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… una cosa ho imparato, che …..questa vita va vissuta ! ! ! ….. Amici miei, saggio è ….nutrire l’anima,… per non allevarvi draghi e diavoli in cuore

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« Anima mia,

dove sei?

Mi senti?

Io parlo, ti chiamo… Ci sei?

Sono tornato, sono di nuovo qui.

Ho scosso dai miei calzari la polvere di ogni paese e sono venuto da te, sono a te vicino;

dopo lunghi anni di lunghe peregrinazioni sono ritornato da te.

Vuoi che ti racconti tutto ciò che ho visto, vissuto, assorbito in me?

Oppure

non vuoi sentire nulla di tutto il rumore della vita e del mondo?

Ma una cosa devi sapere:

una cosa ho imparato,

ossia che

questa vita va vissuta.

Questa vita è la via,

la via a lungo cercata verso ciò che è inconoscibile e che noi chiamiamo divino.

Non c’è altra via.

Ogni altra strada è sbagliata.

Ho trovato la via giusta, mi ha condotto a te,

anima mia.

Ritorno temprato e purificato. Mi conosci ancora?

Quanto a lungo è durata la separazione!

Tutto è così mutato. E come ti ho trovata?

Com’è stato bizzarro il mio viaggio !

Che parole dovrei usare per descrivere per quali tortuosi sentieri una buona stella mi ha guidato fino a te?

Dammi la mano, anima mia quasi dimenticata.

Che immensa gioia rivederti, o anima per tanto tempo disconosciuta !

La vita mi ha riportato a te.

Diciamo grazie alla vita perché ho vissuto,

per tutte le ore serene e per quelle tristi,

per ogni gioia e ogni dolore.

Anima mia, il mio viaggio deve proseguire insieme a te.

Con te voglio andare ed elevarmi alla mia solitudine»

                         Questo mi costrinse a dire lo spirito del profondo e al tempo stesso a viverlo contro la mia stessa volontà, perché non me l’aspettavo.

In quel periodo ero ancora totalmente prigioniero dello spirito di questo tempo e nutrivo altri pensieri riguardo all’anima umana.

Pensavo e parlavo molto dell’anima, conoscevo tante parole dotte in proposito, l’avevo giudicata e resa oggetto della scienza.  Credevo che la mia anima potesse essere l’oggetto del mio giudizio e del mio sapere; il mio giudizio e il mio sapere sono invece proprio loro gli oggetti della mia anima.

Perciò lo spirito del profondo mi costrinse a parlare all’anima mia, a rivolgermi a lei come a una creatura vivente, dotata di esistenza propria.

Dovevo acquistare

consapevolezza di aver perduto

la mia anima.

Da ciò impariamo in che modo lo spirito del profondo consideri l’anima:

la vede come una creatura vivente,

dotata di una propria esistenza,

e con ciò contraddice lo spirito di questo tempo, per il quale l’anima è una cosa dipendente dall’uomo, che si può giudicare e classificare e di cui possiamo afferrare i confini.

Ho dovuto capire che ciò che prima consideravo la mia anima, non era affatto la mia anima, bensì un’inerte costruzione dottrinale.  

Ho dovuto quindi parlare all’anima come se fosse qualcosa di distante e ignoto,

che non esisteva grazie a me,

ma grazie alla quale io stesso

esistevo.

Giunge al luogo dell’anima chi distoglie il proprio desiderio dalle cose esteriori.

Se non la trova, viene sopraffatto dall’orrore del vuoto.

E, agitando più volte il suo flagello, l’angoscia lo spronerà a una ricerca disperata

e a una cieca brama delle cose

vacue di questo mondo.

Diverrà folle

per la sua insaziabile cupidigia e si allontanerà dalla sua anima,

per non ritrovarla mai più.

Correrà dietro a ogni cosa,

se ne impadronirà,

ma non ritroverà la sua anima,

perché solo

dentro di Sé

la potrebbe trovare.

 Essa si trovava certo nelle cose e negli uomini,

tuttavia colui che è cieco coglie le cose e gli uomini, ma non

la sua anima nelle cose e negli uomini.

Nulla sa dell’anima sua.

Come potrebbe distinguerla dagli uomini e dalle cose?

La potrebbe trovare nel desiderio stesso, ma non negli oggetti del desiderio.

Se lui fosse padrone del suo desiderio, e non fosse invece il

suo desiderio a impadronirsi di lui,

avrebbe toccato con mano la propria anima,

perché il suo desiderio ne è immagine ed espressione.

Se possediamo l’immagine di una cosa, possediamo la metà di quella cosa.
L’immagine del mondo costituisce la metà del mondo.

Chi possiede il mondo, ma non invece la sua immagine, possiede soltanto la metà del mondo, poiché l’anima sua è povera e indigente.

La ricchezza dell’anima è fatta d’immagini.

Chi possiede l’immagine del mondo, possiede la metà del mondo, anche se il suo lato umano è povero e indigente.

Ma la fame trasforma l’anima in una belva che divora cose che non tollera e da cui resta avvelenata.

 

C.G. Jung

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Pubblicato da su 7 marzo 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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…… è una regola della massima importanza.

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   queste sono le regole di Vita …….

della buona Salute lasciateci in eredità da uno dei più grandi e controversi medici del 1500,  molto odiato, ma, molto stimato , almeno dagli spiriti più illuminati della sua epoca come Erasmo di Rotterdam.

Per Paracelso l’uomo  non può essere considerato un corpo  senz’anima che striscia su una Terra indifferente, in un Universo privo di senso;

ma una creatura spirituale …. animata dalla

coscienza del suo profondo

Per Paracelso non bisogna curare gli organi ammalati, ma  ristabilire l’equilibrio perduto

fra anima e corpo

 

 

 La prima è

Migliora la tua Salute

Questo richiede una respirazione,  il più spesso possibile,   profonda e ritmica, riempiendo bene i polmoni , all’aperto o davanti a una finestra aperta.

Bere ogni giorno a piccoli sorsi, circa due litri di acqua, mangiare tanta frutta, masticare i cibi il più perfetto possibile, evitare alcol, tabacco e medicine, a meno che, per qualche motivo grave, non siate sottoposti a qualche trattamento medico.

Fare il bagno giornalmente dovrebbe essere un’abitudine che dovete alla vostra dignità.

 

 

Bandisci   tutti i pensieri di pessimismo, rabbia, rancore, odio, noia, tristezza, vendetta e povertà.

Fuggire come la peste ogni occasione di trattare con persone

maldicenti,

viziose,

vili,

mormoratori,

pigre,

pettegole,

vanitose o volgari

e inferiori per naturali limiti di comprensione

o per argomenti sensuali che costituiscono la base dei loro discorsi o occupazioni.

L’osservanza di questa regola è di decisiva importanza:

si tratta di cambiare la trama spirituale della vostra anima.

E’ l’unico modo per cambiare il vostro destino, perché questo dipende dalle nostre azioni e dai nostri pensieri.

Il caso non esiste.

 

 

 

 Fate tutto il bene che vi è possibile.

Aiutate ogni infelice ogni volta che potete,

ma non nutrite mai un debole per qualsiasi persona.

Dovete tenere sotto controllo le vostre forze, e fuggire da ogni forma di sentimentalismo.

 

 

 Dobbiamo dimenticare ogni offesa, anzi,

sforzatevi di pensare bene del vostro più grande nemico

La vostra anima è un tempio che non dovrebbe mai essere profanato dall’odio.

Tutti i grandi uomini si sono lasciati guidare da quella soave Voce Interiore,

ma questa non vi parlerà immediatamente, ci si deve preparare per un certo tempo, distruggendo la sovrapposizione

di strati di vecchie abitudini,

pensieri ed errori che pesano sul vostro spirito,

che è divino e perfetto nella sua essenza,

ma impotente per la imperfezione del veicolo che gli si offre oggi per manifestarsi,

la debole carne.

 

 

 

 Dovete raccogliervi ogni giorno,

dove nessuno può disturbarvi, anche per mezz’ora,

seduti più comodamente possibile,

con gli occhi socchiusi e non pensare a niente.

Questo rafforza fortemente

il cervello e lo Spirito e

vi metterà in contatto con influenze benefiche.

In questo stato di meditazione e di silenzio, arrivano spesso le idee più brillanti, che a volte, possono cambiare un’intera esistenza.

Con il tempo tutti i problemi che sorgono saranno risolti vittoriosamente da una Voce Interiore che vi guiderà in questi momenti di silenzio, da soli con la vostra coscienza.

Questo è il demone di cui parlava Socrate.

 

 

 

 È necessario mantenere il silenzio assoluto

su tutti i vostri affari personali.

Astenersi, come se si fosse fatto un giuramento solenne, dal riferire agli altri, anche al vostro più intimo, di tutto quello che pensate, ascoltate, conoscete, imparate, sospettate o scoprite; per lungo tempo almeno, si dovrebbe essere come una casa murata o un giardino recintato.

È una regola della massima importanza.

 

 

 

 

 Non temete gli uomini e non abbiate paura del domani.

 

Mantenete il vostro cuore forte e puro e ogni cosa andrà bene.

Non pensate mai di essere soli o deboli, perché ci sono dietro di voi potenti eserciti, che non potete concepire nemmeno nei sogni.

Se vi elevate nello spirito, nessun male potrà toccarvi. Il solo nemico che dovete temere siete voi stessi.

La paura e la sfiducia nel futuro sono le madri funeste di tutti i fallimenti, e attraggono le cattive influenze e con esse il disastro.

Se studiate con attenzione le persone di buona fortuna, vedrete che, intuitivamente, esse osservano gran parte delle regole sopra enunciate.

Molti di coloro che ammassano ingenti ricchezze, è certo che non sono del tutto delle buone persone, nel senso della rettitudine, però possiedono molte di quelle virtù che sono menzionate sopra.

D’altro canto, la ricchezza non è sinonimo di benedizione, potrebbe essere uno dei fattori che conduce alla felicità, per il potere che ci da per compiere grandi e nobili opere, però la benedizione più duratura può essere raggiunta solo attraverso percorsi diversi, dove non domina mai l’antico serpente della leggenda, Satana, il cui vero nome è Egoismo.

e in ultima analisi  ……

non lamentatevi mai di niente, dominate i vostri sensi,

fuggite sia dall’umiltà come dalla vanità.

L’umiltà vi sottrae le forze

e

la vanità è tanto dannosa,

che è come se dicessimo  “peccato mortale contro lo Spirito Santo.”

 
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Pubblicato da su 5 marzo 2017 in Blog

 

…….. e abbiate fiducia che la vita troverà la via migliore !

 

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Credetemi:

“Quello che vi do, non è né una dottrina né un insegnamento.

E da quale pulpito potrei indottrinarvi?

Vi informo della via presa da quest’uomo, della sua via, ma non della vostra.

La mia via non è la vostra via, dunque non posso insegnarvi nulla.

La via è in noi, ma non in déi, né in dottrine, né in leggi.

 

In noi è la via,

la verità e

la vita. 

Guai a coloro che vivono seguendo dei modelli !

La vita non è con loro.

Se voi vivete seguendo un modello, allora vivrete la vita del modello, ma chi dovrebbe vivere la vostra vita, se non voi stessi ?

Dunque

vivete voi stessi.

 

Gli indicatori di via sono caduti, davanti a voi si aprono incerti percorsi.

Non siate avidi dei frutti nati nei campi altrui.

                       Non sapete di essere voi stessi il campo fertile che fa crescere tutto ciò che vi serve ?

Ma oggi chi lo sa più ?

Chi conosce la strada verso i campi eternamente fertili dell’anima ?

Voi cercate la via attraverso le apparenze, leggete libri e ascoltate opinioni:

a che può giovare tutto questo ?

 

Esiste solo una via ed è la vostra via.

Cercate la via ?

Vi metto in guardia dall’imboccare la mia, di strada.

Per voi può essere quella sbagliata.

 

Ciascuno percorra la sua via.

Non voglio essere il vostro salvatore, né darvi leggi o educarvi.

Non siete più dei bambini.

Imporre leggi,

migliorare o rendere facili le cose

è diventato un errore e un male.

Ciascuno cerchi la propria via.

La via ci porta

all’amore vicendevole nella comunione.

Gli uomini

vedranno e sentiranno la somiglianza e la comunanza delle loro vie.

Leggi e insegnamenti comuni spingono

l’essere umano all’individualismo per sottrarsi alla pressione di una comunanza non voluta,

la solitudine rende però l’uomo pieno di ostilità e venefico.

Date dunque

all’uomo la dignità e lasciatelo essere individuo,

affinché trovi la sua comunità e la ami.

 

La violenza

si contrappone

alla violenza,

il disprezzo

al

disprezzo,

………….  l’Amore genera Amore

 

Date dignità all’umanità 

e

abbiate fiducia che la vita troverà la via migliore.

 C.G. Jung

 

 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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in ognuno di noi c’è ….. un bambino dotato, traboccante di dote …..

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Tutti,

ma proprio tutti, 

abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada….

Era la mano del Destino !

La nostra vita non è tanto determinata dalla influenze subite

ma

quanto dal modo in cui abbiamo imparato ad immaginarla.

                                                                            Credere nella nostra natura

                     vuol dire restituirci la percezione del nostro destino,

recuperare il senso della nostra vocazione,

rivolgersi alla sensazione che esiste un motivo per cui

                                                                        la mia persona,

che è unica e irripetibile,

                                                                              è al mondo,

e che

esistono cose alle quali mi devo dedicare al di là del quotidiano.

Se, invece, accetto l’idea di essere effetto di un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali,

io mi riduco a mero risultato e tanto più la mia biografia sarà

                                                               la storia di una vittima.

La vocazione,

il destino,

il carattere,

l’immagine innata,

l’idea che ciascuna persona

sia portatrice di un’unicità che richiede di essere vissuta

e che è già presente prima di poter essere vissuta, riceve conferma cercando di leggere ciascuna vita a ritroso.

Riconoscere la vocazione come un dato fondamentale dell’esistenza umana;

allineare la nostra vita su di essa;

trovare il buon senso di capire che gli accidenti della vita,

compresi il mal di cuore e i contraccolpi naturali che la carne porta con sé, fanno parte del disegno dell’immagine, sono necessari a esso e contribuiscono a realizzarlo.

Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista.

Oppure può possederci totalmente.

Non importa:

                                                                                  alla fine verrà fuori.

Questa immagine non va confusa con la voce della coscienza.

Molti termini designano la nostra anima:

immagine,

carattere,

fato,

genio,

vocazione,

destino.

L’idea che la nostra anima abbia a cuore il nostro interesse

è l’aspetto più difficile da accettare.

Perché si interessa a quello che faccio, magari mi protegga o addirittura mi mantenga in vita, indipendentemente, in una certa misura, dalla mia volontà e dalle mie azioni ?

             

 Le urgenze del destino sono spesso frenate da percezioni distorte e

da un ambiente poco ricettivo,

sicché la vocazione si manifesta nella miriade di sintomi

del bambino difficile,

del bambino autodistruttivo,

del bambino portato agli incidenti

tutte espressioni inventate dagli adulti in difesa della propria incapacità a comprendere.

La vocazione si esprime

nei capricci e nelle ostinazioni,

nelle timidezze e nelle ritrosie che

sembrano volgere il bambino contro il mondo,

mentre servono forse a proteggere il mondo che egli porta con sé

e dal quale proviene.

Ogni bambino

è un bambino dotato,

traboccante di doti …..

doti che sono tipiche sue e che si manifestano in modi tipici,

spesso a causa di disadattamento e sofferenza.

 J. Hilmann

rilettura di lf
 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2017 in Blog, GUIDA TE STESSO

 

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in ognuno di noi …..c’è un bambino dotato, traboccante di doti …..

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Tutti,

ma proprio tutti, 

abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada….

Era la mano del Destino !

La nostra vita non è tanto determinata dalla influenze subite

ma

quanto dal modo in cui abbiamo imparato ad immaginarla.

                                                                            Credere nella nostra natura

                     vuol dire restituirci la percezione del nostro destino,

recuperare il senso della nostra vocazione,

rivolgersi alla sensazione che esiste un motivo per cui

                                                                        la mia persona,

che è unica e irripetibile,

                                                                              è al mondo,

e che

esistono cose alle quali mi devo dedicare al di là del quotidiano.

Se, invece, accetto l’idea di essere effetto di un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali,

io mi riduco a mero risultato e tanto più la mia biografia sarà

                                                               la storia di una vittima.

La vocazione,

il destino,

il carattere,

l’immagine innata,

l’idea che ciascuna persona

sia portatrice di un’unicità che richiede di essere vissuta

e che è già presente prima di poter essere vissuta, riceve conferma cercando di leggere ciascuna vita a ritroso.

Riconoscere la vocazione come un dato fondamentale dell’esistenza umana;

allineare la nostra vita su di essa;

trovare il buon senso di capire che gli accidenti della vita,

compresi il mal di cuore e i contraccolpi naturali che la carne porta con sé, fanno parte del disegno dell’immagine, sono necessari a esso e contribuiscono a realizzarlo.

Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista.

Oppure può possederci totalmente.

Non importa:

                                                                                  alla fine verrà fuori.

Questa immagine non va confusa con la voce della coscienza.

Molti termini designano la nostra anima:

immagine,

carattere,

fato,

genio,

vocazione,

destino.

L’idea che la nostra anima abbia a cuore il nostro interesse

è l’aspetto più difficile da accettare.

Perché si interessa a quello che faccio, magari mi protegga o addirittura mi mantenga in vita, indipendentemente, in una certa misura, dalla mia volontà e dalle mie azioni ?

             

 Le urgenze del destino sono spesso frenate da percezioni distorte e

da un ambiente poco ricettivo,

sicché la vocazione si manifesta nella miriade di sintomi

del bambino difficile,

del bambino autodistruttivo,

del bambino portato agli incidenti

tutte espressioni inventate dagli adulti in difesa della propria incapacità a comprendere.

La vocazione si esprime

nei capricci e nelle ostinazioni,

nelle timidezze e nelle ritrosie che

sembrano volgere il bambino contro il mondo,

mentre servono forse a proteggere il mondo che egli porta con sé

e dal quale proviene.

Ogni bambino

 è un bambino dotato,

traboccante di doti …..

doti che sono tipiche sue e che si manifestano in modi tipici,

spesso a causa di disadattamento e sofferenza.

 J. Hilmann

rilettura di lf
 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2017 in Blog

 

Caro professore ……..

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                                                                Lei dovrà insegnare al mio ragazzo che

non tutti gli uomini sono giusti,

non tutti dicono la verità;

ma la prego di dirgli pure che

per ogni malvagio c’è

un eroe,

per ogni egoista c’è

un leader generoso.

 

Gli insegni, per favore, che per ogni nemico

ci sarà anche un amico e

che vale molto più una moneta guadagnata

con il lavoro

che una moneta trovata.

Gli insegni a perdere,

ma anche a saper godere della

vittoria,

lo allontani dall’invidia e

gli faccia riconoscere

l’allegria profonda di un sorriso silenzioso.

 

Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri,

ma anche distrarsi con

gli uccelli nel cielo,

i fiori nei campi,

le colline e

le valli.

Nel gioco con gli amici,

gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole di

una vergognosa vittoria,

gli insegni a credere in

se stesso,

anche se si ritrova solo contro tutti.

Gli insegni ad essere

gentile con i gentili e

duro con i duri e

a non accettare

le cose solamente perché le hanno accettate anche gli altri.

Gli insegni

ad ascoltare tutti ma,

nel momento della verità,

a decidere da solo.

Gli insegni a ridere

quando è triste e

gli spieghi che qualche volta anche

i veri uomini piangono.

 

Gli insegni a ignorare

le folle che chiedono sangue e

a combattere anche da solo contro tutti,

quando è convinto di aver ragione.

 

Lo tratti bene, ma non da bambino, perché solo con il fuoco si tempera l’acciaio.

Gli faccia conoscere il coraggio

di essere impaziente e

la pazienza di essere coraggioso.

Gli trasmetta una fede

sublime nel Creatore ed

anche in se stesso,

perché solo così può avere fiducia

negli uomini.

 

So che le chiedo molto,

ma veda cosa può fare, caro maestro 

A. Lincoln 

 
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Pubblicato da su 18 febbraio 2017 in Blog

 

…….. il più Prodigioso Farmaco Naturale

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                 Le prime testimonianze dell’utilizzo da parte dell’uomo sono databili a circa 10 mila anni fa.

Si tratta di quel che è da sempre chiamato

 ” Nettare degli Dei “

Il Miele

 

               Al miele è stato da sempre attribuito un valore sacro e un’origine divina, come ne  testimoniano i miti, per citarne qualcuno il mito 

 – di Dioniso allevato dal miele da una ninfa e di Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, che insegnò agli uomini l’arte dell’apicoltura.

– di Zeus nutrito dal latte della capra Amaltea e di miele dalle figlie di Melisseo, 

Il miele era anche simbolo di rigenerazione dopo la morte, ed era usato nei culti funerari ad  Atene fin dal  V secolo avanti Cristo.

 

 Aristotele…. Varrone….. Plinio…. tutti hanno decantato le virtù del miele

Gli usi del miele nell’ antichità  era  diversi, tant è che  veniva utilizzato

 come dolcificante, ed,  era presente sia sulle tavole dei poveri che dei ricchi,

come condimento, 

nel confezionamento di piatti di pesce e di legumi, di confetture di frutta e sciroppi, di focacce

anche  come conservante era utilizzato con frutti come mele, cotogne, e pere.

Dalla sua fermentazione veniva prodotto l’ idromele , molto popolare nel Medioevo.

 

Il Miele insieme al latte, costituiva un alimento dato ai bambini delle fasce sociali più alte, spesso anche per calmare i pianti; 

oggi, dall’Università Neozalendese di Waikato, arriva la conferma anche scientifica che il

 

Il Miele è un ottimo ansiolitico 

  

 grazie alle sue eccezionali proprietà antiossidanti, è in grado di tenere l’ansia sotto controllo e anche di rallentare il processo di invecchiamento.
La  scoperta arriva dopo dodici mesi di osservazione di tre gruppi di topolini, ognuno dei quali portato a seguire una dieta diversa, rispettivamente a base di miele, saccarosio e niente zucchero del tutto.
Gli studiosi hanno registrato il comportamento assunto dai diversi gruppi di roditori all’interno di un piccolo labirinto.

Lo studio ha così evidenziato che i topolini nutriti a miele trascorrevano nelle parti più esposte del labirinto quasi il doppio del tempo rispetto agli altri, manifestando un basso livello ansiogeno.

Non solo;

questi topi infatti si sono dimostrati in grado di ispezionare nuove zone dell’ambiente, mostrando di essere perfettamente in grado di ritornare sulle proprie tracce, grazie a un più sviluppato senso dell’orientamento.

Da qui hanno preso dunque spunto gli approfondimenti sulle virtù placa-ansia del miele, portando a risultati di tutto interesse.

Nicola Starkey, sostiene che

 

  “le diete arricchite di miele possono essere benefiche nel ridurre l’ansia e nel migliorare le capacità mnemoniche, a rischio durante l’invecchiamento”.

 

dalla medicina popolare,  eccovi la  ” cura del miele ” che può essere fatta da tutti ed in special modo dalle persone adulte, che soffrono di disturbi nervosi di origine varia.

La medicina popolare ne garantisce i  risultati, specie se viene ripetuta, ( con un intervallo di due o tre settimane, tra un ciclo e l’altro) rispettando le norme dietetiche.

In  realtà è una terapia disintossicante a carattere generale, ciclica, della durata di 10 settimane.

Durante la cura non si deve

ne  fumare,

né bere bevande alcoliche, birra, coca cola, soda, bibite gassate, vino nuovo,

Mangiare poca carne (carne di maiale, niente, né grassi di maiale),

abbondante verdura fresca,

niente aceto,

né sottaceti;  

utilizzare  sale marino.

” Cura del Miele “

comprate

 50 gr. di camomilla fiori,

 50 gr. di achillea;

miscelate assieme le due erbe medicinali, conservandole in un vasetto di vetro, chiuso;

 fate bollire un quarto e mezzo d’acqua, spegnete, aggiungete un cucchiaino abbondante, più un cucchiaino rasato, della miscela di erbe;

filtrate dopo 5 minuti; tenerla in un termos

alla tisana di un quarto e mezzo, così preparata, dovete aggiungere,ogni giorno,una piccola quantità di miele, che varia ogni settimana, secondo lo schema seguente:

1^ settimana: mezzo cucchiaino di miele, vale a dire un cucchiaino rasato;

2^ settimana: un cucchiaino abbondante di miele;

3^ settimana: un cucchiaino abbondante di miele, più uno rasato;

4^ 5^ 6^ 7^ settimana: due cucchiaini di miele;

8^ settimana: un cucchiaino abbondante, ed uno rasato;

9^ settimana: un cucchiaino di miele;

10^ settimana: un cucchiaino rasato.

Il miele va aggiunto a tisana tiepida, bisogna berla in questo modo :

mezzo quarto :

mezz’ora prima di colazione

mezz’ora prima di pranzo

mezz’ora prima di cena

 

 

Altri sudi confermano che il miele 

è un ottimo cardiotonico, infatti  è molto utile al cuore in quanto lo tiene

in buona forma,

lo aiuta a superare stati di malattia.

Una nota molto importante,  che il miele deve essere assunto sempre e soltanto sciolto in acqua bollita, e fatta raffreddare affinché non perda le sue proprietà farmacologiche, in questo modo può essere assunto anche da chi ha valori di glicemia fino a 200, anzi con il tempo produrrà effetti benefici, in quanto stimola l’attività insulinica delle isole pancreatiche del Langerhans, ( per i diabetici non più di due cucchiaini al giorno)

ed ancora è utile nelle :

Nevrosi cardiache,

cardiopalmo di natura psicosomatica,

palpitazioni ansiogene.

Nb :

presenti suggerimenti non sostituisco ne annullano atto medico

 

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