RSS

Archivi tag: conoscenza

…. da Cuore a Cuore …………….

17366343

Fissa la tua attenzione  sul

Conoscere  Te stesso 

sii cosciente in ogni momento di quello che

pensi,

senti,

desideri e

fai.

 

Finisci sempre quello che hai cominciato.

Fa’ quello che stai facendo il meglio possibile.

Non incatenarti a nulla che alla lunga ti possa distruggere.

Sviluppa la tua generosità senza testimoni.

Tratta ogni persona come se fosse un parente prossimo.

Riordina ciò che hai disordinato.

Impara a ricevere, ringrazia per ogni regalo.

Smettila di autodefinirti.

 

Non mentire e non rubare…….,

se lo fai menti e rubi a te stesso.

 

Aiuta il prossimo senza renderlo dipendente da te.

Non desiderare di essere imitato.

Stila dei progetti di lavoro e realizzali.

Non occupare troppo spazio.

Non fare rumore né gesti che non siano necessari.

Se non hai fede, fa’ come se ce l’avessi.

Non lasciarti impressionare dalle personalità forti.

Non impadronirti di niente e di nessuno.

Distribuisci in modo equanime.

Non sedurre.

Mangia e dormi il minimo indispensabile.

Non parlare dei tuoi problemi personali.

Non emettere giudizi né critiche quando conosci solo una minima parte dei fatti.

Non stringere amicizie inutili.

 Non seguire le mode.

 Non venderti.

Rispetta i contratti che hai sottoscritto.

Sii puntuale.

Non invidiare i beni o i successi del prossimo.

Parla il minimo indispensabile.

Non pensare ai benefici che ti procurerà la tua opera.

Non minacciare mai.

Mantieni le promesse.

 

In una discussione, mettiti nei panni dell’altro.

Accetta di venire superato da qualcuno.

Non eliminare, trasforma.

Vinci le tue paure, dietro ciascuna di loro si nasconde un desiderio.

Aiuta l’altro ad aiutarsi da solo.

Vinci le tue antipatie e avvicinati alle persone che vorresti allontanare.

Non agire come reazione a quello che dicono di te, nel bene e nel male.

 

Trasforma il tuo orgoglio in dignità.

Trasforma la tua collera in creatività.

Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.

Trasforma la tua invidia in ammirazione per le qualità dell’altro.

Trasforma il tuo odio in carità.

 

Non ti lodare e non ti insultare.

Tratta quello che non ti appartiene come se ti appartenesse.

Non ti lamentare.

Sviluppa la tua fantasia.

Non dare ordini per il solo piacere di essere obbedito.

Paga per i servizi che ti vengono dati.

 

Non fare propaganda delle tue opere o idee.

 

Non cercare di suscitare negli altri emozioni nei tuoi confronti come la pietà, l’ammirazione, la simpatia, la complicità.

Non cercare di distinguerti per l’aspetto esteriore.

Non contraddire mai, taci.

Non contrarre debiti, compra e paga subito.

Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.

Se hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.

 

    Se ti accorgi di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere per orgoglio nel tuo errore e desisti subito dai tuoi propositi.

    Non difendere le tue idee più antiche per il semplice fatto di essere stato tu a enunciarle.

Non conservare oggetti inutili.

Non farti bello delle idee altrui.

Non farti fotografare vicino a personaggi famosi.

Non rendere conto a nessuno, sii tu il giudice di te stesso.

 

Non definirti in base a quello che possiedi.

Non parlare mai di te senza concederti la possibilità di cambiare.

Accetta l’idea che nulla è tuo.

  

  Quando ti chiedono la tua opinione riguardo qualcosa o qualcuno, di’ soltanto le sue qualità.

  

  Quando ti ammali, invece di odiare il male, consideralo il tuo maestro.

Non guardare di nascosto, guarda diritto negli occhi.

 

 Non dimenticare i tuoi morti, ma assegna loro un posto limitato, in modo che non invadano tutta la tua vita.

Nel luogo in cui vivi, dedica sempre uno spazio al sacro.

Quando rendi un servizio, non esagerare i tuoi sforzi.

Se decidi di lavorare per gli altri, fallo con piacere.

Se sei in dubbio tra il fare e il non fare, corri il rischio e fa’.

   

Non cercare di essere tutto per il tuo partner; accetta che cerchi in qualcun altro quello che tu non puoi offrirgli.

 

    Quando qualcuno ha il suo pubblico, non precipitarti a contraddirlo rubandogli l’attenzione dei presenti.

Vivi del denaro che tu stesso ti sei guadagnato.

Non ti vantare delle tue avventure amorose.

Non ti pavoneggiare delle tue debolezze.

Non andare mai a trovare qualcuno soltanto per passare il tempo.

Ottieni per ridistribuire.

 

Se stai meditando e arriva un diavolo,

fallo meditare con te.

Gurdjieff

 

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 19 novembre 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Non vergognarsi mai e osare tutto……..

 

erasmo

è la follia che parla ……..

 

           in primo luogo osservate con quanta previdenza la natura, madre e artefice del genere umano,

ebbe cura di spargere dappertutto un pizzico di follia.

Se, infatti, secondo la definizione stoica,

la saggezza consiste solo nel farsi guidare dalla ragione, mentre,

al contrario,

la follia consiste nel farsi trascinare dalle passioni,

perché la vita umana non fosse del tutto improntata a malinconica severità,

 

Giove infuse nell’uomo molta più passione che ragione:

press’a poco nella proporzione di mezz’oncia ad un asse.

 

Relegò inoltre la ragione in un angolino della testa lasciando il resto del corpo ai turbamenti delle passioni.

Quindi, alla sola ragione contrappose due specie di violentissimi tiranni:

l’ira, che occupa la rocca del petto e il cuore stesso che è la fonte della vita,

e la concupiscenza che estende il suo dominio fino al basso ventre. 

……..  rivendicherò anche la saggezza?

qualcuno potrebbe dire che è come accoppiare l’acqua e il fuoco.

Eppure credo che riuscirò anche in questo purché voi, come prima, mi prestiate benevola attenzione.

In primo luogo, se la saggezza si fonda sull’esperienza, a chi meglio conviene fregiarsi dell’appellativo di saggio?

Al sapiente che, parte per modestia, parte per timidezza, nulla intraprende, o al folle che né il pudore, di cui è privo, né il pericolo, che non misura, distolgono da qualche cosa?

Il sapiente si rifugia nei libri degli antichi e ne trae solo sottigliezze verbali.

Il folle affronta da vicino le situazioni coi relativi rischi e così acquista, se non erro, la saggezza.

Cosa, questa, che sembra avere visto, benché cieco, Omero, quando dice:

“Il folle capisce i fatti”.

Sono due infatti i principali ostacoli alla conoscenza delle cose:

la vergogna che offusca l’animo,

e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese.

La follia libera da entrambe.

 

 

erasmo da rotterdam

 
3 commenti

Pubblicato da su 25 aprile 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

               occhio

               

                   Freud espresse la necessità di approfondire la comprensione dei fenomeni dei sintomi oculari di tipo nevrotico, lamentandone la scarsa accessibilità per la professione psicanalitica.

I disturbi visivi impediscono una corretta visione del mondo esterno.

E gli occhi sono un organo bersaglio privilegiato sempre più frequentemente.

Talvolta non è sufficiente distogliere lo sguardo o voltare la testa.

Talvolta non si riesce a chiudere gli occhi e dimenticare:    i disturbi visivi, 

quindi tutti i vizi di refrazione come  :

miopie,

ipermetropie

e astigmatismi

o tutte le malattie oculari,

possono, in modo assai più efficace e spesso permanente, rimuovere ciò che ci disturba.

                    Il nostro inconscio è in grado di scotomizzare, annullare, indebolire o modificare la realtà che non vuole più sopportare e lo fa tramite l’azione biochimica o biomeccanica,

cioè i neuropeptidi o gli squilibri della motilità oculare, della convergenza e della accomodazione.

 

                Reich ha affermato  che i muscoli oculari sono influenzati dagli stati emotivi.

E oggi sappiamo quanto la rigidità e l’inflessibilità dei muscoli oculari favoriscono le alterazioni rifrattive.

 

Pensate,per  esempio, che  il blocco dei movimenti oculari

impedisce il collegamento neuronale.

Ovvero la soppressione visiva temporanea nelle fasi iniziali della vita può impedire per sempre un corretto sviluppo della capacità visiva.

La miopia può essere una espressione ideale per controllare meglio un ambiente in cui si vive sempre in uno stato di difesa,

l’ipermetropia una  corretta realizzazione della propria aggressività e del vuoto interiore

infine 

l’astigmatismo l’espressione per l’esigenza di dover vedere ogni cosa sempre da più lati contemporaneamente.

 

Gli occhi esplorano il mondo….. e  se,  il mondo ti sconvolge, gli occhi ne subiscono le conseguenze.

Uno studio olandese di prevalenza delle alterazioni oculari in più di 1500 persone affette da deficit mentale da medio a grave, ha messo in evidenza un tasso molto elevato di problemi visivi.

Più della metà presentava un problema rifrattivo, circa la metà uno strabismo e quasi un quinto di loro era affetto da cataratta.

Il processo della visione è un complesso meccanismo dove gli occhi captano ed elaborano, il sistema nervoso organizza e la psiche percepisce.

Noi vediamo col cervello, attraverso la funzione binoculare,

ma è la mente che ci rende consci del vedere.

Questa percezione è fondata sulla memoria e quindi impariamo a vedere tramite l’esperienza.

La visione, nel suo complesso, migliora con la conoscenza; 

noi non possiamo vedere, sotto un certo aspetto, ciò che non conosciamo ancora.

Il neonato sa usare il tatto e l’udito meglio dell’organo visivo, all’inizio,ma ben presto l’occhio diventa l’organo sensoriale dominante.

 

Il neonato

vede poco, ma questa sua capacità si affina col tempo.

Il marinaio

vede il cielo che prepara la tempesta meglio di un cittadino.

 

L’eschimese

vede e misura e definisce il colore bianco meglio di un non nativo e un medico specializzando esplora il fondo oculare di un paziente meno bene di un oftalmologo esperto;

 

quanto più impariamo a vedere, quanto meglio vediamo, poichè vedere è un’acquisizione sempre perfettibile nel tempo.

 

Come afferma Huxley, il vedere è

” un’arte”

Peraltro Skeffington dichiarò:

 

“Chi è instabile nel suo mondo visivo è insicuro nel suo ego”.

Resta da capire dove è la causa e dove l’effetto e, soprattutto, se esistono veramente causa ed effetto.

 

In realtà, probabilmente, i due processi

 

 quello visivo come quello psichico si auto-alimentano.

 

Già Leibniz diceva che innumerevoli osservazioni ci portano a concludere che generiamo in ogni momento un’infinità di percezioni non accompagnati da consapevolezza o riflessione cosciente.

Ci sono conoscenze inconsapevoli e conoscenze dell’inconscio:

tante decisioni che prendiamo convinti da quello che consideriamo il nostro libero arbitrio, in realtà, sono influenzate da immagini subliminali o parole
o atteggiamenti o messaggi inconsci che tempestano la nostra mente.

Bates afferma che anche le immagini captate e rifiutate, in qualche modo, impregnino la nostra memoria e che sia possibile con adeguati esercizi farle riaffiorare alla nostra coscienza.

 

Anche le emozioni negative influenzano la nostra visione…..

 

 Il pessimista

“vede tutto nero”

 

Il perfezionista diviene

“cieco per la rabbia”

 

Il pauroso ha

“la vista che balla”, ecc.

 

Non sono solo eufemismi:

collera, orgoglio, ambizione, invidia, isolamento,
minacce, ostacoli, impotenza, conflitti, influiscono sulla resa della nostra funzione visiva o preludono a vere malattie…….

malattie che si chiameranno calazi,  uveiti recidivanti, glaucomi,  retiniti…

 

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 30 marzo 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

….. non fermarti all’apparenza e….. vivi pienamente

Un uomo  aveva dedicato metà della sua vita alla ricerca della verità.

Aveva letto praticamente tutti i libri che trattavano dell’antica saggezza.

Aveva viaggiato in tutti i paesi, conosciuti e sconosciuti, per udire ciò che i maestri spirituali avevano da dire.

Passava le giornate a lavorare e le notti a contemplare i Grandi Misteri.

Un giorno sentì parlare di un altro maestro ancora, il grande poeta che viveva in una città vicina. Si mise in viaggio per andare a trovare il saggio e quando arrivò a destinazione vide, con sua grande sorpresa, scritto sulla porta, uno strano annuncio:

“Qui si vende la conoscenza”.

“Si tratterà di un errore”,

pensò, “

oppure di un deliberato tentativo di dissuadere i semplici curiosi, perché non ho mai sentito dire che la conoscenza possa essere comprata o venduta”,

ed entrò. 

Seduto nel cortile interno, curvo sotto il peso degli anni, c’era una persona intenta a scrivere una poesia.

“Sei venuto a comprare la conoscenza?”,

gli chiese ed egli annuì.

Allora  gli chiese di dargli tutto il denaro che possedeva.

così vuotò la sua borsa: la sua fortuna ammontava a cento monete d’argento.

“Per questa somma”, disse , “puoi avere tre consigli”.

“Che intendi dire?”,

chiese

 “Come può un uomo umile come tè, che si è votato alla saggezza, aver bisogno di denaro?”.

“Viviamo nel mondo, circondati da realtà materiali”, disse il saggio, “e la conoscenza che ho mi impone nuove e importanti responsabilità. Dato che conosco certe cose che gli altri ignorano, devo, tra l’altro, spendere dei soldi per essere di aiuto, laddove una parola gentile o l’esercizio  non sono appropriati”.

Prese il denaro e disse:

“Ascoltami bene. Il primo consiglio è: ‘Una piccola nube è segno di pericolo”.

“Ma è questa la conoscenza?”, si meravigliò

“Non mi pare che ciò mi insegni molto sulla natura della verità suprema o sul ruolo dell’uomo nel mondo”.

“Se devi interrompermi”, disse il saggio, “puoi riprendere il tuo denaro e andartene. A che serve conoscere il ruolo dell’uomo nel mondo, se quest’uomo è morto?”.

così tacque e attese il consiglio successivo.

“Ed ecco il secondo consigliò”, continuò : “Se puoi trovare nello stesso posto un uccello, un gatto e un cane, prendili con tè e abbine cura fino alla fine”.

“Che strano consiglio”, pensò , “ma forse contiene un recondito significato metafisico che mi si paleserà se lo mediterò a lungo”. 

Rimase quindi in silenzio finché il saggio non ebbe elargito l’ultimo consiglio.

“Quando avrai fatto l’esperienza di certe cose che ti sembreranno irrilevanti e se avrai tenuto conto del consiglio precedente, allora, e solo allora, una porta si aprirà per tè. Entra da quella porta”. 

l’uomo  avrebbe voluto rimanere presso quello sconcertante saggio per studiare, ma egli lo congedò alquanto bruscamente. 

Riprese dunque i suoi pellegrinaggi e andò e studiò con un maestro. Poi si mise nuovamente a viaggiare, finché giunse sulla piazza del mercato il giorno stesso in cui aveva luogo una vendita all’asta. Vide un uomo che portava via un gatto, un uccello e un cane che aveva appena comprato.

“Se non mi fossi trattenuto così a lungo li “, pensò , “avrei potuto comprare quegli animali, che fanno sicuramente pane del mio destino”. 

Poi cominciò a preoccuparsi perché, anche se aveva visto l’uccello, il gatto e il cane, non aveva ancora scorto la piccola nuvola. Tutto sembrava andare storto. L’unica cosa che lo confortò fu rileggere uno dei suoi quaderni, in cui aveva notato e dimenticato questa sentenza di un anziano saggio:

“Gli eventi arrivano in sequenza. L’uomo crede che tale sequenza sia di un ceno tipo. Talvolta, però, si tratta di un diverso tipo di sequenza”. 

Allora si rese conto che, sebbene i tre animali fossero stati venduti all’asta, il saggio non gli aveva mai detto di comprarli a un’asta. Non si era ricordato dei termini esatti del secondo consiglio:

“Se puoi trovare nello stesso luogo un uccello, un gatto e un cane, prendili con tè e abbine cura fino alla fine”. Così si mise alla ricerca del compratore per sapere se gli animali erano ancora “nello stesso luogo”.

Dopo molte ricerche, finì per scoprire che l’uomo aveva comprato quegli animali solo per risparmiar loro la sofferenza di rimanere confinati nella sala dell’asta, dove erano rinchiusi già da parecchie settimane in attesa di un compratore. Sì, erano ancora “nello stesso luogo” e ne fu felice di poterli vendere a lui 

Questi si insedi nella città: con gli animali non gli era più possibile continuare il viaggio. Usciva tutti i giorni per lavorare in una filanda di lana e rientrava la sera penando alle sue bestie il cibo che aveva comprato con il salario della giornata. Così, passarono tre anni.

Un giorno, quando era ormai un maestro filatore e viveva con i suoi animali come membro rispettato dalla comunità, mentre stava passeggiando nei dintorni della città vide qualcosa che somigliava a una piccola nuvola fluttuare all’orizzonte. Quella nuvola era così insolita che rinfrescò improvvisamente la sua memoria. E gli tornò in mente il primo, consiglio:

“Una piccola nube è segno di pericolo”.

tornò  immediatamente a casa, riunì i suoi animali e fuggì verso occidente….. arrivato in città e rimanendo quasi senza soldi…. seppe che la nuvola che aveva visto era una nube di polvere sollevata da un’orda di conquistatori che avevano saccheggiatola città  e massacrato i suoi abitanti.

Allora si ricordò le parole del : “A che serve conoscere il ruolo dell’uomo nel mondo, se quest’uomo è morto?”.

La gente di quel posto non amava particolarmente gli animali, e tantomeno i filatori e gli stranieri, sicché  si ridusse ben presto in miseria. Si buttò a terra gridando:

“Oh, Catena dei Santi! Oh, Beati! Oh, voi che siete stati trasformati! Aiutatemi voi, perché sono al punto in cui i miei soli sforzi non mi sostengono più e i miei animali soffrono la fame e la sete”. 

Mentre giaceva al suolo, tra la veglia e il sonno, in preda ai morsi della fame e rassegnato a lasciarsi guidare dal destino, vide, chiara come un oggetto in pieno giorno, l’immagine di un anello d’oro incastonato con una gemma dai colori cangianti, che scintillava infuocata come il mare fosforescente dalle cui profondità emanano verdi bagliori. Una voce, o ciò che sembrava essere una voce, gli disse:

“Questa è la corona d’oro dei tempi, il Samir di Verità, l’anello stesso di rè Salomone, il figlio di Davide – la pace sia sul suo nome – i cui segreti devono essere custoditi”.

Guardandosi intorno, vide l’anello rotolare in una cavità del terreno. Gli sembrò di essere sulla riva di un ruscello, sotto un albero, vicino a una roccia dalla forma strana. All’alba, sentendosi più riposato e in grado di sopportare la fame,  si mise a vagare.

E, come se in qualche modo se l’aspettasse quasi senza poterne spiegare il motivo, scoprì il ruscello, l’albero e la roccia. Sotto la pietra si nascondeva una cavità. Vi infilò un ramoscello ed estrasse fanello che aveva già visto nelle singolari circostanze appena descritte.

Mentre lavava l’anello nel corso d’acqua, esclamò: “Se è veramente l’anello del Grande Salomone – che il suo nome sia benedetto! – concedi, spirito dell’anello, una degna fine alle mie difficoltà”.

Allora la terra fu come scossa e una voce tuonò come un vortice nelle sue orecchie: “Nei secoli dei secoli, ti auguriamo la pace.

Sei l’erede del potere di Salomone, figlio di David – che la pace sia con lui! – maestro dei Ginn e degli uomini. Io sono lo schiavo dell’anello. Sono ai tuoi ordini, maestro !”.

“Conduci qui i miei animali e porta loro del cibo”, disse immediatamente , senza dimenticarsi di aggiungere: “Per il Grande Nome e in nome di Salomone, nostro Maestro, comandante dei Ginn e degli uomini, su di lui il saluto!”.

Aveva appena finito di pronunciare queste parole, che gli animali apparvero ognuno col suo cibo preferito. Allora strofinò l’anello e lo spirito dell’anello gli parlò ancora. Era come un ruggito per le sue orecchie:

“Ordinami, e qualunque sia il tuo desiderio, sarà esaudito, ad eccezione di ciò che non può essere esaudito, maestro dell’anello”.

“Dimmi, nel nome di Salomone – che la pace sia con lui! – è questa la fine, dal momento che, per ordine del mio maestro, devo provvedere al benessere dei miei compagni fino alla fine?”.

“No”, rispose lo spirito, “non è la fine”.

 rimase in quel luogo e chiese al Ginn di costruire una casetta e un rifugio per i suoi animali, insieme ai quali viveva. Ogni giorno, il Ginn provvedeva al loro sostentamento e i passanti si meravigliavano davanti  ” a colui che  di nulla, circondato da animali selvaggi e domestici”.

……  studiava gli appunti che aveva preso durante i suoi viaggi e contemplava le sue esperienze. Il resto del tempo, osservava i tre animali e studiava il loro comportamento. Ognuno reagiva a modo suo ai suoi incitamenti. Egli incoraggiava le loro qualità e scoraggiava i loro difetti, e non si stancava mai di parlar loro del grande saggio  e dei tre consigli.

Di tanto in tanto passavano degli uomini devoti che spesso lo invitavano a discutere con loro o a studiare le particolari Vie che seguivano. Ma egli rifiutava.

“Ho un compito da svolgere, datomi dal mio maestro”, rispondeva semplicemente.

Un giorno, ebbe la sorpresa di sentire il gatto parlargli con un linguaggio che riusciva a comprendere: “Maestro”, disse il gatto, “tu hai un compito e devi portarlo a termine. Ma non ti sorprende che il momento, che tu chiami ‘la fine’, non sia ancora arrivato?”.

“No, in verità, non mi sorprende”, rispose , “perché, per quanto ne so, potrebbe durare ancora cent’anni”.

“È qui che sbagli”, disse l’uccello, che si era unito alla conversazione, “perché non hai imparato ciò che avresti potuto dai vari viaggiatori che sono passati di qui. Siccome ti sembravano tutti diversi – così come noi animali ti sembriamo diversi l’uno dall’altro – non ti sei reso conto che sono stati tutti inviati dalla stessa fonte del tuo insegnamento, dallo stesso saggio, per vedere se hai sviluppato abbastanza percezione per seguirli”.

“Se così fosse”, disse , “e non lo credo affatto, potete spiegarmi com’è possibile che un semplice gatto e un minuscolo passerotto possano dirmi ciò che io, che pure ho beneficiato di interventi miracolosi, non sono in grado di vedere?”.

“È semplice”, dissero entrambi all’unisono.

“Ti sei talmente abituato a guardare le cose in modo univoco, che i tuoi difetti sono visibili anche alla mente più ordinaria”. 

Quelle parole lo preoccuparono  

“Così, avrei potuto trovare da molto tempo la porta di cui parla il terzo consiglio, se fossi stato correttamente armonizzato?”.

“Sì”, disse il cane, unendosi alla discussione.

“La porta si è aperta una dozzina di volte nel corso di questi ultimi anni, ma non l’hai vista. Noi l’abbiamo vista aprirsi, ma, essendo animali, non potevamo dirtelo”.

“Allora, come mai ora potete dirmelo?”.

“Puoi capire il nostro linguaggio perché tu stesso sei da poco diventato un po’ più umano. Ma ti resta solo un’altra possibilità, perché stai invecchiando”. 

 pensò inizialmente:

“Deve essere un’allucinazione”. Poi si disse: “Non hanno il diritto di parlarmi in questo tono; sono il loro maestro e fonte del loro sostentamento”.

Infine, un’altra parte di sé si mise a pensare:

“Se si sbagliano, non ha alcuna importanza. Ma se hanno ragione, per me è terribile. Non posso correre questo rischio”.

Così si mise in attesa della sua opportunità. Passarono i mesi. Un giorno, un derviscio errante piantò la sua tenda davanti alla sua porta . Strinse amicizia con gli animali ecosì l’uomo decise di confidarsi con lui.

“Allontanati!”,

disse il derviscio seccamente;

“tutte queste considerazioni sul maestro  non mi interessano affatto, così come non mi interessano tutte le tue storie sulle tue nuvole, la tua ricerca, le tue responsabilità nei confronti degli animali, e anche sul tuo anello magico. Lasciami in pace! So di cosa dovresti parlare, ma non so di cosa stai parlando”‘.

Disperato,  invocò lo spirito dell’anello, ma il Ginn si limitò a rispondere:

“Non ti dirò ciò che non va detto. So bene, invece, che soffri della malattia chiamata

‘pregiudizio nascosto permanente’.

Questo pregiudizio controlla i tuoi pensieri e ostacola il tuo progresso sulla Via”. 

l’uomo andò allora dal derviscio, che era seduto sull’uscio della porta.

“Che devo fare, perché mi sento responsabile dei miei animali e, per quanto mi riguarda, sono confuso e non mi sento più guidato dai tre consigli?”.

“Hai parlato con sincerità”, disse il derviscio. “È un inizio. Affidami i tuoi animali e ti darò la risposta”.

“Ma io non ti conosco; mi chiedi troppo!”, protestò, . “Come puoi chiedermi una cosa simile?  Ti rispetto, ma mi rimane un dubbio …”. 

“Ben detto!”, disse il derviscio. “Le tue parole non rivelano la tua preoccupazione per il benessere dei tuoi animali, bensì la tua mancanza di percezione nei miei confronti. Se ti affidi all’emozione o alla logica per giudicarmi, non puoi beneficiare del mio aiuto. Sei ancora avido, in un certo senso, dato che rivendichi il tuo diritto di proprietà sui ‘tuoi’ animali. Vattene, com’è vero che mi chiamo Darwaza!”. 

Ora ‘Darwaza’ significa porta. Ciò diede molto da pensare a l’uomo. Non poteva trattarsi della ‘porta’ preannunciata dallo saggio ?

“Potresti essere la ‘Porta’ che cerco, ma non ne sono sicuro”, disse al derviscio Darwaza. “Sparisci, tu e le tue speculazioni!”, gli urlò il derviscio. “Non vedi che i primi due consigli si rivolgevano alla tua mente e che l’ultimo può essere colto solo dalla tua percezione?”. 

 trascorse altri due anni nella confusione e nell’ansietà. Poi, improvvisamente, vide la verità. 

Chiamò i suoi animali e li congedò con queste parole: “Ora siete liberi. Questa è la fine”. Mentre stava pronunciando queste parole, vide che gli animali avevano ormai una forma umana ed erano trasformati. Accanto a lui c’era Darwaza, ma le sue sembianze erano ora quelle del grande saggio  in persona.

Senza pronunciare una parola,  aprì una porta nell’albero che innalzava i suoi rami sulla riva del ruscello e, nel varcare la soglia, l’uomo scoprì un prodigioso sotterraneo dove erano incise, in lettere d’oro,

le risposte alle domande sulla vita e la morte,

sulla natura della morte e la natura dell’uomo,

sulla conoscenza e l’ignoranza,

che lo avevano tormentato per tutta la vita.

“È l’attaccamento alle forme esteriori”,

disse la voce del saggio,

“che ti ha ostacolato in tutti questi anni.

In un certo senso, a causa di questo attaccamento, per tè è troppo tardi.

Ora puoi prendere l’unica parte di saggezza che ti è ancora accessibile”. 

 

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 2 marzo 2016 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , ,

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: