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Non era l’anima ciò che si era visto…….

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 Se hai in Te un

essere psichico 

l’Anima

 

sufficientemente risvegliata  per prendersi cura di Te,

per prepararTi il cammino, essa può attirare verso  di  Te

le cose che Ti aiutino,

 

persone, libri, circostanze, ogni genere di piccole coincidenze che

Ti giungono come portate da una qualche

 

benevolente volontà

e che Ti danno un’indicazione, un aiuto, un supporto per prendere le decisioni e volgerTi nella giusta direzione.

 

Ma una volta che hai preso questa decisione, non appena hai deciso di trovare la verità del Tuo essere, non appena partite sinceramente sul cammino,

allora ogni avvenimento sembra cospirare ad aiutarTi ad avanzare.[…]

 

Al fine di fortificare il contatto e aiutare, se possibile, lo sviluppo della personalità psichica cosciente, si dovrebbe, mentre ci si concentra, volgersi ad essa,

aspirare a conoscerla e sentirla,

aprirsi a ricevere la sua influenza, e

averene  in grande cura ….

ogni volta che si riceve una sua indicazione,

di seguirla molto scrupolosamente e sinceramente.

Vivere in una grande aspirazione,

prendersi cura di

divenire interiormente calmi

 

e di rimanere sempre così il più a lungo possibile, di coltivare una perfetta sincerità in tutte le attività del proprio essere;

 

queste sono le condizioni essenziali per

la crescita dell’essere psichico.

 

[…]  Ho già ripetuto molte volte che

quando si entra coscientemente in contatto con la propria anima

e l’unione è stabilita, è finita,

non può più essere disfatta, è qualcosa di

permanente,

di costante,

che resiste ad ogni cosa,

e che,

in qualsiasi momento se richiamata può essere trovata.

Mentre per le altre esperienze, si può averne di molto belle, e poi l’essere si vela di nuovo, e ci si chiede:

“Come è accaduto?

Ho visto la mia anima e ora non la trovo più !

 

 

Non era l’anima ciò che si era visto.

 

 

 

Sri Aurobindo  tratto da

” l’avventura della coscienza “

rivisto LF

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Pubblicato da su 21 giugno 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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Cosa scegli di essere ….. quando …..

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Una giovane andò dalla madre per lamentarsi

della sua vita e di come le fosse difficile.

Si sentiva sfiduciata, quando risolveva un problema se ne presentava subito un altro ed era stanca di lottare,

tanto che credeva di darsi per vinta.

La madre la portò in cucina,

prese tre pentolini, li riempì d’acqua e li pose sul fuoco.

Quando l’acqua incominciò a bollire in uno mise delle carote, nell’altro delle uova e nell’ultimo dei chicchi di caffè.

Lasciò bollire l’acqua senza dire una parola, mentre la figlia osservava con impazienza, domandandosi cosa la madre stesse facendo.

Dopo venti minuti la madre spense il fuoco.
Tirò fuori le carote e le mise su un piatto.
Tirò fuori le uova e le mise in una scodella.
Prese un colino, filtrò il caffè e lo mise in una tazza.
Guardando la figlia le disse:

“ Cara figlia mia, carote, uova o caffè: cosa scegli ? ”

La figlia stupita non rispose e la madre la fece avvicinare.

Le chiese di toccare le carote, che la ragazza trovò cedevoli, la invitò a rompere un uovo, ormai diventato sodo e le fece annusare e assaporare la tazza di caffè fumante, dall’aroma ricco e profumato.

Finalmente la figlia le domandò:

“ Cosa significa tutto questo, madre ? ”

La madre le spiegò che tutte le cose avevano affrontato la stessa avversità,

“l’acqua bollente”,

ma avevano reagito in maniera differente.

La carota, forte e superba, aveva lottato contro l’acqua, ma era diventata debole e molle.

L’uovo, così fragile nel suo guscio sottile che proteggeva l’interno liquido e nutriente, si era indurito.

I chicchi del caffè,

invece,

avevano fatto il miracolo:

dopo essere stati nell’acqua, bollendo, l’avevano trasformata.

 “Cosa scegli di essere, figlia mia ?

Quando l’avversità suona alla tua porta, come rispondi?

Sei come la carota che sembra forte, ma quando il dolore ti tocca diventi debole e priva di forza ?

Sei come un uovo che nella sua fragilità nasconde un cuore tenero e un carattere buono, ma che le prove della vita induriscono ?

Il guscio sembra sempre lo stesso, ma l’interno è amareggiato e inaridito.

Oppure sei come un chicco di caffè,

che cambia l’elemento che gli causa dolore e nel punto di ebollizione raggiunge

il suo migliore aroma e sapore?

Come un chicco di caffè, proprio quando le cose ti vanno male puoi reagire in maniera positiva e diffondere con il tuo atteggiamento

“il profumo del caffè”

intorno a te.

Le persone più serene e felici non sono quelle a cui tutto va bene,

ma quelle che

sanno prendersi il meglio della vita,

 

nonostante tutto.

Figlia mia, possa tu avere

abbastanza gioia da renderti dolce,

abbastanza prove da renderti forte e

abbastanza speranza da renderti felice.

……. quando ti senti male e le difficoltà della vita ti sembrano enormi, fa si che  l’acqua bollente si trasformerà in un caffè fragrante e profumato.

 

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….. Io ti adoro e tu mi ami

 

corsa

 

 

Mamma,

lasciami crescere come cresce un bambino,

se non imparo dalle esperienze non saprò affrontare al meglio la vita.

lasciami correre e poi sbucciare un ginocchio,

dopo aver pianto imparerò che cadere vuol dire farsi male, imparerò a stare attento, imparerò dal pericolo ad essere prudente.

lasciami imbrattare di colore la scrivania,

lascia che le mie mani si sporchino di tempera,

di colla e adesivo,

imparerò coi colori a dipingere il mio mondo.

lasciami sporcare la faccia di sugo,

lascia che con le mani io scopra il cibo,

lascia che io scopra i sapori,

lasciami provare,

non mi imboccare!

Se tu insisti io mi arrendo e

cercherò te ogni volta che non avrò voglia di mangiare da solo.

lasciami piangere ogni tanto,

non correre da me appena accenno un lamento, prova ad aspettare, io devo imparare a cavarmela da solo!

Cosa farò quanto dovrò affrontare le difficoltà e tu non sarai al mio fianco?

lascia da parte le tue faccende ogni tanto,

sporcati la faccia di marmellata come me,

imbratta le tue mani di tempera,

costruiamo insieme grandi castelli,

enormi vascelli,

piramidi di Lego,

se ti siedi vicino a me io ti sento più vicina.

non fare quella faccia quando ho la febbre,

io mi devo ammalare,

i batteri e i virus mi devono fortificare;

smettila di andare nel panico,

vivrò nella paura se tu hai sempre troppa paura per me.

se mi lasci dalla nonna non è la fine del mondo,

anche loro hanno bisogno di me ed io ho bisogno di loro!

Vai pure fuori e mangiati una pizza, non morirò di fame e non impazzirò dalla solitudine, imparerò dalla lontananza a non dipendere sempre da te.

se vado piano tu non correre, non sono una macchina e ho

bisogno di tempo per imparare.

A te sempre facile ciò che per me è incomprensibile, ricordi quando eri bambina?

E’ successo anche a te di non capire le cose semplici.

fidati di me,

io sono piccolo ma sto imparando a vivere! Lasciami la mano qualche volta, fammi correre, fammi nascondere, fammi giocare, se mi imbottisci con quel maglione io quasi non posso respirare!

Vivi mamma e lascia che io viva,

lasciami vivere a modo mio, rispetta i miei tempi, i miei spazi e i miei sogni!

non lo so se diventerò ingegnere e non lo so se sarò uno chef: dammi la libertà di scegliere,

di sbagliare,

di capire a mio modo ciò che voglio diventare.

non scordarti del bacio della buona notte e nemmeno dell’imbocca al lupo quando vado a scuola, un giorno rimpiangerai ciò che sbadatamente non sei riuscita a darmi

ed io per sempre rimpiangerò ciò che davvero mi serviva da te.

Io ti adoro e tu mi ami,

ma se ti fidi di me io mi fiderò del mondo.

lasciami crescere come cresce un bambino,

se non imparo dalle esperienze non saprò affrontare al meglio la vita.

Mamma

questo è anche il mio mondo ed io voglio scoprirlo con te.

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2016 in Blog

 

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Per guarire bisogna cambiare punto di vista riguardo a se stessi.

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Dietro ogni malattia c’è il divieto di fare qualcosa che desideriamo oppure l’ordine di fare qualcosa che non desideriamo.

Ogni cura esige la disobbedienza a questo divieto o a quest’ordine

E per disobbedire è necessario abbandonare la paura infantile di non essere amati; vale a dire di 

 

essere abbandonati.

 

Questa paura provoca una mancanza di coscienza: non ci si rende conto di quello che si è davvero, cercando di essere quello che gli altri si aspettano che noi siamo.

Se si persiste in questa attitudine, si trasforma la propria bellezza interiore in malattia.

La salute si trova solo nell’autentico,

non c’è bellezza senza autenticità,

ma per arrivare a quello che siamo davvero 

dobbiamo eliminare quello che non siamo. 

Essere quello che si è: questa è la felicità più grande.

Insieme ai propri ordini o divieti, i genitori imprimono delle parole nella memoria dei loro 

figli che più tardi agiscono come predizioni; il cervello ha la tendenza a realizzarle.

Per esempio:

“Se ti accarezzi il sesso, quando sarai grande diventerai una prostituta”,

“Se non fai lo stesso lavoro di 

tuo padre e di tuo nonno morirai di fame”,

“Se non sei obbediente, quando sarai grande ti 

metteranno in prigione”… 

 

Queste predizioni, arrivando all’età adulta, si convertono in una minaccia angosciante.

Il miglior modo di liberarsene è quello di realizzarle in forma metaforica: 

invece di ridurre la minaccia, bisogna abbandonarsi ad essa.

La famiglia, in complicità con la società e la cultura, ci crea innumerevoli abitudini:

 

mangiamo un certo tipo di cibi,

abbiamo un numero limitato di precetti,

idee,

sentimenti,

gesti ed azioni.

Ci circondano le stesse cose. 

 

Per guarire bisogna cambiare punto di vista riguardo a se stessi. 

 

L’Io che patisce la malattia è più piccolo d’età rispetto a noi: è una costruzione mentale preda del passato. 

Quando ci liberiamo dal circolo vizioso delle nostre abitudini, scopriamo una personalità più autentica e, per ciò stesso, sana.

Quando emerge un impulso dall’inconscio,  possiamo liberarci di esso solo realizzandolo.

Per questo è necessario agire,

non di parlare soltanto. 

Alejandro J.

 
 

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