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l’eleganza è……. una manifestazione dell’Anima

eleganza

 

Di solito,

l’eleganza è confusa con l’apparenza e

viene associata a una certa superficialità.

Niente di più sbagliato.

Alcune parole

rivelano un’eleganza forbita;

altre nascondono lame per ferire e per distruggere

eppure tutte sono scritte con le medesime lettere.

I fiori sono eleganti e leggiadri,

anche se l’erba di un prato li nasconde alla nostra vista.

La corsa della gazzella ci appare elegante e armoniosa,

anche se sta fuggendo da un leone.

 

L’eleganza non è una qualità esteriore,

bensì una manifestazione dell’anima

che

si rende visibile al mondo.

 

Persino nelle passioni più turbolente, in qualche modo l’eleganza agisce affinché non si spezzi il legame autentico che unisce quelle due persone.

L’eleganza non riguarda i nostri abiti,

ma lo spirito con cui li indossiamo.

L’eleganza non riguarda il modo di impugnare la spada,

ma si palesa nel dialogo che può evitare la guerra.

Dopo aver abbandonato tutte le cose superflue,

l’uomo può finalmente impadronirsi dell’eleganza.

È così che scopre la semplicità e conosce la vera concentrazione quanto più semplice e sobria sarà la sua figura, tanto più bello e interessante apparirà agli occhi degli altri.

Ma… cos’è la semplicità?

È l’incontro con i valori autentici della vita. !

La neve è bella perché possiede un solo colore.
Il mare è bello perché appare come una superficie piana.
Il deserto è bello perché si mostra come una distesa di sabbia e rocce.

Eppure,

quando ci avviciniamo alla neve, al mare o al deserto, scopriamo la loro ricchezza e la loro complessità, e ci rendiamo conto che sono in grado di offrirci sentimenti ed emozioni che non immaginavamo nemmeno.

Le cose più semplici della vita sono anche quelle più straordinarie.

Dobbiamo soltanto consentire loro di rivelarci la propria essenza.

I gigli di campo non tessono né filano.

 

Tuttavia, neanche l’eccelso Salomone potè disporre di una veste lussuosa e raffinata come quella dei fiori.

Più il cuore si avvicina alla semplicità,

più è capace di amare liberamente e profondamente,

senza riserve né paure.

E quanto più ama senza riserve né paure,

tanto più sa rendere elegante ogni piccolo gesto.

L’eleganza

non è una questione di senso estetico o di gusto.

Ogni cultura possiede un modo peculiare di intendere la bellezza spesso è un modo che diverge da quello di paesi poco distanti.

 

Eppure presso tutti i popoli, le razze e le tribù esistono valori che vengono associati all’eleganza e vengono usati per esternarla

l’ospitalità, il rispetto, la gentilezza nei gesti.

L’arroganza attira odio e invidia.

L’eleganza suscita rispetto e Amore.

 

L’arroganza può portarci a umiliare un nostro simile.

L’eleganza ci insegna a camminare nella luce.

L’arroganza agisce per rendere più difficile il senso delle parole, poiché ci fa credere che l’intelligenza sia appannaggio di pochi eletti.

L’eleganza trasforma i pensieri complessi in frasi che tutti possono comprendere.

Ogni uomo che percorre il giusto cammino procede con eleganza e diffonde intorno a sé la luce.

Avanza con passo deciso, sguardo sereno e movimenti armoniosi.

E anche nei momenti più difficili, gli avversari non riescono a scorgere alcun segno di fragilità nella sua figura, poiché lo scudo dell’eleganza lo protegge.

L’eleganza è ammirata perché non

cerca minimamente di imporsi.

Soltanto l’Amore è in grado di dare una forma a ciò che, qualche tempo addietro, era persino impossibile sognare.

 

Di certo, però,

l’eleganza

consente a questa forma di manifestarsi 

 

dal Manoscritto ritrovato ad Accra 1307
di P. Coelho 

 

 

 

 

 

 

 
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Pubblicato da su 17 giugno 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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… attingendo alle forze più istintuali della nostra psiche, porta sicuramente a pagare dei prezzi… ma ….

 

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Si aggirano nei boschi delle vallate alpine,

 libere e leggere come gazzelle.

 Danzano e cantano tenendosi per mano,

 Compaiono e scompaiono nella vita dei valligiani,

come nuvole all’orizzonte, dopo aver trasmesso agli abitanti dei masi il loro antico sapere

nella cura della terra,

degli animali,

delle relazioni di amicizia e

 d’amore.

Sono le Salige, figure ricorrenti nelle saghe dell’arco alpino, che rappresentano le radici più profonde, corporee e istintuali, del femminile ….

l’archetipo di una natura libera e selvaggia,

 incontaminata dal

“disagio della civiltà”,

 una condizione originaria che sta scomparendo dentro e fuori di noi.

Con il rischio di atrofizzare

quelle energie primordiali

che mantengono in vita non solo il pianeta ma la nostra stessa psiche.

Amorevoli e donative,

pronte a soccorrere chiunque abbia bisogno di aiuto e

 a condividere liberamente ogni forma di amore,

scivolando con le loro lunghe chiome bionde nel letto di qualche valligiano,

preferibilmente

giovane,

 bello e

appassionato,

le donne selvatiche possono essere molto vendicative e crudeli

 quando le persone a cui si dedicano tradiscono

 il loro “segreto” svelandone il “nome”,

simbolo dell’essenza più misteriosa e

profonda della femminilità.

O, per dirla in termini junghiani,

“ dell’anima ”

 quella regione della psiche che racchiude gli aspetti femminili presenti sia nell’uomo sia nella donna.

I disagi contemporanei, afferma  Risè  psicanalista junghiano,  siano  in gran parte dovuta alla perdita di contatto con la natura primordiale dentro di noi:

i nuclei più profondi della nostra psiche legati a immagini arcaiche di cui l’inconscio collettivo ci parla attraverso il miti e le saghe”

Pur mantenendo ciascuna la propria individualità, il loro “nome”, rappresentano un “Io collettivo”.

 Insieme, le Salige formano un gruppo che condivide e tramanda il

“sapere della selva”

 la semina,

la crescita,

la mietitura,

l’alternarsi delle stagioni sono la metafora dei

cicli della vita, della crescita interiore

che va salvaguardata dai condizionamenti di un mondo dominato dalla tecnologia e dall’apparenza”.

 In che cosa consiste

il “segreto” della femminilità, racchiuso nell’immagine della donna selvatica?

E perché è proibito svelarlo?

“Il segreto della donna selvatica è il nome,

 che in tutte le culture simbolizza l’essenza dell’individuo

il sé,

ossia il nucleo più profondo, indicibile della propria identità, che deve essere rispettato e protetto dalle intrusioni esterne.

La difesa di una zona segreta dentro di noi è indispensabile alla costruzione della personalità.

Rivelarlo, significa far morire qualcosa di vitale dentro di noi.

 Ed è per questo che nelle saghe alpine lo svelamento del nome coincide spesso con la morte della donna selvatica.

 Per Jung il segreto è lo scrigno in cui è racchiuso il proprio “mito personale”: qualcosa di prezioso che va difeso …..  non svelato ….è  necessario  liberare le energie bloccate nell’inconscio, che ritornano in circolo proprio quando si entra in contatto con il proprio nucleo segreto, il proprio “mito personale”, i cui aspetti femminili sono rappresentati dalla donna selvatica”.

Che cosa significa , nella vita psichica, l’apparizione e la scomparsa della

“donna selvatica “

Quando nella nostra vita interiore prende forma l’immagine delle forze primordiali della natura,

 è sempre un momento di grande svolta che riesce a smuovere potenzialità rimaste bloccate.

   Spesso si tratta di una figura dell’inconscio collettivo che appare nei sogni, come appunto la donna selvatica: una forza vitale che va al di là dell’Io, e favorisce non solo la realizzazione del Sé, ma può essere vissuta anche al servizio degli altri.

Se non si coglie questa occasione, non si accetta questo

“dono”

la donna selvatica che è in Noi si vendica, provocando morte e distruzione.

Che in termini analitici equivale alla regressione.

Se invece si attinge a questa energia interiore, si assiste a una forte accelerazione nel processo di crescita e di cambiamento della persona”.

“Seguire le indicazioni del proprio sé,

attingendo alle forze più istintuali della nostra psiche,

porta sicuramente a pagare dei prezzi.

 Ma

offre anche delle chance in più.

 Proprio perché il

“selvatico”,

porta in sé degli elementi di originalità,

 idee,

 forme di pensiero “divergente”

 e creativo,

di cui abbiamo bisogno ed  in ultima analisi  anche la società ne ha  bisogno”.

incontrando C. Risè

 

 

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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Per guarire bisogna cambiare punto di vista riguardo a se stessi.

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Dietro ogni malattia c’è il divieto di fare qualcosa che desideriamo oppure l’ordine di fare qualcosa che non desideriamo.

Ogni cura esige la disobbedienza a questo divieto o a quest’ordine

E per disobbedire è necessario abbandonare la paura infantile di non essere amati; vale a dire di 

 

essere abbandonati.

 

Questa paura provoca una mancanza di coscienza: non ci si rende conto di quello che si è davvero, cercando di essere quello che gli altri si aspettano che noi siamo.

Se si persiste in questa attitudine, si trasforma la propria bellezza interiore in malattia.

La salute si trova solo nell’autentico,

non c’è bellezza senza autenticità,

ma per arrivare a quello che siamo davvero 

dobbiamo eliminare quello che non siamo. 

Essere quello che si è: questa è la felicità più grande.

Insieme ai propri ordini o divieti, i genitori imprimono delle parole nella memoria dei loro 

figli che più tardi agiscono come predizioni; il cervello ha la tendenza a realizzarle.

Per esempio:

“Se ti accarezzi il sesso, quando sarai grande diventerai una prostituta”,

“Se non fai lo stesso lavoro di 

tuo padre e di tuo nonno morirai di fame”,

“Se non sei obbediente, quando sarai grande ti 

metteranno in prigione”… 

 

Queste predizioni, arrivando all’età adulta, si convertono in una minaccia angosciante.

Il miglior modo di liberarsene è quello di realizzarle in forma metaforica: 

invece di ridurre la minaccia, bisogna abbandonarsi ad essa.

La famiglia, in complicità con la società e la cultura, ci crea innumerevoli abitudini:

 

mangiamo un certo tipo di cibi,

abbiamo un numero limitato di precetti,

idee,

sentimenti,

gesti ed azioni.

Ci circondano le stesse cose. 

 

Per guarire bisogna cambiare punto di vista riguardo a se stessi. 

 

L’Io che patisce la malattia è più piccolo d’età rispetto a noi: è una costruzione mentale preda del passato. 

Quando ci liberiamo dal circolo vizioso delle nostre abitudini, scopriamo una personalità più autentica e, per ciò stesso, sana.

Quando emerge un impulso dall’inconscio,  possiamo liberarci di esso solo realizzandolo.

Per questo è necessario agire,

non di parlare soltanto. 

Alejandro J.

 
 

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