amiamo il divino,

ogni pensiero diventa una comunione con Dio e

vivremo un sogno privo di giudizi e vittimismo,

senza più bisogno di spettegolare e di trattare male gli altri e

Se stessi.

 

Se siamo impeccabili con la parola,

se non prendiamo le cose a livello personale,

se non supponiamo nulla e

facciamo sempre del nostro meglio,

saremo in grado di controllare la nostra vita !

a cura di Lf

 

Nb : tratto dal libro di don miguel ruiz

 
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Pubblicato da su 20 luglio 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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……rilassati e sii Te stesso……..

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Se non ami te stesso

non potrai mai amare nessun altro. !

Se non puoi trattarti con amore

non puoi trattare gli altri con amore.

È psicologicamente impossibile.

Qualsiasi sia la maniera in cui stai con te, così stai anche con gli altri.

Questa è un’idea fondamentale, accettala.

Se odi te stesso odierai gli altri;

e ti hanno insegnato ad odiarti. Nessuno ti ha mai detto

“Ama te stesso!”

 

L’idea stessa sembra assurda:

amare se stessi ?

L’idea stessa non ha senso:

amare se stessi ?

 

Pensiamo sempre che per amare ci voglia qualcun’altro. Ma se non impari con te non potrai praticarlo con altri.

Ti hanno detto, condizionandoti costantemente, che tu non hai nessun valore.

Ti hanno detto in tutti i modi, ti hanno dimostrato, che sei indegno, che non sei quello che dovresti essere, che non sei accettato così come sei.

Ci sono molti

“dovresti”

che pesano sulla tua testa, e questi

“dovresti”

sono quasi impossibili da realizzare.

E quando non puoi soddisfarli,

quando non compi questi obiettivi,

ti senti condannato.

Sorge un odio profondo nei tuoi confronti.

Il primo passo  ?

 Accettati come sei

 

abbandona tutti i “dovresti”.

Non portare nessun “dovresti” nel tuo cuore !

tu non devi essere qualcun’altro;

non ci si aspetta che tu faccia qualcosa che non ti è proprio.

Devi essere solo te stesso.

Rilassati e sii te stesso.

Rispettoso con la tua individualità,

 

In questa innocenza sentirai compassione e amore per te.

Ti sentirai così felice con te stesso che addirittura se Dio viene e bussa alla tua porta dicendo:

“Ti piacerebbe essere qualcun’altro ?”

tu dirai:

No …. Sono perfetto!

Ti ringrazio però non cambiare nulla di me;

sono perfetto Così come sono

Se vai a vedere un dipinto di Picasso e dici:

“Questo non va bene e questo neanche, e questo colore sarebbe dovuto essere così”

stai negando Picasso.

Quando dici:

“Io dovrei essere così”, stai cercando di perfezionare Dio.

Stai dicendo:

Ti sei sbagliato; io sarei dovuto essere così, e tu mi hai fatto così?  Stai cercando di perfezionare Dio.

Non è possibile.

La tua lotta è inutile, sei condannato a fallire.

E quanto più sbagli, più odi.

Quanto più sbagli, tanto più ti senti condannato.

Quanto più sbagli, tanto più ti senti impotente.

E da questo odio, impotenza,

come può nascere la compassione ?

 La compassione nasce quando sei perfettamente centrato nel tuo essere.  Tu dici

“Sì, io sono così”.

 

Non hai ideali da raggiungere.

E immediatamente comincia la pienezza!

Le rose fioriscono così meravigliosamente perché non stanno cercando di convertirsi in fiori di loto.

E i fiori di loto fioriscono così meravigliosamente perché non hanno sentito storie di altri fiori.

Tutto nella natura prosegue così meravigliosamente in armonia, perché nessuno sta cercando di competere con altri, nessuno sta cercando di diventare un altro.

Tutto è come deve essere.

C’è da comprendere solo questo!

Cerca solo di essere te stesso e ricorda che non puoi essere null’altro, per quanto ci provi.

Tutti gli sforzi sono vani.

Devi solo Essere Te Stesso.

Esistono solo due cammini.

Uno è quello del rifiuto di te, ma continuerai ad essere lo stesso.

L’altro è quello di accettarti, donandoti, provando gusto, apprezzandoti, ma anche in questo caso continuerai ad essere lo stesso.

La tua attitudine può  essere differente …..

ma tu sarai sempre la persona che sei.

 

Ma una volta che ti accetti sorge la Felicità !

osho rivisto da Lf

Ps

Il presente scritto non sostituisce ne annulla atto medico

 
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Pubblicato da su 13 luglio 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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cane

Un cane entrò in macelleria mentre il negoziante era intento nel suo lavoro.

Appena l’uomo notò il cane lo mandò via, ma il cane entrò nuovamente.

Il macellaio, sorpreso dall’insistenza dell’intruso, cercò di cacciarlo una seconda volta dal suo negozio ma si rese conto che il cane aveva un foglio in bocca.

Prese dunque il foglio e lo lesse:

Mi potrebbe mandare 12 salsicce e 3 bistecche di manzo per favore?

Il macellaio notò che il cane aveva in bocca anche un biglietto da 50 Euro.

Così prese le salsicce e le bistecche, le infilò insieme in una borsa che mise nella bocca del cane.

Il macellaio rimase molto colpito. Era arrivata l’ora di chiudere il negozio, così decise di seguire il cane, che si incamminò lungo la strada con la borsa tra i denti.

Quando il cane arrivò ad un incrocio, lasciò la borsa sul marciapiede, si alzò sulle zampe posteriori e con una delle anteriori schiacciò il bottone dei pedoni per cambiare il segnale del semaforo.

Prese di nuovo la borsa ed aspettò pazientemente che il semaforo diventasse verde per far attraversare i pedoni.
Allora attraversò la strada e camminò fino ad una fermata del bus. Il macellaio lo seguiva stupefatto da vicino.

Alla fermata il cane guardò la mappa delle rotte e degli orari e si sedette sul marciapiede ad aspettare il suo bus.
Ne arrivò uno che però non era il suo, ed il cane infatti non si mosse.
Arrivò un altro bus ed il cane, dopo essersi assicurato che fosse quello giusto, salì dalla porta posteriore, affinché il conduttore non lo potesse vedere. Il macellaio, a bocca aperta, lo seguì.

All’improvviso il cane si alzò sulle zampe posteriori e toccò il campanello della fermata, sempre con la borsa tra i denti.
Quando il bus si fermò, il cane scese, così anche il macellaio. Entrambi camminarono per la strada finché il cane si fermò a una casa.

Posò la borsa sul marciapiede e, prendendo la rincorsa, si lanciò contro la porta.

Ripeté l’azione diverse volte, ma nessuno gli aprì la porta.

Allora il cane fece il giro della casa, saltò un recinto, si avvicinò ad una finestra e, con la testa, colpì diverse volte il vetro.
Ritornò alla porta, che si aprì. Comparve un uomo che cominciò a picchiare il cane.

Il macellaio corse verso l’uomo e gridò:

 “Santo cielo, che cosa sta facendo? Il suo cane é un genio!

L’uomo irritato rispose:

 “Un genio?!

E’ la seconda volta questa settimana che questo stupido dimentica le chiavi!

Ricorda ….puoi essere una persona  eccellente

una persona straordinaria  e

superare ogni aspettativa

proprio per questo ….. agli occhi  molti potrai apparire sempre al di sotto delle loro attese……..  

ecco che è necessario sempre ……..

 

 

Essere Sè Stessi

e

Volare Alto

Lf

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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